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Affari nostri

Se ci trattano come bambini

di

Serena Tinari

Uno spettro si aggira per il pianeta. L’infantilizzazione a colpi di decreto, conferenze stampa e articoli di giornale. Intendiamoci, da sempre in taluni affari − metti ad esempio quelli di salute pubblica − chi ci governa semplifica il messaggio. Questione di parlare a un pubblico vasto, non necessariamente colto. La stessa dinamica è gioia e dolore del giornalismo. Scrivi per tutti e per tutte, devi farti capire. Tuttavia salta agli occhi che in questi bizzarri tempi che ci tocca attraversare l’infantilizzazione stia diventando pane quotidiano. Pane amaro, mi tocca specificare. Chiunque abbia avuto figli o abbia nipotini, conosce l’arte del mestiere. Combina minaccia e promessa, sottili manovre psicologiche che alternano regalie e privazioni. Fra governanti e governati, l’equilibrio è sottile. Applicata con eleganza e discrezione, la dinamica in fondo è normale e persino banale. Laddove si esagera, tocca porsi la domanda di che tipo sia di società e sistema politico.

 

Non serve scomodare uno storico, né un antropologo per capire che il troppo è un campanello d’allarme. Dove finisce la democrazia e dove cominciano regimi solo apparentemente democratici? Mi sono chiesta spesso in questi tre anni dove sia sensato collocare oggi quei confini. Qual è la differenza fra fare il giornalista ed essere lo stenografo dei poteri forti. E quale la linea rossa da non superare quando siedi ai vertici della classe governante? Per rifarsi alla metafora della genitorialità, le minacce che non puoi mettere in atto sono controproducenti. Le bugie hanno le gambe corte. Le caramelle vanno dosate con maestria, altrimenti perdono il loro potere magico. E la formula del consenso resta la più efficace. Puoi arrivarci con un pizzico di manipolazione, quel “va bene per te?” quando sei tu a decidere, o quel “grazie!” passivo-aggressivo che è tipico del dirigente che dà un ordine al sottoposto. Il ringraziamento serve solo a farti chiudere il becco. Mentre obbedisci.

 

L’infantilizzazione ha toccato livelli inediti nella gestione della comunicazione di massa ai tempi del Covid. Con risultati poco felici. Vedi alla voce signora che nuota al largo con la mascherina o il celebre spettacolo del trentenne che guida solo in auto, mascherato e con i guanti di lattice. Perché se mi tratti da bambino, finirò per comportarmi in maniera irrazionale. Con la crisi energetica sembra di rivedere un vecchio film al rallentatore. Ho passato i cinquant’anni e sentirmi dire che potrei fare la doccia insieme al marito mi urta e mi imbarazza. Almeno l’intimità domestica me la volete lasciare? E poi, il solito caos giornalistico. Una risposta in conferenza stampa ha provocato ondate persino all’estero. Fra i testi in consultazione si ventilerebbe la possibilità di controllare, e nel caso multare, chi non obbedisse al diktat di abbassare i termosifoni, spegnere le saune, e via regolamentando. Un buontempone ha fatto un manifesto, falso e satirico. Denunciate il vicino se non obbedisce!

 

Dato che ormai la realtà supera la fiction, ci sono cascati in tanti. La Fedpol, con scarso senso dell’umorismo, ha aperto un’inchiesta. Intanto nel Regno Unito il governo suggerisce il coprifuoco, con chiusura anticipata dei locali pubblici. Mentre i consumatori vivono nel terrore degli aumenti e si preparano a obbedire da bimbi ben disciplinati, governanti e teste coronate volano col jet al funerale di una regina. Anche in Italia se ne vedono delle belle. Mandati in pensione i televirologi, alcuni dei quali riciclati in politica, assistiamo alla trasformazione dei cuochi in esperti di risparmio energetico. I bambini, in effetti, cucinano la pasta con i fornelli spenti.

Pubblicato

Giovedì 29 Settembre 2022

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