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Se arrivano Aldi e Lidl

di

Maria Pirisi
Veloci, voraci come locuste, le multinazionali del discount Lidl ed Aldi hanno ormai conquistato il mercato europeo della vendita al dettaglio. E già si avvistano le tracce di un loro prossimo insediamento in Svizzera. Sviluppatesi nel giro di qualche decennio, sono riuscite ad imporre la loro leadership offrendo prodotti a prezzi stracciati e facendo terra bruciata dei diritti dei loro lavoratori. Nemici ma con gli stessi obiettivi, i due colossi impiantano i loro supermercati in capannoni industriali abbandonati alla periferia della città dove stipano i loro prodotti, senza marca, per lo più rimanenze di magazzino acquistati da grossi distributori o produttori (come denuncia il nostro servizio a pag. 3). La spinta propulsiva della loro fortuna gli è arrivata dalla Germania dell’Est dove, dopo la caduta del muro di Berlino, hanno trovato una sterminata clientela affamata di beni di consumo ma povera in canna. Quegli scarti di magazzino alla portata delle loro tasche sono stati accolti come l’atteso accesso al mondo del benessere e del consumo cosicché le filiali della Lidl e dell’Aldi, ovunque apparissero, venivano prese d’assalto. Ora i due giganti sono di casa un po’ in tutt’Europa, dove insieme alla loro merce impongono la loro spietata “filosofia aziendale” che ha i suoi punti cardine nello sfruttamento selvaggio dei propri impiegati, nell’elusione dei diritti e nel mobbing. Già in più di un’occasione area ha puntato i fari sulle condizioni lavorative a cui è costretto il personale delle due multinazionali, condizioni da era pre-sindacale. E in un periodo di recessione, in cui il lavoro scarseggia, Lidl e Aldi hanno gioco facile, non solo nei paesi più poveri. Il fatto che ambedue stiano mettendo piede in Svizzera, la dice lunga sull’impoverimento dilagante di taluni strati sociali della popolazione elvetica. Tanto che nei prossimi anni Aldi prevede di aprire una sessantina di filiali e Lidl un’ottantina, il che significa che le due multinazionali hanno individuato nel nostro paese un bacino bello ampio di potenziali clienti. Imporre delle regole rispettose dei diritti dei lavoratori a questi cavalli di Troia, scardinatori dello stato di diritto dei lavoratori, non sarà facile. In Svizzera a rallentare la loro avanzata per il momento sono le norme pianificatorie. Rallentare appunto ma non bloccare. Quanto poi alla denuncia dei loro soprusi, le due multinazionali hanno di che imbavagliare i mezzi d’informazione col ricatto pubblicitario. È accaduto in Germania con la “Süddeutsche Zeitung” (giornale di Monaco di Baviera) che, dopo aver pubblicato un articolo sulle terribili condizioni di lavoro dei dipendenti dell’Aldi, si è visto sospendere le inserzioni pubblicitarie. Il silenzio è facile da comprare: è solo una questione di cifre.

Pubblicato

Venerdì 24 Settembre 2004

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