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Scuole, va messa una pezza

di

Stefano Guerra
Lavoro extra in queste settimane per i servizi del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs). I funzionari del Decs si stanno arrovellando per capire come mettere una pezza alla situazione venutasi a creare con l’approvazione da parte del Gran Consiglio del decreto “blocca-sussidi” che una poco accorta maggioranza della Commissione della gestione aveva modificato in modo tale da renderlo inapplicabile. Inapplicabile a meno di impedire per l’anno scolastico 2006-2007 l’istituzione di nuove sezioni di scuola elementare e di scuola dell’infanzia. Una sorta di moratoria di fatto, che farebbe lievitare il numero di allievi per classe oltre il limite legale di 25. Lo scenario inquieta la neocostituita associazione “Sos sanità, socialità, scuola” promotrice di un referendum contro il decreto. Gabriele Gendotti, però, rassicura: confortato da una tendenza a un leggero calo delle sezioni, il direttore del Decs afferma che una soluzione dovrebbe essere trovata «già nelle prossime settimane». Con il decreto legislativo “blocca-sussidi”, il Consiglio di Stato voleva contenere l’incremento delle spese per contributi erogati a enti terzi che svolgono compiti di utilità pubblica (Ente ospedaliero, Usi, Supsi, case anziani, servizi di aiuto domiciliare, istituti per invalidi, antenne per tossicodipendenti, ecc., ma anche comuni e consorzi) entro limiti che non superassero gli importi di preventivo 2005, aumentati dello 0,5 per cento annuo per il 2006 e il 2007. L’ammontare dei sussidi verrebbe ridotto rispetto al Piano finanziario di 14,2 milioni di franchi nel 2006 e di 25,1 milioni nel 2007. In Commissione della gestione Plrt e Ppd hanno corretto il tiro. Hanno aperto uno spiraglio a un congelamento a medio-lungo termine dei sussidi stabilendo che il “tetto” dello 0,5 varrà “solo” per il 2006, ma che per il 2007 si trasformerà in «obiettivo di pianificazione finanziaria (...) entro una conforme pianificazione a più lungo termine». E hanno evitato un ulteriore riversamento di oneri sugli enti locali inserendo un capoverso 3 che in pratica fissa un “tetto” dello 0,5 per cento anche alla crescita della spesa sopportata dai comuni nei casi in cui questi ultimi partecipano al costo tramite una ripartizione con il Cantone (è il caso, ad esempio, delle scuole comunali, delle case anziani e dei servizi di cura a domicilio). È questo capoverso 3 – che invano i deputati socialisti prima e lo stesso Gabriele Gendotti a nome del governo poi avevano tentato di bloccare segnalandone l’inapplicabilità – a creare grattacapi ai funzionari del Decs. Nel caso in cui dovesse rendersi necessaria la creazione di una sezione supplementare di scuola elementare (Se) o di scuola dell’infanzia (Si) a partire dall’anno scolastico 2006-2007, sia il cantone che i comuni si ritroverebbero infatti con le mani legate, impossibilitati a finanziarla per non sfondare il “tetto” dello 0,5 per cento. Niente sezioni in più dunque? Aumento di allievi per classe oltre il limite legale di 25? È quanto pensa il socialista Francesco “Cick” Cavalli: «Al comune non sarà consentito di creare una nuova sezione (l’autorizzazione spetta al Cantone), né con né senza sussidio, per non intaccare il famoso +0,5 per cento. E allora la conseguenza è evidente: niente sezione in più e classi con numero di allievi superiore, magari di parecchio, al 25 fissato dalla legge. E a rigor di logica non sarà consentito nemmeno il docente d’appoggio. In conclusione, a farne le spese saranno quindi i docenti che si troveranno ad operare in situazioni sempre più precarie, e di conseguenza anche gli allievi e le loro famiglie». «Durante i dibattiti sul preventivo 2004 – osserva Cavalli – era stato detto molto chiaramente che l’aumento del numero degli allievi per classe era escluso; ora lo si contrabbanda per via indiretta. E con questo decreto viene aggirato il risultato del referendum del 16 maggio 2004, quando il popolo indicò chiaramente che i sussidi per le scuole comunali non si toccano». Per Gabriele Gendotti si tratta di timori infondati: «È assurdo. La legge è chiara: il numero di allievi per classe non può essere superiore a 25», dichiara il direttore del Decs. Secondo la pianificazione pluriennale degli ordinamenti gestita dall’Ufficio delle scuole comunali, il prossimo anno sarebbero nove i comuni teoricamente “a rischio” perché – in controtendenza rispetto all’andamento complessivo del numero di sezioni nel cantone (vedi box) – costretti ad istituire una sezione supplementare della Se per restare al di sotto del limite legale di 25 allievi per classe: tre nel quinto circondario (Vezia, Ponte Capriasca e Massagno), due nel primo (Balerna e Stabio) e uno ciascuno nell’ottavo (Sementina), nel terzo (Taverne-Torricella) e nel sesto (Cugnasco-Gerra Verzasca). Teoricamente con le mani legate potrebbero ritrovarsi anche gli istituti ai quali quest’anno il Decs ha concesso una deroga per eccedere il limite legale di 25 allievi per classe (Monte Carasso, per una seconda di 26 allievi; Valcolla, per una pluriclasse di 26; Intragna-Cavigliano, per una quinta di 26 che però è in uscita; Giornico, per una sezione della Si di 26) e quelli che navigano attorno a tale limite (una ventina di sezioni della Se con 25 allievi e 32 sezioni della Se con 24, alle quali vanno tolte una quindicina di quinte classi in uscita che non costituiranno più un problema il prossimo anno). I comuni potenzialmente a rischio devono preoccuparsi? «Credo di no», risponde Gabriele Gendotti. I servizi del suo dipartimento stanno lavorando a «un correttivo» che, pur attenuando gli effetti del decreto “blocca-sussidi”, va oltre lo stesso. Si tratta in sostanza di ridefinire i criteri di sussidiamento dei comuni in ambito scolastico tenendo «maggiormente in considerazione la forza finanziaria dei singoli comuni». L’idea è di «non penalizzare i piccoli comuni che hanno avuto aumenti di classi (anche se di regola questi sono in tendenza calante)», e di chiamare alla cassa invece quelli «che hanno i mezzi per non intaccare la qualità della scuola», spiega Gendotti. Il direttore del Decs conta di presentare una modifica di legge in Gran Consiglio «nelle prossime settimane, in ogni caso prima del voto sul preventivo 2006 [in dicembre, ndr]». Sezioni in calo, ma non dappertutto I dati degli ultimi quattro anni «suggeriscono nel complesso una tendenza verso un leggero calo per la scuola elementare [Se] e una stabilità per la scuola dell’infanzia [Si]», spiega il capo dell’Ufficio scuole comunali del Decs Mirko Guzzi. Nell’anno scolastico 2005-2006 sono state istituite 1’185 sezioni: 387 della Si, 798 della Se. Stabile rispetto all’anno precedente il numero di sezioni della scuola dell’infanzia (387); in calo di due (798), conformemente alla tendenza che appunto si va delineando da anni, quello delle sezioni di scuole elementari. «In futuro ci aspettiamo un calo complessivo anche delle sezioni della Si, ma il fatto che la “perdita” degli allievi più grandi sia subito compensato dall’entrata di bambini più piccoli fa sì che la curva scende meno velocemente di quella riguardante la Se», osserva Guzzi. La tendenza al calo, però, non è uniforme. L’evoluzione demografica della popolazione scolastica in età della Si e Se è assai eterogenea: «La diminuzione la riscontriamo nelle zone periferiche del cantone, nelle valli, mentre in quelle urbane e semiurbane registriamo una stabilità e in alcuni casi addirittura un aumento». In base ai dati del 2000, una sezione della Se costa in media 246 mila franchi, 22 mila in più di una della Si. Cifre «leggermente cresciute» da allora, rileva Guzzi. Per ogni sezione il Cantone sussidia solo lo stipendio lordo del docente in una misura variabile tra il 30 e il 90 per cento, a dipendenza della forza finanziaria dei comuni. Nel 2004 il Cantone ha versato ai comuni sussidi per 54 milioni di franchi.

Pubblicato

Mercoledì 14 Settembre 2005

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