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Scuola: lezione di uno sciopero

di

Maria Pirisi
Stefano Guerra
Sotto il plumbeo cielo novembrino, la scuola ribolle. Oratorio di Balerna, ore 8: lezione di sciopero. Un mercoledì così, docenti e genitori non ricordano di averlo mai vissuto. Il grande sciopero scolastico che ha investito tutto il Cantone è un avvenimento nuovo, tanto da ridisegnare il significato della parola stessa. Assemblee, riunioni, proiezioni, attività e discussioni nei corridoi e in “sala docenti” fanno capire che “sciopero” mercoledì scorso non ha significato per docenti e allievi “incrociare le braccia” ma “rimboccarsi le maniche”. Ben 54 istituti scolastici hanno aderito, per un totale di tremila docenti, più un centinaio fra il personale scolastico. Altro che giorno di riposo: anche gli insegnanti non di servizio erano mobilitati in sede. “Nessun dorma”, sembra essere stata la parola d’ordine. Ovunque c’è un clima pacato, animato da un brulichio fecondo, come di un enorme laboratorio culturale. Ciò che tentiamo di raccontarvi è quanto si è mosso, fotografie di fermenti registrati in alcuni centri del Mendrisiotto (Balerna, Riva S.Vitale, Stabio, Chiasso e Mendrisio) nel corso della mattinata (dalle 8 alle 11. 30) seguendo da vicino il lavoro di sensibilizzazione portato avanti da Mario Biscossa, insegnante da 33 anni (materie: storia e geografia) e presidente del Vpod docenti. Tutti si avvicinano a Biscossa con un atteggiamento di grande affabilità: un segnale che molti sono consapevoli di quanto la nostra “guida” conosca a fondo il mondo che oggi difende con i colleghi. Ma è la sua disponibilità all’ascolto che apre intorno a lui la voglia di dialogo. «Sono anche genitore di un ragazzo – ci dice – che frequenta le scuole medie superiori e questo mi permette di condividere anche le preoccupazioni dei genitori, di comprenderle, di avere una visione non univoca dei problemi». Si parte: prima tappa Balerna, dove nella grande sala dell’Oratorio Biscossa illustra le disastrose conseguenze dei tagli. La partecipazione è totale del corpo insegnante della Scuola media e anche un gruppo di genitori è presente. Per gli allievi, quelle cifre e tabelle non sono facili da recepire e sono comprensibili i loro momenti di distrazione. Un ragazzino di seconda media, complice il buio, si fa coraggio e chiede in un bisbiglio «Maestra, cos’è un deficit?». Non tutto è comprensibile per i ragazzi: Biscossa spiega allora con un esempio semplice che gli aumenti per il settore scolastico di cui parla il ministro Gendotti in realtà sono illusori: «prima per cinque alunni c’erano cinque caramelle, ora gli alunni sono dieci e ci sono solo sette caramelle a disposizione». Applauso: anche i tagli si possono spiegare ai piccoli. L’assemblea è finita ma alcuni genitori ed insegnanti continuano la discussione. Mentre noi c’incamminiamo verso la sede della Scuola media di Balerna, un genitore commenta con il docente-sindacalista Biscossa i ruoli plurimi che l’insegnante deve rivestire per adempiere al suo servizio. «Le difficoltà si moltiplicano – gli spiega la nostra guida –: problemi d’integrazione (la scuola ticinese è tra le scuole che integra di più in Svizzera), caratteriali, primi approcci con la tossicodipendenza di alcuni allievi e problemi di carattere familiare. Un onere gravoso che finora ci siamo sobbarcati al limite delle nostre energie, ma la corda è stata tirata troppo ed ora si è spezzata». Ore 9.15, partenza direzione Sme di Riva San Vitale. Il clima che si respira è lo stesso: una grande pacatezza ed un profondo impegno. Arriviamo ad assemblea terminata ma ancora nei corridoi girano i docenti non in servizio, che continuano a parlare fra loro. C’è una soddisfazione palpabile nell’aria. «I genitori ci sostengono – testimonia un docente di musica – e sono sicuro fra loro e gli insegnanti stia maturando una nuova solidarietà. Eppure non riesco a non essere pessimista riguardo il nostro futuro: temo che finita la mobilitazione il Governo faccia passare comunque i tagli». Mario Biscossa ascolta e sorridendo ribadisce che di fronte a cotanta partecipazione, l’ottimismo è invece giustificato. «Nei miei 33 anni di docenza – commenta Biscossa – è mutata la mia percezione del rapporto con i genitori. Diversi miei allievi di quand’ero poco più che ventenne, oggi sono a loro volta genitori dei miei attuali allievi. Nel corso del tempo questo legame si è fortificato, sia noi che loro siamo maturati e abbiamo una consapevolezza maggiore dell’importanza del ruolo della scuola. Lo sciopero di oggi è l’espressione naturale di questa avvenuta presa di coscienza». Sciopero: una parola da rispettare e non da abusare, sottolinea Biscossa. «Come sindacalista – ricorda – in taluni casi ho frenato chi tra i docenti voleva proporlo perché sono convinto che lo sciopero nella scuola ha senso se è un segnale forte condiviso dalla popolazione». Ore 9.50, siamo nella Sme di Stabio. Qui si cerca di capire il senso delle lotte sindacali e il mondo dell’insegnamento attraverso il cinema. In due aule diverse, si proiettano “Bread and Roses” di Ken Loach e “Non uno di meno” di Zhang Yimou. «Abbiamo voluto così spiegare – ci spiega l’insegnante Rezio Sisini – il nostro sciopero bianco attraverso la cultura cinematografica. Mi ha colpito l’interesse dei ragazzi alla tematica dei tagli. Sono consapevoli delle difficoltà a cui stiamo andando incontro». Il giro con la nostra “guida” continua. Alle 10.15 siamo alla Sme di Chiasso. I commenti echeggiano quelli raccolti finora. Semplicemente tutto è andato bene e l’assemblea è stata un successo. «Questo sciopero – riporta il docente di scienze entusiasta – ha avuto il grande merito di smuovere e consolidare i rapporti fra genitori e docenti». Un merito riscontrabile anche al Liceo di Mendrisio dove, ultima tappa, alle 10.40 è in corso un’affollatissima assemblea: la maggior parte degli studenti hanno deciso di restare in sede per solidarietà ai propri docenti, ma una discreta rappresentanza si è recata a Bellinzona. Le parole del direttore Gianni Rütsch sono di ammirazione per quanto sta succedendo: «Gli studenti – commenta con Biscossa – stanno dando un segnale di grande maturità e lo dimostrano i loro interventi puntuali e competenti». Anche qui c’è un gruppo di genitori e fra loro il pretore di Mendrisio Enrico Pusterla che suscita una risata generale quando afferma di essere lì non solo per solidarietà verso i docenti ma anche per «far arrabbiare mio figlio». Sono segnali di una nuova complicità sgorgata da questo lavorare insieme per difendere quello che per tutti è un patrimonio che rischia di essere defraudato: la scuola. Siamo ormai sulla via del ritorno e un piccolo bilancio viene spontaneo. «C’è stata una grande mobilitazione: questo significa che l’opera di sensibilizzazione ha avuto successo. Ora si tratta di raggiungere il grande obiettivo finale: il ritiro dei tagli da parte del Governo». E mentre guida, il docente sindacalista pensa al discorso che farà alla manifestazione del pomeriggio (vedasi articolo sotto). Cosa dirà? «Stiamo assistendo alla mobilitazione – riflette – della società civile che chiede al mondo politico di cambiare strada, perché la via proposta dal Governo ci conduce ad un pericolosissimo vicolo cieco. A questo punto non ci resta che sperare che la classe politica abbia capito l’importanza e il perché delle nostre battaglia. Se così non fosse, ritorneremo a spiegargliele». Docenti, allievi e genitori assieme di Stefano Guerra Docenti, studenti, genitori, tutti assieme contro le misure di risparmio che nel 2004 si abbatteranno sulla scuola pubblica. Cinquemila persone (la cifra è del sindacato Vpod che unitamente all’Ocst aveva indetto lo sciopero) hanno sfilato mercoledì pomeriggio a Bellinzona per rivendicare un’educazione di qualità e per ripudiare i tagli messi in cantiere dal Consiglio di Stato. Dal piazzale della Scuola cantonale di commercio fino a Piazza Governo hanno innalzato striscioni e urlato slogan (“Gendotti in miniera, Masoni in galera”) in una giornata di sciopero senza precedenti nella storia dell’educazione pubblica in Ticino. A confluire nella piazza antistante la sede del governo sono stati soprattutto docenti e allievi delle scuole medie superiori che hanno tappezzato il Palazzo delle Orsoline con striscioni che annunciavano: “Non facciamoci tagliare fuori”; “Ci tagliate la scuola vi tagliamo la gola”; “Il futuro è nelle nostre mani”; “La buona istruzione è un diritto: difendiamolo”. Ma c’erano anche parecchi genitori, a dimostrazione del fatto che il fronte della protesta contro i tagli nel settore scolastico è ampio. «È stata una protesta scolastica più che una protesta dei docenti» dice David Bernasconi del Sindacato indipendente studenti e apprendisti (Sisa) aggiungendo che «questo asse che lega varie anime politiche e sindacali è il modo migliore per far capire che il preventivo 2004 non va». Una parte degli studenti scesi in piazza nel pomeriggio aveva raggiunto Bellinzona già a metà mattinata. Fra i 300 e i 500 allievi delle scuole medie superiori di Locarno e del Sottoceneri sono arrivati con due treni regionali attorno alle 10 alla stazione Ffs della capitale. L’atrio della stazione ferroviaria era stato scelto dal Sisa e dal Collettivo studentesco ticinese (Cst) quale punto di partenza di una protesta studentesca indipendente da – ma solidale con – quella organizzata nelle sedi scolastiche di tutto il Cantone dai docenti (vedasi articolo sopra). Il corteo ha puntato su Piazza del Sole dove, al ritmo delle percussioni e al riparo della murata di Castelgrande colorata da alcuni striscioni (“Contro i tagli senza se e senza ma”; “Non privateci dei nostri diritti”; “Oggi sciopero!”), gli studenti si sono organizzati non senza fatica in una decina di gruppi di lavoro che hanno occupato gli angoli di Piazza del Sole, la scalinata della chiesa della Collegiata e Piazza Governo. Lo spazio di un’ora e mezzo, fino al pranzo in comune alla Scuola cantonale di commercio, il centro di Bellinzona si è così trasformato in palcoscenico di appassionate quanto confuse discussioni sul futuro della scuola pubblica. Pochi gli allievi a zonzo, molti quelli impegnati nella preparazione degli striscioni per la manifestazione del pomeriggio e in vivaci (salvo poche eccezioni) scambi di opinioni sui tagli del preventivo 2004, sull’urgenza di “un’altra scuola possibile”, sull’interdisciplinarietà, sulla “scuola libertaria”, su “scuola e libertà di partecipazione”. «Tutti possono fare domande, dire la loro» osserva Valentina Zeli, studentessa del Liceo di Lugano 1 e responsabile del gruppo di lavoro “tagli” che invece di restare in Piazza del Sole come previsto in un primo tempo ha voluto andare a discutere «sotto le finestre del governo». Parte delle domande e delle opinioni dei partecipanti al “suo” gruppo di lavoro vertevano sulla qualità della relazione docente-allievo sulla quale peserà inevitabilmente quell’ora settimanale in più a parità di stipendio che il governo ha inserito fra le misure di risparmio del preventivo 2004: «I docenti sono sempre più oberati di lavoro e alle medie spesso sono chiamati ad essere anche psicologi» dice Valentina Zeli che rifiuta la presunzione di inoperosità addossata al corpo docente: «secondo me danno già il massimo, lavorano molto, e – nel caso degli incaricati – senza la tranquillità necessaria per far bene il loro lavoro». Sono le 11.40, i “workshops” stanno finendo. Tutti alla Commercio per il pranzo in comune. Poi, il pomeriggio, di nuovo in piazza. Questa volta, studenti, docenti e genitori tutti assieme.

Pubblicato

Venerdì 14 Novembre 2003

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