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Schauspielhaus, si va in scena

di

Silvano De Pietro
Non capita tutti i giorni uno sciopero a teatro... E quello dello Schauspielhaus (teatro di prosa) di Zurigo è stato proprio una rarità. In un certo senso è come se fosse andata in scena una “prima”, anche se non si trattava di una pièce teatrale. E manco a farlo apposta, pur senza voler insistere su questo parallelismo, l’agitazione sindacale ha finito realmente per assumere qualche aspetto del dramma classico, con il fatalismo di un conflitto a cui si è costretti, la tensione in crescendo, la volontà di continuare la lotta per una questione di dignità, l’apparente mancanza di uno sbocco, la soluzione improvvisa anche se sempre attesa, la liberazione finale delle emozioni. Proclamare la fine dello sciopero e la sospirata ripresa del lavoro come ritorno alla normalità, diventa perciò un momento di sfogo della tensione accumulata. Qualcuno, in effetti, ha pianto. Sabato 28 gennaio, dopo quattro giorni di sospensione del lavoro tra manifestazioni di solidarietà, speranze altalenanti, critiche non sempre benevoli e molta tensione, i 150 lavoratori appartenenti al personale tecnico dello Schauspielhaus decidevano poco prima di mezzanotte la fine dello sciopero. L’accordo intervenuto tra il sindacato Unia e la direzione del teatro era articolato in 13 punti, che avrebbero costituito la base del negoziato da avviare subito il lunedì seguente. I dettagli del compromesso non sono stati rivelati ai giornalisti, ma i mass media hanno raccolto voci finalmente di soddisfazione. Il direttore amministrativo del teatro, Marc Baumann, dava il conflitto per «risolto al 99 per cento». Ed il segretario della sezione Unia di Zurigo, Roman Burger, dichiarava: «Siamo semplicemente felici che sia stata trovata una soluzione senza riduzioni salariali. Non vi sono né vincitori, né vinti». Il giorno seguente, un comunicato di Unia precisava che erano stati concordati i punti di riferimento per un nuovo sistema salariale «senza riduzione a freddo» delle retribuzioni. Come ciò sia stato possibile in modo che tutte le parti coinvolte (il Municipio della città, la direzione del teatro, il sindacato) si dichiarassero soddisfatte dell’intesa, non è stato detto. I dettagli dell’accordo di sabato scorso, come le conclusioni finali del negoziato che ne è seguito, saranno resi noti non prima di venerdì 3 febbraio. Di sicuro c’è che una delegazione degli scioperanti, guidata dal co-presidente di Unia, Vasco Pedrina, ha avuto sabato un incontro durato cinque ore con il sindaco di Zurigo Elmar Ledergerber. Come si ricorderà, il sindaco Ledergerber è vicepresidente del consiglio d’amministrazione dello Schauspielhaus, di cui è membro anche il consigliere di stato socialista Markus Notter. Ledergerber e Notter erano stati delegati a prendere contatto con gli scioperanti e con Unia. Questo loro intervento era giustificato sotto diversi punti di vista. Lo Schauspielhaus è un’istituzione culturale sovvenzionata dalle casse pubbliche, in primo luogo della città di Zurigo. Per questo motivo il consiglio municipale aveva preteso dalla direzione del teatro che applicasse ai suoi dipendenti il regolamento salariale per gli impiegati comunali: un’ingiustizia, se si ammette che un pittore di scena non può essere considerato come un imbianchino comunale, e visto che le maestranze dell’Opernhaus (il teatro dell’opera) sono pagate meglio delle stesse impiegate allo Schauspielhaus. Dunque, era giocoforza che a sbrogliare la matassa fossero chiamati i rappresentanti della città e del cantone in seno al consiglio d’amministrazione del teatro. Inoltre, Ledergerber era in debito di chiarimento con gli scioperanti, visto che nei mesi scorsi non era stato molto trasparente nei loro confronti, e dato che ormai l’opinione pubblica (il “Tages-Anzeiger”, per esempio) chiedeva ad alta voce il suo intervento. Markus Notter, dal canto suo, aveva già lanciato nei giorni precedenti segnali positivi nei confronti dei lavoratori in sciopero. Perciò il suo ruolo dev’essere stato importante, forse fondamentale, nel superamento dei limiti imposti dallo «stretto margine finanziario» ancora a disposizione. Ma con molta probabilità la situazione si è potuta sbloccare per un altro motivo. Che il direttore artistico dello Schauspielhaus, Matthias Hartmann, non avesse trovato una buona sintonia con il personale tecnico, non è un mistero. Dopo le agitazioni dell’estate scorsa, Hartmann s’era innervosito, aveva contattato personalmente i collaboratori per far pressione su ciascuno di loro, ed aveva usato in un’intervista un linguaggio insultante nei confronti di un sindacalista. Per superare anche queste insofferenze personali, il consiglio d’amministrazione ha affidato al direttore amministrativo Baumann il compito di curare le relazioni con il personale tecnico. Una soluzione che deve aver facilitato notevolmente l’intesa. Il sollievo è stato in effetti notevole. Già il venerdì i 150 lavoratori in sciopero avevano promesso che avrebbero comunque reso possibile la rappresentazione del “Peter Pan” per i bambini, in programma la domenica pomeriggio. E sono stati ben felici di poter annunciare la ripresa del lavoro. L’opinione pubblica di Zurigo ha generalmente mostrato simpatia per gli scioperanti, anche perché questi hanno insistito molto sul fatto di protestare non soltanto «contro la riduzione a freddo» dei salari, ma soprattutto «per un trattamento rispettoso». Insomma, hanno chiesto più rispetto; e questo è stato capito anche dal pubblico che aveva prenotato i biglietti per gli spettacoli saltati a causa dello sciopero. Hanno forse capito di meno la situazione quei mass media che hanno sposato, in modo quasi pregiudiziale, la tesi della direzione del teatro, sostenendo che i lavoratori facevano comunque male a scioperare perché così danneggiavano l’immagine e il prestigio dello Schauspielhaus. Chi ha capito di più le vere ragioni di questo conflitto, sono però stati i colleghi degli scioperanti, le maestranze dei teatri di Basilea e di San Gallo, che hanno espresso loro piena solidarietà. E l’ha fatto persino il personale tecnico del teatro di Bochum, in Germania, dove è stato direttore Matthias Hartmann. Si vede che lì ne sanno qualcosa del «trattamento rispettoso» chiesto a Zurigo. Dopo i conflitti l’ora della ragione Il conflitto salariale allo Schauspielhaus si è trascinato sin da luglio del 2004, quando la direzione del teatro riconosceva che il suo personale tecnico non era pagato adeguatamente. Aveva quindi accettato che il sindacato Unia elaborasse e proponesse un regolamento salariale, che sarebbe dovuto entrare in vigore nel febbraio del 2005. Dopo una serie di accettazioni, ritrattazioni, riesami e promesse, nell’estate scorsa la situazione era ancora quella di partenza. Il personale, ovviamente deluso, era entrato in agitazione. Per attirare l’attenzione dei mass media, il 13 settembre i lavoratori consegnavano al sindaco, il socialista Elmar Ledergerber, vicepresidente del consiglio d’amministrazione del teatro, un grande biglietto d’ingresso recante le firme di tutti i dipendenti, con l’evidente messaggio che una corretta politica salariale è il biglietto d’entrata per una delle più alte istituzioni culturali di Zurigo. Ledergerber non aveva gradito ed aveva pronunciato parole d’ammonimento verso il personale del teatro. A sua volta, anche la direzione s’innervosiva e faceva pressioni sui dipendenti. Il conflitto doveva comporsi il 30 novembre con l’intesa, raggiunta davanti all’Ufficio di conciliazione, in base alla quale lo Schauspielhaus ed Unia avrebbero dovuto concordare il nuovo regolamento salariale e farlo entrare in vigore entro fine febbraio 2006. Ma all’inizio di gennaio la direzione annunciava di aver deciso l’adozione della normativa salariale prevista per gli impiegati comunali di Zurigo. In tal modo le maestranze del teatro si vedevano applicare tagli dal 2,6 fino all’8,8 per cento, vale a dire una perdita da 10 a 40 mila franchi nei prossimi 5-6 anni. Questo venir meno alle promesse ha offeso i dipendenti del teatro, che si sono sentiti presi in giro. Mercoledì 25, quando è iniziato lo sciopero, le posizioni erano rigide. Giovedì sera, il consigliere di stato Markus Notter, che è nel consiglio d’amministrazione dello Schauspielhaus per conto del governo cantonale, aveva aperto uno spiraglio parlando di «vie per venir fuori da questa situazione», pur aggiungendo che rimane un «margine molto stretto» per trattare. La soluzione veniva poi trovata nel corso della giornata di sabato, quando finalmente Ledergerber e Notter prendevano in mano la situazione ed aprivano una trattativa con gli scioperanti.

Pubblicato

Venerdì 3 Febbraio 2006

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