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Scacco alle pedine dell'Udc

di

Silvano De Pietro
Ma in definitiva, questo complotto c'è o non c'è? E chi complotta contro chi? Nei giorni scorsi si sono sentite e lette tesi contrapposte, capovolgimenti di fronti e di accuse, in un groviglio nel quale è oggettivamente difficile districarsi. È opportuno, quindi, provare a stabilire quali sono i punti fermi della vicenda che si possono dare per certi, e quali sono le domande ancora aperte a cui bisognerà dare una risposta.

Lo zurighese Christoph Mörgeli, consigliere nazionale Udc, ha cercato di dimostrare che le carte sequestrate all'ex banchiere Oskar Holenweger non provano il coinvolgimento del consigliere federale Christoph Blocher in un complotto per sbarazzarsi del procuratore generale Valentin Roschacher. Certo, quegli appunti vanno interpretati, e Mörgeli ha dato la sua interpretazione. Ma sta di fatto che Blocher voleva sbarazzarsi di Roschacher (lo provano i fatti: l'inchiesta amministrativa sul Procuratore generale, la generosa liquidazione accordatagli irregolarmente purché se ne andasse "spontaneamente", eccetera). Dunque, il sospetto di un complotto per denigrare Roschacher e indurlo alle dimissioni rimane intatto.
Tale sospetto è rafforzato principalmente dall'esistenza, tra le carte di Holenweger, di un elenco (che Mörgeli dice essere solo una lista di numeri di telefono) di 25 nomi "eccellenti". Si tratta di politici, giornalisti, avvocati, e personaggi vari (c'è anche il ticinese Peter Regli, ex capo dei servizi segreti), accanto ai quali è indicato un compito (tipo: informare qualcuno, o fare una verifica, o fare una dichiarazione). Se non è una "bufala" creata apposta, allora questa è una prova che qualcosa si stava tramando e che Blocher ne era stato informato.
La tesi del complotto è stata sollevata dall'Udc. La commissione della gestione del Consiglio nazionale (Cdg) non ha mai parlato di complotto. È invece un'ipotesi suggerita dalle carte di Holenweger, e che la Cdg deve ancora vagliare. Si è gridato al complotto perché, per un'indiscrezione, prima il Blick e poi il Tages-Anzeiger hanno pubblicato gli appunti e l'elenco di nomi sequestrati ad Holenweger, interpretandoli appunto come prove di un complotto. Ma soprattutto è stata l'Udc a convocare il 27 agosto una conferenza stampa per denunciare un presunto complotto politico per non rieleggere Blocher in Consiglio federale.
Una supposizione, quest'ultima, assolutamente ridicola: chi non vuole Blocher in governo lo va dicendo (e si va preparando) apertamente da tempo, compreso il presidente del Ppd, Christophe Darbellay. Ha dunque perfettamente ragione il consigliere federale radicale Pascal Couchepin, quando dichiara che è legittimo sperare che un consigliere federale non venga riconfermato: «Ma accusare chi esprime quest'idea di voler distruggere il Paese, dire che in caso di mancata rielezione vi sarà una catastrofe, è una cosa che ricorda il fascismo. (…) Nessuno, nemmeno il "Duce", è indispensabile per il benessere della Svizzera».
Lo stesso Blocher, con sospetto tempismo, ha convocato i giornalisti prima che la Cdg rendesse pubblico il suo rapporto e il Consiglio federale ne prendesse conoscenza, per dire che tale rapporto è «tendenzioso» e il complotto semmai è quello diretto contro di lui. In realtà, il rapporto della Cdg non parla di complotto né in un senso né nell'altro, ma muove a Blocher aspre critiche. Le accuse principali sono due. Una è l'aver superato le proprie competenze: gestire il rapporto di lavoro con il Pg è compito dell'intero Consiglio federale, non del solo ministro di giustizia. Ma la più grave è l'aver violato il principio della separazione dei poteri, tentando di intimorire e condizionare il Pg, anche d'intesa con il presidente della camera dei ricorsi presso il Tribunale penale federale, Emanuel Hochstrasser.
Questo giudice (peraltro già molto chiacchierato per i suoi rapporti "d'affari" con il finanziere Werner K. Rey, condannato per truffa e falsità in documenti) sarebbe quindi complice di Blocher nella violazione del principio della separazione dei poteri. E come Blocher, anche lui ritorce l'accusa contro la Cdg: interferendo in una sfera che non le compete, la commissione avrebbe violato la separazione dei poteri e quindi "fatto politica" (e che altro dovrebbe fare una commissione parlamentare?). Sta di fatto che su Hochstrasser ora indaga la commissione giudiziaria, e che ad occuparsi della separazione dei poteri si sta muovendo la commissione degli affari giuridici.
Anche Oskar Holenweger gioca a fare l'innocente e ribalta le accuse. Al suo avvocato ha fatto dire che quegli appunti e quella lista non sono carte di un complotto, ma un "promemoria" personale e non sistematico. Promemoria di che? E perché c'erano su quella lista molti nomi di persone che s'erano a suo tempo attivate contro Roschacher? A queste domande Holenweger non ha dato risposta. Ha però detto che se complotto c'è stato, allora i responsabili andrebbero cercati nella Procura generale e nella Polizia federale, che hanno dato le informazioni ai media. Da parte dell'ex banchiere, questo è un evidente tentativo d'intorbidare le acque, poiché restano aperte ancora due circostanze chiave. La prima: perché Holenweger s'è fatto fermare e perquisire dalla polizia tedesca a Stoccarda (e che l'abbia fatto intenzionalmente l'ha detto il portavoce del Landeskriminalamt del Baden-Württemberg)? La seconda: da dove vengono i documenti in possesso di Mörgeli e del settimanale Weltwoche (vicino all'Udc e a Blocher)?
Resta il fatto che la sottocommissione della Cdg che si occupa del caso ha dovuto prendere questi documenti non da internet (dove li ha diffusi la Weltwoche), ma dalla Procura generale che li ha ricevuti dalla Germania. È perciò ovvio che la fonte delle informazioni è la Procura generale e non possono essere i documenti (veri? completi?) di Mörgeli e della Weltwoche.


E Ueli Maurer si defila

In tutta questa vicenda, il più defilato sembra essere il presidente dell'Udc Ueli Maurer. Certo, ha dovuto sostenere la tesi assurda del piano segreto messo a punto dagli altri partiti per buttar fuori Blocher dal governo. Una tesi che, come detto, appare piuttosto stupida: si potrebbe parlare di cospirazione se a tradire Blocher fossero i suoi seguaci. Ma se a non volerlo in governo sono i suoi avversari, è democrazia. E l'esercizio della democrazia non può essere definito un complotto. Maurer questo lo sa; e vorrebbe muoversi diversamente. Al Tages Anzeiger ha detto di rendersi conto che la campagna elettorale, avendo al centro non più la politica ma la persona di Blocher, assume adesso una «nuova dimensione»; e lui affronta questa svolta con «molta riluttanza».
Ma tale riluttanza può avere altre inconfessate motivazioni. Al posto di manovra sembra essersi piazzato saldamente Christoph Mörgeli. Questo vuol dire che se al centro della campagna elettorale del partito c'è l'invadente ministro, a gestirla e controllarla non sarà più il presidente Maurer, ma lo stesso Blocher attraverso il suo braccio destro Mörgeli. A segnalare quanto peso stia perdendo Maurer, c'è anche è l'ultimo sondaggio condotto nel canton Zurigo, dove è candidato al Consiglio degli Stati.
Ebbene, a poco più di un mese dalle elezioni, il presidente del maggior partito del cantone è soltanto quarto nel gradimento popolare dei candidati, dopo il radicale Felix Gutzwiller, la verde liberale Verena Diener e persino dopo la giovane socialista Chantal Galladé.
Un altro segno: non tutti all'interno dell'Udc sembrano pensarla allo stesso modo. Al congresso del partito del 18 agosto a Basilea, il consigliere federale Samuel Schmid ha chiaramente contraddetto la politica dai toni duri e manichei proclamata da Maurer. «Questa società», ha detto Schmid, «non è fatta soltanto di bianco e nero, di inferno e paradiso. Essere confederati ci impone di difendere la sicurezza e il benessere comune, ci impone di coniugare libertà e solidarietà, in modo responsabile». E tra Blocher e Schmid, in questa campagna Maurer diventa sempre più piccolo.


Ecco la mappa dei tiratori scelti attorno all'Udc

Chi sono i principali personaggi coinvolti nella vicenda? Il ministro di giustizia e polizia Christoph Blocher e l'ex procuratore generale Valentin Roschacher non hanno bisogno di presentazione. Emanuel Hochstrasser, presidente della camera dei ricorsi penali del Tribunale federale, collega di partito di Blocher, dal 1986 al 1989 è stato consulente legale e segretario del consiglio d'amministrazione di una società di Neuchâtel acquistata nel 1981 da Werner K. Rey, il finanziere fallito nel 1991, fuggito alle Bahamas e nel 1998 estradato in Svizzera e qui processato e condannato. Il procuratore pubblico del canton Berna, Beat Schnell, che ha diretto le indagini su Rey, ha detto di Hochstrasser che «faceva parte della cerchia dei sospettati, ma contro di lui non è mai stato aperto un procedimento penale». Ciò nonostante, nel 2003 Hochstrasser è stato eletto giudice federale
Il secondo personaggio è Oskar Holenweger, ex proprietario della banca privata zurighese Tempus. Ha conosciuto Blocher nel servizio militare ed ha fatto le scuole elementari con la moglie del ministro, Silvia. Quanto però la coppia sia in confidenza con Holenweger rimane un mistero, anche perché Blocher ha dato in proposito sempre versioni diverse. Nel dicembre 2003 l'ex banchiere venne arrestato per un paio di mesi perché sospettato di riciclaggio di denaro sporco. La relativa inchiesta è ancora pendente. Di lui si sa anche che ha gestito in passato i fondi neri del gruppo multinazionale francese Alstom. In marzo è stato fermato a Stoccarda mentre "per ore si aggirava visibilmente con fare guardingo intorno alla sede del Landeskriminalamt" (la centrale di polizia giudiziaria), come a voler attirare l'attenzione degli agenti per farsi sequestrare i documenti del presunto complotto.
Christoph Mörgeli, consiglliere nazionale, è forse il più intransigente fra i componenti dell'ala zurighese dell'Udc. Ma lui non è soltanto uno dei fedelissimi di Blocher, è il suo uomo di fiducia, il suo "figlio adottivo", un po' pupillo e un po' braccio destro. Da Holenweger, al quale dà del tu, avrebbe ricevuto i documenti che ha esibito in conferenza stampa nel tentativo di allontanare i sospetti dal grande capo.
Gli stessi documenti che sono stati pubblicati dalla Weltwoche. Questo settimanale, notoriamente vicino a Blocher, può essere considerato come uno dei personaggi coinvolti nella vicenda. Spesso dispone di documenti confidenziali che vengono dal dipartimento diretto da Blocher, e dal 2005 non ha fatto altro che sparare su Roschacher (accuse poi rivelatesi infondate).
Vi sono poi altri protagonisti di questa storia. C'è il consigliere nazionale radicale zurighese Filippo Leutenegger, direttore editoriale della Weltwoche quando il giornale sparava su Roschacher, che con Mörgeli avrebbe preavvertito Blocher dell'operazione orchestrata ai danni del Pg.
E c'è il consigliere nazionale turgoviese dell'Udc, Alexander Baumann, che ha svolto un'intensa attività parlamentare contro Roschacher. Sulla famosa "lista telefonica" di Holenweger ci sono infine due importanti giornalisti, Markus Gisler, ex direttore del settimanale economico Cash, e Hanspeter Bürgin, uomo del Tages-Anzeiger, ambedue autori di articoli critici su Roschacher.



Pubblicato

Venerdì 14 Settembre 2007

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