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Sanzioni anche al committente

di

Francesco Bonsaver
Maggiori controlli e sanzioni più severe. Così il Gruppo interdipartimentale d'osservazione dell'edilizia (Gioe) vuole contrastare il degrado sui cantieri ticinesi degli ultimi anni.

Renzo Ambrosetti, presidente dell'Associazione interprofessionale di controllo e membro del Gioe, ha denunciato il peggioramento del rispetto delle regole: «aumento delle mancate notifiche, del numero dei falsi indipendenti, della pratica del sub del subappalto. Tutti indici di un menefreghismo, di arroganza e di un decadimento dei valori etici». Un degrado constatato sia nel privato quanto nel pubblico. Nel caso delle committenze del settore pubblico, il maggiore imputato è il gioco delle scatole cinesi del subappalto, dove le responsabilità sono diluite fino a scomparire. Ora, il Gioe ha sottoposto al governo una proposta di modifica della legge sulle commesse pubbliche proprio per inasprire le pene in caso d'infrazioni.
Attualmente l'unica sanzione prevista è l'esclusione per cinque anni dalle gare di appalto pubbliche. Una misura giudicata inefficace poiché, ha spiegato Vinicio Malfanti del Dipartimento del territorio: «le ditte estere colte in fallo, molto spesso vengono in Ticino per svolgere solo un lavoro puntuale. La sanzione di essere bandite dai concorsi pubblici per cinque anni è dunque poco dissuasiva». Si è dunque deciso di aggiungere la multa fino al 20 per cento del valore della commessa.
Inoltre, ed è una novità, nella modifica legislativa si precisa la responsabilità del committente nell'inosservanza delle disposizioni di legge e le eventuali sanzioni che rischia. Al committente potrebbe essere inflitta una multa fino a 20mila franchi e, qual'ora in presenza di opere sussidiate, potrebbero essere ridotti o revocati i sussidi. Si tenta così di dare una risposta ai numerosi casi recenti, dove non ci fossero state le denuncie sindacali, il mancato rispetto dei contratti collettivi sarebbe passato inosservato (si veda il termovalorizzatore di Giubiasco o le scuole di Balerna). Eppure, anche senza la proposta di legge, già oggi il committente ha la responsabilità legale di vegliare l'osservanza delle regole nel suo cantiere. Da parte sindacale, l'introduzione di sanzioni contro il committente è giudicata un passo nella giusta direzione, ma insufficiente. Sono i subappalti il vero problema. La logica della riduzione dei costi e di massimizzazione del profitto, nella catena dei subappalti, si riversa sugli operai e nel peggioramento delle loro condizioni di lavoro. Meglio sarebbe, dicono i sindacati, prendere il toro per le corna e affrontare il problema nella sua complessità. Ma questa è, forse, musica del futuro.
Per restare all'attualità, Lorenza Rossetti dell'Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro ha presentato i risultati del coordinamento tra i vari attori che esercitano una funzione di controllo. Un coordinamento a più livelli per garantire una massima efficacia. Ma la realtà è sempre più complicata. Ne è un esempio la difficoltà nell'accertare i veri e i falsi indipendenti provenienti dall'estero. Se in Italia molti di loro godono dello statuto di lavoratori autonomi, (a partita Iva per intendersi), in Ticino ai sensi di legge sono invece dei dipendenti. Sottostanno quindi al rispetto dei Ccl e della legge sul lavoro, contrariamente a un "padroncino". Per migliorare la verifica tra pseudo e veri indipendenti, il Seco ha elaborato dei formulari appositi per facilitare il compito degli ispettori. Un problema non di poco conto, visto che il numero di notifiche di lavoratori indipendenti è in costante aumento, attestandosi sulle 1800 unità dall'inizio dell'anno. Se nei numeri  l'impatto dei lavoratori residenti all'estero sul mercato interno può essere relativizzato (sè stato calcolato che tutte le giornate lavorative notificate equivalgono a 636 posti a tempo pieno), Edo Bobbià, direttore degli impresari ticinesi, fa notare che: «ora siamo in alta congiuntura. Ma cosa succederà quando ci sarà l'inevitabile recessione?».


Ispettori sotto attacco

Minacce e querele. È quanto vivono sulla loro pelle, fortunatamente solo in certi casi, gli ispettori dell'Associazione interprofessionale di controllo (Aic) su mandato di 17 commissioni paritetiche nel settore edilizia e artigianato. Il loro compito è visitare i cantieri per garantire il rispetto delle leggi e dei contratti collettivi. Un compito non sempre facile: «Capita anche di essere insultati da un imprenditore ticinese. E fa male - spiega Mattia Rizza, ispettore Aic - Non capiscono che il nostro lavoro serve a garantire una concorrenza leale tra le imprese sia svizzere che estere. Evitare che qualcuno possa fare il furbo, giocando al ribasso nelle offerte perché magari specula sulla manodopera, è nel bene di tutti». Eppure succede. Anzi, le minacce più pesanti sono arrivate proprio da un ticinese, ex candidato per due volte al Gran consiglio nella Lega dei Ticinesi (non fu però mai eletto). «Con un collega ci siamo recati in un complesso di casette nella zona di Origlio a seguito di una segnalazione ricevuta di possibili irregolarità – spiega Rizza – Non sapendo esattamente dove stessero lavorando, siamo entrati nel vialetto d'accesso e lì abbiamo trovato un lavoratore residente fuori cantone privo dei necessari permessi. Abbiamo allertato la polizia la quale ha poi proceduto a ulteriori verifiche. La segnalazione era esatta e il nostro compito si era dunque concluso. Il giorno successivo la sorpresa: l'amministratore del complesso immobiliare, (l'ex candidato leghista, ndr.) ha denunciato il sottoscritto e il collega per violazione di domicilio». Una denuncia che rappresenta un problema per gli ispettori Aic. È abbastanza ovvio che per poter svolgere il loro compito, gli ispettori debbano poter entrare nei cantieri o nelle case dove i muratori o artigiani stanno lavorando. L'augurio di Rizza e dei suoi colleghi è che sia fatta chiarezza sulle garanzie legali che gli permettono di lavorare in tutta tranquillità, senza correre il rischio di ritrovarsi loro sul banco degli accusati. Ora si aspetta la decisione della sostituta procuratrice Cristina Maggini sul caso specifico.

Pubblicato

Venerdì 19 Novembre 2010

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