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«Sans papiers»: lessico e dis-lessico

di

Alvaro Baragiola
Sans-papiers. Letteralmente, ‘senza documenti’, ma attenzione: non indica i rifugiati che non hanno un passaporto, come alcuni credono o vogliono far credere. Sans-papiers sono gli stranieri che hanno una situazione irregolare quanto ai titoli di soggiorno. Sono entrati legalmente nel paese, e solo in seguito hanno perso lo statuto legale. Caso tipico: lavoratori con permesso non rinnovato. Collettivo dei sans-papiers. È il gruppo che riunisce ed organizza i sans-papiers, senza distinzione di nazionalità. Ne fanno parte solo loro, e decidono in prima persona le iniziative di lotta, per le quali si espongono direttamente. Rifugio. Sono i locali, di solito chiese, occupati dai sans-papiers per rendere visibile il problema. Da secoli le chiese rappresentano rifugio e protezione dalla repressione dello Stato contro minoranze sociali. Movimento di sostegno. È il gruppo che affianca il collettivo dei sans-papiers; ne può far parte chiunque voglia contribuire ad appoggiarlo e difenderne le lotte. Il sostegno è importante, sia sul piano politico e sociale, che materiale e tecnico. I sans-papiers occupano da mesi diverse chiese, ed hanno bisogno di protezione ma anche di soldi per mangiare, dormire, scaldarsi, comunicare. Regolarizzazione collettiva. È la richiesta principale dei sans-papiers. È sottoscritta da numerosissime associazioni ed organizzazioni che ritengono impraticabile ed ipocrita la soluzione ‘caso-per-caso’, sostenuta dal Consiglio federale. Molti paesi (Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Usa) hanno già messo in atto dei programmi di regolarizzazione, sia di tipo rinnovabile che eccezionale (non ripetuti). La regolarizzazione comporta comunque delle condizioni quali per es. la data d’arrivo, la presenza continua nel paese, o il contratto di lavoro. Libera circolazione. Nel mondo globalizzato i capitali e le merci circolano liberamente. Le persone un po’ meno. Il trattato di Schengen riconosce la libera circolazione delle persone nei paesi europei che ne fanno parte (non la Svizzera). Il diritto delle persone a circolare liberamente per il mondo e a stabilirsi dove trovano un lavoro è una rivendicazione generale dei sans-papiers. Vi si oppongono, oltre ai soliti xenofobi, anche settori sindacali, temendo che la manodopera straniera provochi un dumping salariale. È provato invece il contrario, che le condizioni di lavoro e salario reale sono peggiorate proprio dove la manodopera è limitata o si è stabilizzata. Kein Mensch ist illegal. «Nessun essere umano è illegale», slogan del movimento tedesco che viene dalla citazione del premio Nobel Elie Wiesel: «Dovete sapere, che nessuno è illegale. Sarebbe una contraddizione in sé. Le persone possono essere belle oppure bellissime. Possono essere giuste oppure ingiuste. Ma illegali? Quando può essere una persona illegale?» Moratoria. Significa proroga, sospensione della scadenza. Una moratoria delle espulsioni degli stranieri è stata richiesta dal partito socialista, ed è condivisa dal movimento. Amnistia. «Un’amnistia? non siamo mica criminali!» questa la reazione spontanea di un sans-papiers davanti alla parola. Di amnistia ha parlato Ruth Metzler, per respingerla, anche se non è stata richiesta da nessuno. L’amnistia cancella il reato (la grazia invece cancella la pena inflitta), ma essere in situazione irregolare non è un reato. Non c’è niente da amnistiare o da graziare, e usare questi termini suggerisce invece che si tratti di delinquenti. Solo in Svizzera si usa il termine amnistia, in tutti gli altri paesi si parla di programma di regolarizzazione. Torri gemelle. Ormai come il prezzemolo, che si mette dovunque, vengono sempre citate volentieri da giornalisti e politici. Raramente però per ricordare che tra le vittime ci sono centinaia di sans-papiers. Diverse delle moltissime imprese (di ristorazione, di pulizia, ma anche multinazionali) situate nei grattacieli distrutti impiegavano lavoratori clandestini (sono 5 milioni negli Usa). Il dramma delle famiglie di queste vittime è stato particolarmente acuto: annunciare alle autorità la scomparsa di un parente clandestino, significa esporre al rischio d’espulsione se stessi o anche l’eventuale sopravvissuto.

Pubblicato

Venerdì 23 Novembre 2001

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