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Sanità sempre più cara

di

Generoso Chiaradonna
L’annuale incontro dell’Alass (Associazione latina per l’analisi dei sistemi sanitari), svoltasi quest’anno a Lugano (vedi articolo sotto), è stata l’occasione per incontrare Gianfranco Domenighetti, docente di economia e politica sanitaria presso le Università di Losanna e Ginevra, e porgli alcune domande sulla dibattuta pianificazione ospedaliera e il futuro della Lamal (Legge sull’assicurazione malattia). I primi giorni di ottobre sono ormai attesi da tutti i cittadini come giorni fatidici. Non perché incominciano i primi freddi e i gli acciacchi di stagione, ma perché coincidono con l’annuncio degli aumenti dei premi di cassa malati. Ormai un rito a cui quest’anno il nuovo responsabile del Dipartimento degli interni, il discusso consigliere federale Pascal Couchepin, ha voluto sottrarsi. «La comunicazione degli aumenti è un compito che spetta alle singole casse malati e non è compito della politica», ha dichiarato tronfio Couchepin. Come se la decisione di aumentare la franchigia minima da 230 a 300 franchi e decidere che una parte dei costi sia accollata agli assicurati, non sia una decisione politica. Un modo maldestro per nascondere la faccia e sviare l’opinione pubblica dalle responsabilità politiche, che comunque rimangono. Ma a parte ciò, il sistema di finanziamento della sanità svizzera, così com’è oggi, reggerà ancora a lungo? Minerà la coesione sociale? Bisognerà pensare a una pianificazione ospedaliera intercantonale? A tutte queste domande ha cercato di rispondere una tavola rotonda di studiosi e responsabili dei servizi sanitari cantonali. Tavola rotonda svoltasi a Lugano e a cui partecipava Gianfranco Domenighetti. Professor Domenighetti, la pianificazione ospedaliera potrebbe contribuire a ridurre i costi della salute o almeno tenerli sotto controllo? In linea di principio sicuramente nella misura in cui saranno trasformati ospedali ad alto costo per giornata di degenza - gli ospedali acuti, per intenderci – in istituti di ricovero a più basso contenuto tecnico-medico (ospedali per post-cura o lungo-degenti) e quindi meno costosi per giornata di cura. Il vantaggio di questa trasformazione, oltre a quella di coprire bisogni emergenti, è che gli ospedali acuti potranno dimettere in anticipo i pazienti che termineranno così la cura in strutture sanitarie più economiche. Il rischio è invece che i pazienti rimangano più del necessario in queste ultime strutture causando alla fine costi complessivi maggiori di quelli che si avrebbero avuti con un’unica degenza di qualche giorno in più all’ospedale acuto. Chiaramente, se si riduce il numero di letti in istituti di cura acuti – e da noi ce ne sono sicuramente troppi – i costi da loro generati scomparirebbero. Il sistema sanitario svizzero è completamente da riformare? In pratica bisogna rivedere totalmente la Lamal? Il sistema sanitario svizzero come è organizzato e finanziato oggi necessita urgentemente di una profonda modifica il cui obiettivo è quello di non mandare in fallimento le famiglie a colpi di aumenti dei premi delle Casse malati tra il 5-10 per cento l’anno. Oggigiorno in Ticino e per una famiglia con 2 figli i premi dell’assicurazione malattia di base superano quanto tale famiglia deve pagare come tasse cantonali, comunali e federali. E ciò fino a un reddito annuo lordo di circa 115 mila franchi. Va notato inoltre che gli sgravi fiscali, che avrebbero dovuto dare "fiato" alla classe media, hanno anche contribuito all’aumento significativo del disavanzo dello Stato. Se ora il cantone per ridurre questo deficit diminuirà i sussidi per il pagamento dei premi di cassa malati, oppure non li adeguerà alla crescita dei premi, ecco che oltre la metà dei ticinesi si ritroveranno con un’erosione ancor più significativa del reddito disponibile. Ci sono troppi conflitti d’interesse nel sistema sanitario svizzero? Ogni sistema sanitario è al centro di una moltitudine di conflitti d'interesse (scientifici, professionali, economici e politici). Solo un esempio tra i molti: ci sono pazienti che senza saperlo sono trattati a scopo di ricerca; la pressione dell’industria farmaceutica sui ricercatori e sui medici è enorme ed ha portato perfino a modificare i risultati di studi (anche fatti in Ticino) per promuovere la vendita di medicamenti che già si sapeva essere pericolosi (Lipobay). Tutti sanno che i medici svizzeri sono visitati, settimanalmente, dai cosiddetti informatori scientifici dell’industria del farmaco con l’unico scopo di orientare la loro prescrizione verso specialità più care anche se non più efficaci di altre esistenti o di quelle generiche. Lo scopo ultimo è quello di aumentare il volume di vendite e aumentare i profitti, cosa possibile solo se si condizionano i prescrittori, cioè i medici. E per facilitare l’opera di condizionamento, le industrie farmaceutiche ricorrono a "regali" di ogni genere; a inviti a congressi pseudo-scientifici in luoghi più o meno ameni ed esotici, e questo al solo scopo di condizionare la libertà di prescrizione del medico. La stessa cosa vale per i produttori di tecnologia sofisticata di diagnosi e di cura. Tutta questa opera di "vellutata seduzione" sarà pagata dai cittadini attraverso i premi malattia che non sono altro che il riflesso della qualità e della quantità delle prescrizioni, dei trattamenti e dei ricoveri utili e inutili. Qual è il futuro a breve-medio termine del sistema sanitario svizzero? Probabilmente il collasso economico. Infatti senza modifiche significative del sistema d’organizzazione e di finanziamento dell’offerta sanitaria il ribaltamento dei costi sui premi assicurativi e quindi sulle famiglie raggiungerà, a breve termine, un limite che potrebbe portare alla rottura della coesione sociale. La seconda modifica della Lamal non entrerà probabilmente in vigore prima del 2005 o, se ci sarà un referendum, del 2006. Ammesso (ma non concesso) che esca intatta da una votazione popolare ci vorranno ancora un paio d’anni per sentire qualche effetto. A questo punto tutti si rendono conto che, se fino a quel momento gli aumenti dei premi saranno del 5-10 per cento l’anno, il collasso è inevitabile e il sistema sanitario svizzero farà la fine del Titanic. Probabilmente per evitare una fine così poco dignitosa ad una legge premiata un paio d’anni fa in Germania "per la sua originalità", si cercherà nel frattempo di tappare le falle che si apriranno con tutta una serie di decreti federali urgenti.

Pubblicato

Venerdì 3 Ottobre 2003

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