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Sanità, No al monopolio

di

Patrizia Pesenti
La votazione sull'articolo costituzionale (controprogetto ad un'iniziativa Udc) del 1o giugno è irta di pericoli, se non altro per come viene presentata, quasi garantisse maggior libertà agli assicurati.
È invece vero l'esatto contrario: non maggior qualità, non maggior informazione, non miglior trasparenza, bensì l'esatto contrario è quello che aspetta le cittadine e i cittadini svizzeri se dovesse passare il "sì".
I fautori parlano di finanziamento monista e non dicono cosa succederà: un finanziamento monopolista, con le casse malati da sole (e la scarsa trasparenza di sempre) a gestire otto miliardi di denari pubblici graziosamente erogati dai Cantoni, da cittadine e cittadini cui verrebbe sottratto ogni controllo democratico.
Si suol dire "chi paga comanda". Qui ci viene proposto l'esatto contrario. Non per caso i cantoni hanno deciso di raccomandare all'unanimità (e meglio: con 25 voti e un'astensione) la bocciatura del controprogetto. Il prospettato articolo costituzionale darebbe alle casse malati la possibilità di stabilire l'offerta di prestazioni, aprirebbe la strada a partecipazioni maggiorate da parte dei cittadini ed all'eliminazione delle coperture per cure di lunga durata ed infortuni i cui costi non più coperti finirebbero poi sulle spalle della collettività. Cadrebbe la libera scelta del medico, tanto apprezzata da tutti noi.   
L'articolo in votazione spiana la strada ad una medicina a due velocità, in un settore, quello sanitario in cui tutti gli economisti ammettono che le regole di mercato non funzionano, poiché a differenza di altri mercati è l'offerta a generare la domanda.
Né va dimenticato che la revisione della Lamal ha già introdotto o rafforzato il principio della concorrenza, quello della trasparenza, quello della libera scelta dell'ospedale, quello della riduzione dei premi e in questo senso l'articolo costituzionale è ridondante e inutile, invece è dannoso per gli altri motivi esposti.
Le controindicazioni al controprogetto in votazione sono numerosissime. In Ticino per esempio si dovrebbe rinunciare alla copertura degli interventi di assistenza e cura a domicilio che non solo risultano più graditi ad anziani e invalidi, ma costano anche molto meno al sistema sanitario rispetto al ricovero. L'intero castello della mutualità e della solidarietà nel campo della salute, costruito nei decenni in Svizzera, verrebbe vanificato ed andremmo incontro ad una medicina a più velocità come si vede in alcuni paesi industrializzati, gli Usa per esempio, dove una grande fetta della popolazione è privata di copertura sanitaria, oppure deve sottostare alle scelte a volte infauste delle potenti assicurazioni che decidono quali cure un paziente può ricevere e quali no. Non lasciamoci ingannare. Votiamo un chiaro "no" il 1o giugno.

* Consigliera di Stato, direttrice del Dipartimento sanità e socialità del Canton Ticino

Pubblicato

Venerdì 9 Maggio 2008

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