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Salute per tutti: intervista a Franco Cavalli

di

Sabina Zanini
La cosa non ha mancato di suscitare scalpore o, almeno, interesse: la Lega dei ticinesi intende lanciare un’iniziativa per la costituzione di una cassa malati cantonale. Il Partito socialista ha subito salutato con una certa soddisfazione il fatto di «non essere più solo nel sostenere la necessità di un intervento urgente a favore delle famiglie e dei ceti medi sul tema delle casse malati», come si legge su un comunicato stampa diramato settimana scorsa. Il professor Franco Cavalli, consigliere nazionale per il Ps, conferma questa occasionale affinità di posizione «la Lega si è avvicinata alle nostre posizioni in tema di salute. In particolare per quanto concerne il principio di commisurare i premi dell’assicurazione malattia ai redditi e la necessità di privilegiare le strutture pubbliche rispetto a quelle private». Venendo alla possibilità di una cassa malati pubblica qual è la posizione del Ps? «A noi l’idea potrebbe anche stare bene ma all’atto pratico vediamo delle difficoltà di realizzazione», risponde Cavalli. E spiega oltre: «una cassa malati pubblica istituita in un unico cantone, un cantone poi con delle tariffe alte come il Ticino, si troverebbe nell’impossibilità di compensare con altri cantoni in caso di difficoltà». L’effetto perverso sarebbe quello di ottenere una cassa malati con premi più alti, proprio quello che si intende evitare. Come salvarla a quel punto? Ci troveremmo di fronte ad uno sconsolante aut aut: «o immettervi importanti sussidi pubblici oppure lasciarla fallire», commenta Cavalli. Sempre restando in ambito federale il Ps punterà invece sulla propria iniziativa, quella per dei «premi proporzionali al reddito», sulla quale si voterà probabilmente fra un anno. «L’iniziativa», spiega Cavalli, «creerebbe le condizioni per istituire una cassa malati unica federale». Nel senso che «se passasse l’iniziativa le casse malati diventerebbero solo delle "buca lettere": non sarebbero più loro a fissare l’onere dei premi assicurativi visto che si deciderebbe in base al reddito». Se lo scenario futuro sarà quello auspicato dal Ps, allora «sarebbe ragionevole avere una sola cassa malati pubblica e nazionale», conclude Cavalli. Il motore della fioritura di iniziative per arginare l’esplosione dei costi della salute è certamente dato dall’aumento inarrestabile dei premi dell’assicurazione malattia. Recentemente è stato approvato dal Consiglio degli Stati (ora la decisione passa in Consiglio nazionale), il principio secondo il quale in futuro le casse malati avranno libertà di decidere con quale medico, fisioterapista, chiropratico o farmacista stipulare un contratto. Insomma è stato abolito l’obbligo di contrarre. Al proposito Cavalli esprime scetticismo nei confronti di tale decisione, «la proposta avrà l’effetto di aumentare il potere decisionale delle casse malati, oscurando quindi il ruolo statale». Con una precisazione tuttavia: «al limite saremmo d’accordo di accettare il principio di eliminare l’obbligo di convenzionamento ma in casi particolari. Dove ci fossero specialisti in esubero, ad esempio, si potrebbe lasciare alle casse malati la facoltà di scegliere. Comunque dev’essere il Consiglio federale a decidere per quali specialisti o in quali regioni applicare il principio». Il Consigliere agli Stati per l’Udc Christoffel Brändli denunciava prossimi aumenti importanti dei costi della salute, che verrebbero compensati da un ulteriore innalzamento fino al 10% dei premi assicurativi entro il 2003. Si tratta di stime allarmistiche o hanno un certo valore? Cavalli puntualizza che «nel nostro sistema sanitario ci sono dei meccanismi che permettono la lievitazione dei costi. Ad esempio si favorisce il trasferimento dal settore ospedaliero a quello ambulatoriale, dove nel primo caso almeno la metà dei costi ricadono sulle casse malati e metà sullo Stato mentre nel caso degli ambulatori i costi vengono interamente caricati sulle casse malati. Non c’è neppure un controllo di qualità e dunque non è possibile eliminare quel 10/15 per cento di prestazioni inutili, che comportano costi che si aggirano sui 4/5 miliardi di franchi. Non c’è neppure modo di controllare il costo dei medicamenti che aumenta ogni anno del 15/20 per cento». Ecco alcuni vizi del nostro sistema ma non è pensabile risolverli incrementando il potere delle Casse malati che, peculiarità elvetica, sono strutture private che amministrano soldi pubblici. Parlando di privatizzazione è emblematico il caso degli Stati Uniti «un paese dove la sanità è completamente affidata ai privati e dove troviamo un forte divario tra una sanità per i ricchi e una per i poveri».

Pubblicato

Venerdì 7 Dicembre 2001

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