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Dumping salariale in Ticino

Salario mensile: 1.000 franchi!

Paghe da fame alla Nolo Service di S.Antonino. Unia: ora basta

di

Veronica Galster

Salari che si aggirano tra i 1'000 e i 1'500 franchi lordi mensili per un posto a tempo pieno. Questo è quanto succede in Ticino, più precisamente alla Nolo Service Sa di Sant'Antonino, una ditta che noleggia cabine wc chimiche per cantieri ed eventi. Oltre al salario base, il dipendente ha diritto a ricevere delle provigioni che vanno dal 5 al 10 per cento del fatturato, ma che alla fine del mese in busta paga si traducono al massimo in qualche centinaia di franchi. Nella migliore delle ipotesi questi dipendenti intascano quindi 1'000 franchi netti al mese per lavorare 42 ore a settimana, come si deduce dai contratti di lavoro in possesso di area.

 

I sindacati sono a conoscenza di questo genere di salari? Abbiamo interpellato Enrico Borelli, segretario regionale di Unia Ticino, che ha così commentato la notizia della Nolo Service Sa: «si tratta di una situazione di una gravità inaudita visto i livelli dei salari decisamente lesivi della dignità di una persona. Il problema è che non si tratta più di casi isolati, quindi a questo punto dobbiamo chiederci che tipo di società vogliamo costruire: una società della generazione dei mille franchi che non dà nessuna prospettiva di sviluppo? Imprese che applicano paghe di questo tipo non dovrebbero trovare posto nel nostro tessuto economico».

In questo caso il problema è acuito dal fatto che a collaborare con la Nolo Service Sa siano anche diversi comuni, che noleggiano questi gabinetti chimici in occasione di eventi: «Alcuni dei principali comuni ticinesi usufruiscono dei servizi di questa ditta, come sindacato lanciamo quindi un appello all'ente pubblico affinché verifichi i livelli salariali delle aziende con le quali lavora».

 

Borelli sottolinea l'urgenza per il Ticino di approvare l'iniziativa sul salario minimo di 4'000 franchi, come evidenzia anche il dibattito che si è sviluppato negli ultimi mesi attorno al discorso del dumping salariale. «Parlare di dumping salariale non significa solo avere dei casi particolari o concreti di mancato rispetto di quelle che sono le norme contrattuali, ma il dumping è un fenomeno che si sviluppa nel medio periodo e che porta a un abbassamento sempre più diffuso e generalizzato dei salari, come sta avvenendo in Ticino. Perciò occorre una convergenza a sostegno dell'iniziativa sul salario minimo, convergenza di tutte le forze che hanno a cuore le condizioni di vita e di lavoro dei salariati che operano in questo Cantone», spiega.

 

Infatti in Ticino stiamo assistendo a un'involuzione sempre più preoccupante da questo punto di vista, con l'installazione sul territorio di ditte che applicano salari talmente bassi da precludere l'occupazione a lavoratori residenti, che non avrebbero nessuna possibilità di soppravvivere con le paghe offerte. E la messa in concorrenza dei lavoratori diventa via via più brutale. «I costi sociali generati da questi datori di lavoro vengono poi scaricati sulla collettività, non è più ammissibile continuare di questo passo e queste aziende devono essere espulse dal territorio», prosegue Borelli. Il problema di questo cantone di frontiera non è quindi "frontalieri sì" o "frontalieri no", ma piuttosto l'applicazione di livelli salariali che impediscano queste dinamiche, rendendo meno attrattivo il Ticino per quelle ditte che hanno come strategia aziendale la speculazione sulle spalle dei dipendenti.

Pubblicato

Martedì 7 Maggio 2013

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