< Ritorna

Stampa

 

Sa, banche: i soldi ci sono

di

Stefano Guerra
Invertire la rotta, tornare indietro di cinque anni, per fare un passo avanti verso l’uscita dalla “crisi” delle casse vuote. Con l’iniziativa popolare denominata “I soldi ci sono”, il Movimento per il socialismo (Mps) chiama alla cassa banche e società anonime. A poco più di un mese e mezzo dalla votazione del 16 maggio, l’Mps ha lanciato ieri una raccolta di firme per riportare l’imposta sugli utili delle persone giuridiche al livello del 1999 e quella sui loro capitali al livello del ‘96. L’iniziativa è una «proposta concreta» per dimostrare che «anche sul fronte delle entrate è possibile reperire decine di milioni di franchi», dice ad area il coordinatore dell’Mps Giuseppe Sergi che ieri a Bellinzona ne ha illustrato il contenuto. Depositato mercoledì mattina in Cancelleria, il testo propone la modifica degli articoli 76 e 87 della Legge tributaria. Il primo verrebbe modificato in modo da alzare dal 9 al 13 per cento l’aliquota dell’imposta sugli utili. Si tornerebbe così alla situazione in vigore fino al 1999, quando tale aliquota era stata ridotta a 12 punti. L’imposizione era poi stata ulteriormente abbassata a 9 punti dopo il successo dell’iniziativa leghista accolta dalla popolazione il 6 febbraio 2000. Il nuovo articolo 87, invece, riporterebbe l’imposta sul capitale delle persone giuridiche dall’1,5 per mille in vigore dal gennaio 2003 al 3 per mille del dicembre ‘96. Se l’iniziativa venisse accolta, i promotori calcolano che nelle casse dello Stato affluirebbero circa 60 milioni di franchi in più all’anno, ai quali andrebbero aggiunti una cinquantina di milioni di gettito per i Comuni. Il testo dovrebbe essere pubblicato già oggi sul Foglio ufficiale. Ci sarà dunque tempo fino alla fine di maggio per raccogliere le 7mila firme necessarie. Dell’idea di avanzare proposte concrete sul fronte delle entrate fiscali l’Mps discuteva da tempo al suo interno. Il nervosismo con cui ha preso il via in Ticino la campagna in vista della votazione multipack del 16 maggio (pacchetto fiscale federale, 11esima revisione dell’Avs, aumento dell’Iva, quattro referendum contro il preventivo 2004 del Cantone), ha convinto il Movimento per il socialismo che questo era il momento giusto per agire: «Marina Masoni e i partiti borghesi hanno impostato la campagna contro i referendum in votazione il 16 maggio su un’alternativa secca: “o tagliamo le spese, oppure dovremo aumentare le imposte del 10 per cento” – osserva Sergi –. Noi diciamo no ai tagli per principio e sì all’aumento delle imposte, ma non nel modo in cui loro vorrebbero». «Chi negli ultimi anni ha beneficiato degli sgravi fiscali ora deve contribuire – prosegue l’ex sindacalista –. Le grandi banche, ad esempio, sono state aiutate in maniera importante e non hanno dato ciò che avrebbero dovuto dare. Anzi, hanno creato un sacco di disoccupati caricando costi sullo Stato». L’iniziativa lanciata dall’Mps poggia sulla convinzione che, come suggerisce il suo titolo, i soldi ci sono: «Il nostro – sottolinea Sergi – è un Cantone ricco, che continua a produrre ricchezza, ricchezza che però finisce nelle mani di pochi, non di certo dei salariati che vedono decurtati sia i loro salari sia le prestazioni sociali». In un momento in cui la sinistra (e non solo lei) si ritrova sulla difensiva per arginare ulteriori sgravi (il pacchetto federale; in Ticino un’annunciata iniziativa leghista), proporre un aumento dell’imposizione fiscale è andare contro corrente. L’Mps però non crede che l’iniziativa pregiudicherà la campagna in vista del 16 maggio (vedi intervista sotto), anzi: «La nostra proposta – spiega Sergi – rafforza il fronte del no, perché segnala una possibilità concreta di reperire entrate fiscali per il Cantone e per i Comuni, entrate che consentirebbero di rinunciare a qualsiasi taglio». Secondo il coordinatore dell’Mps le mobilitazioni degli scorsi mesi, così come i referendum anti-preventivo, sono fatti nuovi: indicano che «sempre più gente comincia a rendersi conto che il poco che le viene dato con una mano le viene tolto, raddoppiato, con l’altra. Alla storiella che con meno imposte la gente diventa più ricca ormai crede solo Bignasca», afferma Sergi. «Se l’iniziativa passasse – conclude il coordinatore dell’Mps – si tratterebbe di una svolta politica. E a quel punto una serie di altre proposte potrebbero essere fatte, ad esempio sul fronte delle imposte su successioni e sostanze milionarie». Manuele Bertoli, come si pone il Ps di fronte all’iniziativa popolare lanciata dal Movimento per il socialismo (Mps)? Per ora non si pone in nessun modo. La scelta di lanciare un’iniziativa, senza consultare nessuno, è una scelta legittima dell’Mps. È una scelta che hanno fatto loro, noi non possiamo pronunciarci in questo momento. Dovremo valutare l’iniziativa. Se ne discuterà in Direzione il 5 aprile. Cosa pensa dei contenuti dell’iniziativa? Mi lascia perplesso il sistema. Ho già detto più volte negli ultimi mesi che la via d’uscita dalla situazione difficile in cui versano i conti dello Stato dev’essere concordata e multidirezionale: qualche risparmio, qualche revisione degli sgravi fiscali del passato e l’uso del debito pubblico quale ammortizzatore temporaneo nei momenti di crisi. Così come non abbiamo apprezzato l’idea che si debba tagliare la spesa pubblica in modo unilaterale, oggi non riteniamo corretto agire solo sulle imposte come propone l’Mps. Il dibattito dovrà comunque aprirsi dopo il 16 maggio. Se l’iniziativa riuscirà sarà un elemento interessante nella discussione. Io però credo che da questa situazione finanziaria difficile non si uscirà a colpi di iniziative, ma solo grazie ad un’ampia convergenza sulle misure da prendere. Il Ps è regolarmente accusato negli ultimi mesi dai partiti borghesi di non avere il coraggio delle sue idee, di non dire cioè dove aumentare le imposte, di quanto e a carico di chi. Perché tacete? Non vogliamo cadere nel tranello. Da anni andiamo dicendo che gli sgravi fiscali ci avrebbero creato dei problemi. Da anni andiamo chiedendo alle altre forze politiche, Plrt per primo, di dire a cosa avremmo dovuto rinunciare a causa della politica degli sgravi. Perché era chiaro che saremmo arrivati a un baratro finanziario. Tutto nasce dalla politica degli sgravi e dal silenzio sul prezzo che si sarebbe dovuto pagare. Non vedo perché oggi dovremmo essere noi a dire come aumentare le imposte. Non nego che bisognerà discutere anche di questo, ma non credo sia opportuno farlo prima del 16 maggio. Non sarebbe un discorso sereno, ma pura propaganda. Come del resto avviene ora, quando ad esempio si racconta la stupidaggine che i sussidi vanno alle famiglie con un reddito di 10 mila franchi al mese. In questo clima non c’è discussione possibile. Ma il Ps ha delle idee su come uscire dalla crisi delle finanze cantonali? Sì, certo. Noi abbiamo delle idee sulle misure di risparmio, sul recupero di qualche sgravio e anche sul debito pubblico. Però, ripeto, in questo clima politico avvelenato non siamo pronti a discuterne. Perché nessuno è pronto a farlo seriamente. Quindi aspetterete il 16 maggio? Sì. Solo a quel punto sapremo se i Ticinesi – e questa è una responsabilità loro – desiderano seguire le ipotesi estremamente “risparmiste” di governo e parlamento, oppure se desiderano andare in un’altra direzione, quella che noi auspichiamo.

Pubblicato

Venerdì 26 Marzo 2004

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 19 Maggio 2022