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Rtsi, una grande riforma senza la voce del personale

di

Beat Allenbach
Stiamo davanti a grandi cambiamenti nella Rtsi. Malgrado si tratti di un servizio pubblico, la rivoluzione, ideata dal direttore Dino Balestra, e la sua attuazione non sono mai state discusse approfonditamente neanche dal Consiglio d'amministrazione della Corsi, la cooperativa che decide sulle grandi linee della Rtsi e nomina il vertice dell'ente radiotelevisivo. Alcune osservazioni sui seguenti aspetti: la Corsi, la riorganizzazione e la sua messa in pratica.
• La Corsi. È gia stato detto che è incomprensibile che il Consiglio di Stato abbia nominato tre politici ed un ex nel Consiglio della Corsi. Tre di loro sono stati nominati perfino nel Consiglio d'amministrazione. In questo consiglio di sette persone si trovano, incomprensibilmente, due municipali di Lugano: il sindaco Giorgio Giudici e Paolo Beltraminelli che siede pure in Gran Consiglio. Gli altri membri ticinesi sono anche politici, in parte non più attivi. Come vuole un organo così composto garantire un'informazione indipendente? Sappiamo che proprio il sindaco Giudici ha già eseguito pressione sull'informazione radio. I criteri per poter essere eleggibile nel Consiglio della Corsi dovrebbero essere cambiati.
• La riorganizzazione. L'intuizione del direttore Balestra che si sarebbero imposti dei cambiamenti nella Rtsi in seguito ai modi nuovi e diversificati del pubblico di usufruire dei media era probabilmente felice. Ma quello che irrita, è il fatto che la nuova maniera di fare radio e televisione non è mai stata discussa con chi dovrà realizzare i programmi. Neanche il Consiglio d'amministrazione l'ha esaminato a fondo, poiché Balestra afferma su LaRegione (12.01.2008) che il suo piano comprendente l'intera Rtsi in tutti i suoi settori di programma e di produzione «è stato subito condiviso e sostenuto» nell'agosto scorso. Nemmeno i collaboratori più stretti, come il responsabile unico per l'informazione è stato coinvolto nella definizione della proposta – non era neanche possibile, poiché la sua nomina è avvenuta solo due mesi fa. Anche la migliore idea in un contesto così complesso dovrebbe, però, passare al vaglio di un gruppo di persone critiche e professionalmente qualificate.
•La messa in pratica. Rispondendo alle mie domande, il direttor Balestra ha espresso, tra l'altro, il suo disappunto che «alla Rtsi da troppo tempo ci si è adagiati su certezze di inamovibilità e immobilità del posto di lavoro…». Il grande capo prevede di essere tacciato da decisionista se si presentasse ai collaboratori affermando che "le cose sono e saranno così e così", o "di improvvisatore dalle idee confuse" se invece dicesse che certi elementi della nuova organizzazione erano chiari, ma per altri si dovrebbe vedere quali potranno essere le soluzioni. Balestra scorge da parte del personale delle resistenze ad ogni cambiamento. Questo argomento non giustifica tuttavia di non consultare i collaboratori, in primo luogo le giornaliste e i giornalisti, poiché da loro comincia la riorganizzazione. Proponendo e discutendo le innovazioni si può anche riuscire a convincere i collaboratori, un passaggio obbligato, per poter produrre in un nuovo scenario delle ottime trasmissioni. La direzione, però, non si muove in questa direzione. Il personale non sa dove va la nave Rtsi, e il senso di smarrimento cresce con le recenti nomine di nuovi capi e coordinatori.
Rassicurante invece la seguente affermazione di Balestra: la riorganizzazione non deve «in alcun modo cancellare le caratteristiche dei programmi diffusi sui vari media e vettori (radio, tv, internet, mobile, ecc.)». Ma è proprio indispensabile che tutte le redazioni vadano "materialmente avvicinate", cioè concentrate a Comano, come chiede il direttore? Il coordinamento, oggi, è possibile, anche tra persone in diverse sedi, grazie ai telefonini e ai computer. Le postazioni esterne, per esempio la squadra di giornalisti e tecnici a Palazzo federale a Berna, sono lontane dalla redazione. Da questa separazione nascono anche impulsi arricchenti. Sarebbe un vero peccato abbandonare degli studi radio funzionali a Lugano, in un ambiente urbano, per traslocare in periferia, se non è accertata la necessità.
Ci troviamo davanti ad una rivoluzione calata dall'alto. Per garantire il successo del cambiamento, non potrebbe il direttore farsi assistere da un gruppo di collaboratori dei diversi settori e livelli per verificare il traguardo e cercare la strada migliore per realizzare l'ambiziosa riforma?

Pubblicato

Venerdì 18 Gennaio 2008

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