Non sono molte le donne che in passato hanno avuto l’opportunità di rivestire un ruolo di primo piano nella storia politica del loro paese. Una di queste la troviamo dove i luoghi comuni e le idee preconcette ancora esistenti non ce la farebbero cercare: Napoli. Eleonora de Fonseca Pimentel. Questo il suo nome. Giornalista d’assalto in un epoca in cui i giornali non erano un’ovvietà, fine letterata e tenace combattente, Eleonora è stata una figura centrale nel tormentatissimo periodo della rivoluzione francese. Nasce a Roma il 13 gennaio del 1752 da genitori di origine portoghese. A dieci anni si trasferisce a Napoli con la famiglia. Grazie a uno zio abate, Antonio Lopez, la bambina ha la possibilità di seguire approfonditi studi di greco e latino ed è brillante, tanto da intrattenere corrispondenza con i più famosi letterati dell'epoca: Metastasio, Voltaire e Göthe. Nel 1779 sposa il capitano Pasquale Tria de Solis, uomo brutale, più incline alla bottiglia che alla famiglia, tanto che nel 1786 Eleonora se ne separa, dopo che le botte del marito le avevano procurato un aborto. Gli ideali della rivoluzione francese sono accolti con grande entusiasmo dalla de Fonseca Pimentel, che si getta a capofitto nella lotta politica a favore della libertà e contro ogni sorta di ingiustizia sociale. Nel 1792 finisce in prigione per aver avuto contatti con i francesi. Nel gennaio del 1799 il re fugge. Eleonora partecipa alla conquista del forte di Castel Sant’Elmo e poi alla proclamazione della Repubblica napoletana. Il governo provvisorio le affida l’incarico di assicurare la comunicazione per mezzo di un periodico, Il Monitore Napoletano. La de Fonseca Pimentel, che era direttrice e unica redattrice del foglio, assicura sì la presenza delle comunicazioni ufficiali emanate dal governo, ma per quanto riguarda notizie e commenti mantiene la più decisa indipendenza. Non mancano le bacchettate sulle dita dei nuovi governanti. Anche nei confronti dei francesi il giornale cambia presto idea: gli ideali andavano bene, ma quando i “liberatori” mostrano di essere veramente interessati solo ai soldi, Eleonora non manca di dar voce alle proteste del popolo. Ma il destino della Repubblica Napoletana era segnato. Le milizie guidate dal cardinale Ruffo prendono il controllo della città. Eleonora si rifugia in Castel Sant’Elmo assieme agli esponenti di spicco della Repubblica, che si arrendono e ricevono la promessa di avere salva la vita se espatriano. Ferdinando IV torna al potere e non mantiene le promesse. Eleonora viene impiccata il 20 agosto del 1799. Prima di salire al patibolo cita Virgilio: «forse un giorno gioverà ricordare tutto questo».

Pubblicato il 

20.06.03

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