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L'editioriale

Ritorno allo Stato ficcanaso

di

Claudio Carrer

Si dovrebbe chiamare “Legge sulla sorveglianza di massa dei cittadini in Svizzera” quella che oggi il nostro Parlamento, sordo agli appelli di autorevoli giuristi, organizzazioni per i diritti umani, associazioni dei consumatori e molti altri soggetti, dovrebbe approvare in sede di votazione finale e su cui verosimilmente si dovrà esprimere anche il popolo, essendo il lancio del referendum cosa decisa.

Una legge, denominata “sul servizio di informazioni” che estende a dismisura (e senza contrapporvi un serio sistema di vigilanza) il potere dei servizi segreti in materia di sorveglianza e di raccolta dei dati e che nel contempo indebolisce la tutela della sfera privata dei cittadini violando massicciamente diritti fondamentali quali la libertà di opinione e la presunzione d’innocenza.
Inoltre, per alcune categorie professionali come medici, avvocati, preti o giornalisti, svuota di ogni significato pratico il loro dovere di riservatezza o di protezione delle fonti.


Se questa legge dovesse un giorno entrare in vigore, il Servizio d’informazioni della Confederazione avrebbe licenza, anche solo a titolo preventivo (cioè senza che vi siano indizi precisi di attività criminale), di ascoltare telefonate, leggere la posta elettronica, posizionare microspie negli appartamenti, introdurre dei programmi spia (i cosiddetti trojan) nei computer privati per leggerne l’intero contenuto e seguirne la navigazione internet, sorvegliare e intercettare tutto il traffico elettronico che via cavo entra o esce dal paese ed effettuare analisi sulla base di parole chiave. In questo modo, di fatto, tutti gli utilizzatori di internet diventerebbero dei potenziali sospettati.
Il Sic disporrebbe così di più mezzi di quelli della magistratura: anche in assenza di un ragionevole sospetto potrebbe disporre misure di sorveglianza che in un procedimento penale non sono possibili o sottostanno a rigide procedure di approvazione. E il materiale così raccolto i servizi segreti lo possono trasmettere alla magistratura.


Pure i canali e le forme di raccolta delle informazioni (a cui possono essere costretti anche le autorità e i privati) vanno decisamente troppo oltre l’accettabile, facendo di fatto ogni cittadino un potenziale agente segreto.
Questi sono i metodi della NSA (i servizi d’intelligence americani) oggetto delle rivelazioni fatte nel 2013 da Edward Snowden, che peraltro hanno dimostrato di non essere particolarmente efficaci nella lotta al terrorismo.
E allora perché dotarsi di strumenti che danneggiano le libertà e i diritti dei cittadini? Il ministro della difesa e capo degli 007 elvetici risponde: «Per tener conto delle inquietudini della popolazione rispetto alla sicurezza».
La legge sul servizio di informazioni è in realtà uno strumento per ripristinare quello “Stato ficcanaso” figlio della guerra fredda sfociato nello scandalo dello schedature alla fine degli anni Ottanta, quando noi svizzeri scoprimmo di essere stati considerati dallo Stato un popolo di gente pericolosa, da spiare e da tenere sotto controllo. Dagli archivi degli 007 saltarono fuori le schede di 900.000 persone spiate e pedinate per anni per le loro idee politiche di sinistra, perché attivisti anti-nucleari, sindacalisti, terzomondisti o appartenenti a gruppi religiosi.


Allora l’attività di spionaggio avveniva con mezzi modesti e criteri piuttosto ridicoli. Si pensi al tentativo (fallito) di schedare i partecipanti ad un’assemblea dei Giuristi democratici svizzeri tenutasi sul Gurten (la suggestiva montagna che si affaccia su Berna): gli acuti 007 schedarono i proprietari di tutte le auto parcheggiate alla stazione di partenza della funicolare, che erano casuali turisti e non i membri dell’associazione dei giuristi di sinistra, che in quell’occasione avevano deciso di raggiungere la cima della montagna a piedi e partendo da un altro punto.
Oggi, la nuova “Legge sulla sorveglianza di massa dei cittadini in Svizzera" mette a disposizione strumenti molto più sofisticati, ma il criterio di lavoro è ancora quello di un tempo: l’arbitrio.

Pubblicato

Giovedì 24 Settembre 2015

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