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Ritorno al futuro

di

Claudio Origoni


Non avevo nessuna intenzione di parlare di elezioni cantonali né di politica in senso stretto: è una pastina riscaldata; e poi il discorso non mi compete. E tuttavia mi ci sento tirato per i capelli. Gli interventi pubblici sul tema delle elezioni cantonali d'aprile sono una provocazione. Ogni giorno un richiamo, un rimando, una minaccia (come la scriteriata proposta di chi vorrebbe "ulteriori sgravi fiscali").
C'è chi parla di buongoverno (e cioè della necessità di gestire in modo giusto prudente e sollecito il bene pubblico) e chi di spazzatura. (Mi si perdoni l'accostamento apparentemente irriverente: i due argomenti trovano origine ambedue nel pensiero liberal.) Chi si appella ai fantasmi e chi attizza piccoli fuochi, contro ogni prudenza. Denominatore comune una pochezza di pensiero preoccupante, sostituita qua e là dalla retorica. Delle forme soprattutto, dove sillogismi sgangherati si accostano a metafore ermetiche.
«Il futuro è una cosa seria» ha scritto per esempio la Kometti Katia Ballerini, vice presidente del Plr. (Non è mica sbagliato, anzi!) «Noi [liberali] siamo seri; ergo: il futuro [del Cantone] è nostro.» Ovvio, no? Ma che discorso sarà mai? Qui non si tratta di dichiarare, cara Katia. Qui si tratta di dimostrare.
Certi interventi mi ricordano ciò che si diceva di quel politico male in arnese che, poiché aveva poche idee, non le diceva a nessuno per paura di restarne senza.
Personalmente sarei un po' più prudente sul futuro, cara Katia. Bisognerebbe prima riflettere sul presente. Anche perché è sempre pericoloso passare dal passato al futuro senza fermarsi sul presente. Viene a mancare un punto d'appoggio.
Maggiore concretezza (e maggiore concettualità) mi pare sia stata dimostrata finora dal Ps, e non lo dico per piaggeria. Mi riferisco a una recente riflessione di Patrizia Pesenti sulla Regione.
In casa liberale invece le chiacchiere (e le polemiche) battono di gran lunga la riflessione.
Lo Stato liberale dovrebbe garantire la libertà da e non di. Esso, lo Stato, dovrebbe essere chiamato ad assicurare la massima efficienza economica insieme alla massima giustizia sociale e alla libertà individuale. Dovrebbe prendersi cura della responsabilità del cittadino. Ma bisogna che (finalmente) il Plr decida tra  welfare  e stato minimo.  
Come ha scritto Argante Righetti, ci vorrebbe uno Stato forte e laico: anzi, ci vuole. Il fatto è che dichiarare, ancora una volta, non basta. Occorre dimostrare. Cioè è ora di cambiare, tanto per essere precisi. Ma, per il rispetto dovuto alla persona, e per correttezza filologica, andiamo a leggere l'originale di Righetti sulla Regione di mercoledì 21 febbraio scorso.
«Occorre un riscatto etico della politica» ha scritto l'ex consigliere di Stato. «Non è lecito minimizzare la questione morale. Non è lecito dire che la questione morale è solo un fatto di strumentalizzazione politica. Il rispetto dei valori morali, la rigorosa separazione degli interessi pubblici dagli interessi privati, sono un punto centrale dell'azione di ogni ente pubblico.» (E bravo! Bravo davvero, onorevole Righetti!)

Pubblicato

Venerdì 2 Marzo 2007

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