Mentre sono ormai diffusissime le manifestazioni dedicate in generale alla cosiddetta world music, sono invece quasi inesistenti i festival consacrati esclusivamente alla musica africana: rassegne di cui ci sarebbe invece un gran bisogno per creare attorno alla ricchissima scena musicale del continente nero un’attenzione meno superficiale di quella che normalmente la circonda. Uno dei rarissimi esempi a livello europeo di rassegna specializzata in questo campo viene proprio dalla Svizzera: si tratta di Afro-Pfingsten, che a Winterthur nei giorni di Pentecoste arriverà alla dodicesima edizione con un programma che si snoderà lungo ben otto giorni, da lunedì 28 maggio a lunedì 4 giugno. Oltre che massiccio (fino al 2 i concerti saranno serali, domenica 3 e lunedì 4 anche pomeridiani), il cartellone è di alto profilo e può mettere nell’imbarazzo della scelta chi, non potendo seguire l’intero festival, sia costretto a privilegiare soltanto qualcuna delle proposte. Bastino alcuni nomi. Il 28 e 29 si produrrà Yelemba, un ensemble di percussioni e danza della Costa d’Avorio che assicura un’esibizione estremamente spettacolare. La serata del 31 promette di essere memorabile. In scaletta Pierre Akendengue, gabonese, musicista-intellettuale battistrada della modernizzazione della musica africana e pioniere dell’impegno civile e politico della canzone del continente nero, un veterano amato in tutta l’Africa; poi Sam Mangwana, rinomato interprete della musica moderna storicamente egemone nel continente, la rumba congo-zairese; infine il trombettista sudafricano Hugh Masekela, uno dei grandi nomi della diaspora provocata dal regime razzista di Pretoria, ex marito di Miriam Makeba e negli anni sessanta artista di grande rilievo nell’easy listening statunitense, improvvisatore e stilista di classe. Il primo giugno sarà fra l’altro di scena Chaba Fadela, che alla fine degli anni settanta, giovanissima, fu il primo personaggio in Algeria (in anticipo anche su Khaled) dell’anticonformista pop-rai a fare breccia nel cuore dei giovani ansiosi di libertà. Il 2 giugno, in un’altra serata da non perdere, si succederanno Awilo Longomba, nuovo, interessante protagonista della musica congolese; l’ivoriano Meyway, artista di successo ma anche pensante: anche da lui sono venuti appelli contro l’uso politicamente strumentale della xenofobia in Costa d’Avorio; e Africando, gruppo di culto che testimonia della passione sempre viva dell’Africa occidentale per la musica afrocubana. Il 3 giugno poi ecco gli Osibisa, storici apripista dell’interesse per il beat africano nel "nord" del mondo. E il 4 Lagbaja, giovane ambasciatore della troppo trascurata musica nigeriana.

Pubblicato il 

04.05.01..

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