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Riserve contese

di

Silvano De Pietro
Anche le buone idee possono nascere e morire un po’ per caso e un po’ per calcolo. Una di queste idee è la Fondazione Svizzera solidale. Se non ci fosse stato l’aspro sviluppo della questione degli averi ebraici, con il grande imbarazzo procurato al governo e agli ambienti economici, forse non avremmo mai sentito i discorsi di scusa – a nome del Consiglio federale e di tutta la Svizzera – di Kaspar Villiger e di Arnold Koller, e il dichiarato proposito di riparare agli errori del passato con una generosa iniziativa di solidarietà per il futuro. L’appoggio delle banche Questo è stato il caso, condito di buone intenzioni. Il calcolo è venuto subito dopo, o forse anche prima, ma comunque sempre sottinteso: un’opera umanitaria contribuisce a restaurare l’immagine compromessa del paese, a compensare una politica d’immigrazione e d’asilo troppo selettiva e ad allontanare altre possibili future richieste di risarcimenti e riparazioni alla piazza finanziaria elvetica. Non per nulla le grandi banche, Ubs e Cs, hanno a loro volta approvato l’idea e deciso di sostenere la Fondazione Svizzera solidale. La possibilità di finanziare e sostenere la Fondazione Svizzera solidale è stata indicata dal Consiglio federale nell’opportunità d’impiego dei mezzi inutilizzati di cui dispone la Banca nazionale svizzera. L’istituto di emissione elvetico possiede 1’300 tonnellate di riserve d’oro di cui non ha più bisogno per la sua politica monetaria. Questo patrimonio, del valore di circa 20 miliardi di franchi, appartiene al popolo e deve quindi essere utilizzato per scopi d’interesse pubblico. Ma l’Unione democratica di centro (Udc), ispirata dalla politica d’opposizione al governo condotta da Christoph Blocher, non ha accettato l’idea che venisse impiegata parte di tale patrimonio pubblico per finanziare un’opera umanitaria. Anche se la Fondazione, così com’è stata concepita e definita, avrebbe dimostrato la solidarietà degli svizzeri concretamente soltanto per metà all’estero, e per l’altra metà verso chi ha bisogno d’aiuto in patria. L’iniziativa Udc sull’oro Nasce da qui l’iniziativa popolare dell’Udc, detta “iniziativa sull’oro”, che chiede le riserve d’oro e monetarie non più utilizzate della Banca nazionale svizzera, siano trasferite nella loro generalità (cioè sia i capitali che i relativi rendimenti) al Fondo di compensazione dell’Avs. Consiglio federale e Parlamento hanno invece elaborato una controproposta più equilibrata: un articolo costituzionale che dispone di trasferire il ricavato della vendita delle 1’300 tonnellate d’oro a un fondo che ne mantenga il valore reale, e di distribuirne per 30 anni gli interessi, stimabili tra i 500 e i 750 milioni di franchi all’anno, per un terzo all’Avs, per un terzo ai cantoni e per un terzo alla Fondazione Svizzera solidale. L’aumento dell’Iva Le due proposte – l’iniziativa dell’Udc ed il controprogetto – vengono messe a votazione popolare il 22 settembre, contrapposte l’una all’altra. Si tratta di scegliere una delle due soluzioni. Per i promotori dell’iniziativa, poiché le riserve d’oro della Banca nazionale appartengono al popolo, esse vanno restituite al popolo. E l’Avs sarebbe lo strumento più indicato per operare tale restituzione. C’è poi – sempre secondo l’Udc – il discorso fiscale: nel 1999 si è dovuto aumentare dell’1 per cento l’imposta sul valore aggiunto (Iva) a causa del disavanzo dell’Avs; ed un ulteriore aumento dell’Iva è da prevedersi, per lo stesso scopo, entro il 2008. L’iniziativa sull’oro, anche se non risolve il problema (garantirebbe le rendite soltanto fino al 2012), darebbe comunque in un buon margine di tempo, mantenendo inalterate le prestazioni, per trovare un finanziamento sicuro e a lungo termine dell’Avs. L’obiezione principale del Consiglio federale e dei sostenitori del controprogetto, è che l’iniziativa farebbe consumare rapidamente il patrimonio delle riserve eccedentarie della Banca nazionale, mentre la proposta governativa e parlamentare prevede, con maggiore prudenza, la gestione oculata di tale patrimonio e l’utilizzazione dei soli interessi maturati, che non sono trascurabili. In secondo luogo, proprio perché la destinazione dell’intero patrimonio all’Avs non ne risolverebbe definitivamente i problemi, appare più logico dare subito una mano alla nostra assicurazione vecchiaia, e predisporre un ulteriore, graduale aumento dell’Iva di 1,5 punti percentuali, che sarebbe una soluzione duratura e comunque prima o poi inevitabile. I benefici per i cantoni Vanno poi messi in conto i benefici che dalla ripartizione degli interessi possono trarne i cantoni, che hanno pur sempre il diritto costituzionale ai due terzi degli utili della Banca nazionale. E i cantoni possono decidere autonomamente di utilizzare tale denaro per le priorità locali del momento: riduzione del debito pubblico, formazione professionale, sicurezza, ecc. Infine, c’è la possibilità di finanziare la Fondazione Svizzera solidale, che si dedicherebbe alla lotta contro la povertà e la violenza, sia in Svizzera che all’estero: un investimento per il futuro, un modo di promuovere quei valori – come la solidarietà, il civismo, la responsabilità e l’intraprendenza – hanno favorito la coesione e il progresso della Svizzera. Per il cittadino, la decisione può sembrare difficile. Ma lo è soltanto in apparenza. In realtà la scelta è tra la chiusura egoistica di uno dei paesi più ricchi del mondo, e un segnale di apertura e di generosità che renda merito alla tradizione umanitaria della Svizzera. Il resto, cioè le motivazioni politiche che stanno dietro l’una o l’altra posizione, sono soltanto un interessante contorno.

Pubblicato

Venerdì 6 Settembre 2002

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