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Rischio assistenza

di

Stefano Guerra
Non sono 200, bensì oltre 300 i disoccupati in Ticino che martedì esauriranno il diritto alle indennità giornaliere. Una parte di loro si troverà a un passo dall’assistenza pubblica. I dati raccolti da area fra le cinque casse di disoccupazione del cantone smentiscono la cifra avanzata un paio di settimane fa (e confermataci ancora in settimana) dall’Ufficio del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell’economia (Dfe). Tale stima – basata sulle previsioni del Segretariato di stato all’economia (Seco) – non tiene. Saranno infatti poco più di 300 le persone private da un giorno all’altro delle indennità per effetto dell’entrata in vigore, martedì 1. luglio, della “nuova” Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (Ladi). Approvata dal parlamento il 22 marzo 2002 e avallata in votazione popolare lo scorso 24 novembre, la revisione della Ladi prevede fra le altre misure la riduzione da 520 a 400 del numero massimo di indennità che una persona disoccupata può percepire (vedasi box). Solo chi supera i 55 anni di età (a condizione di poter provare un periodo di contribuzione di 18 mesi) e chi è a beneficio di una rendita Ai usufruirà di prestazioni invariate. Fissando al 1. luglio la data di entrata in vigore della revisione della Ladi, il Consiglio federale ha di fatto stabilito che chi ha percepito 400 o più indennità entro il 30 giugno esaurirà il diritto a riceverne altre. Chi invece martedì prossimo non avrà ancora toccato quota 400 potrà continuare a beneficiare delle indennità fino all’esaurimento del diritto. L’assenza di una misura transitoria che consenta alle persone iscrittesi alla disoccupazione entro il 30 giugno di sottostare al vecchio regime (520 indennità giornaliere) ha obbligato nelle ultime settimane le casse di disoccupazione a un intenso lavoro di informazione nei confronti dei loro affiliati. In Ticino le cinque casse esistenti – quella pubblica e quelle dei quattro maggiori sindacati – hanno approntato delle liste di assicurati che esauriranno martedì il diritto alle indennità giornaliere. Il loro numero complessivo supera quota 300 (in maggio i disoccupati registrati in Ticino erano 5’731, il 3,9 per cento della popolazione attiva). Fra di essi 148 sono iscritti alla cassa disoccupazione cristiano sociale/Ocst, poco più di una sessantina a quella del Sei, 45 a quella della Flmo, una dozzina a quella di Comedia/Vpod e 38 alla Cassa pubblica cantonale di assicurazione contro la disoccupazione. Chi esaurirà il 1. luglio il diritto alle indennità e non avrà la prospettiva di trovare un impiego a corto termine o di contare su altri appoggi (famiglia, risparmi personali, eccetera), si troverà a un passo dall’assistenza pubblica. Un paio di settimane fa, il capo dell’Ufficio del lavoro Sergio Montorfani aveva stimato a un 15 per cento il numero di coloro che potrebbero ricorrere all’assistenza pubblica cantonale o comunale (Giornale del Popolo, 17 giugno 2003). Qualsiasi tentativo di stimare l’entità del travaso dall’assicurazione disoccupazione al regime di assistenza (e quindi l’impatto economico dell’entrata in vigore della revisione Ladi sulle casse pubbliche) è però per forza di cose approssimativo: «Un certo impatto ci sarà, anche se è molto difficile stabilirne l’entità. Non sarà comunque devastante», dice ad area il direttore della Divisione dell’azione sociale del Dipartimento della sanità e della socialità (Dss) Martino Rossi. Secondo dati elaborati dallo stesso Martino Rossi, nel 2002 l’esaurimento del diritto alle indennità di disoccupazione rappresentava solo il 20 per cento dei casi trattati dall’assistenza pubblica in Ticino. La stragrande maggioranza dei casi riguardava rotture familiari, malattie croniche, rendite Avs/Ai e prestazioni complementari insufficienti e richiedenti l’asilo a carico dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento. A livello svizzero le stime sul numero di ex disoccupati che faranno ricorso all’assistenza pubblica divergono, e di molto. Il Seco prevede che martedì prossimo si ritroveranno senza indennità 2’700 disoccupati, cui vanno aggiunte altre 1’000-1’500 persone che arriveranno a fine diritto in base alle vecchie norme. Secondo un recente dispaccio Ats il 20 per cento di essi dovrebbe far ricorso all’assistenza. Senza avanzare cifre sul ricorso all’assistenza pubblica, la centrale dei sindacati cristiani Travail.Suisse parla di 5 mila disoccupati che perderanno il diritto alle indennità a seguito dell’entrata in vigore della revisione della Ladi. In un comunicato in cui denunciava la «brutalità» della decisione del Consiglio federale di imporre la “nuova” Ladi anche ai disoccupati del regime anteriore al 1. luglio 2003, l’Unione sindacale svizzera avanzava a fine maggio la cifra di 20 mila persone a rischio di assistenza pubblica.

Pubblicato

Venerdì 27 Giugno 2003

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