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Rischiare la vita?

di

Libano Zanolari
Chi ci induceva a salire sui castagni a caccia di ghiri a 20 metri da terra? E perché, con fragili dita da ragazzini e scarpe non adatte cercare di risalire la cascata asciutta del Saiento? Per di più ogni tanto l’acqua veniva scaricata a valle… Qualcosa ci spingeva a spostare in là il confine della paura, a correre rischi per avere nuove sensazioni: non eravamo contenti della nostra vita quotidiana, stagnante, senza movimento… Poi chi ha potuto ha percorso le povere strade delle valli negando la tortuosità e il disegno stesso fra gli ostacoli della natura: erano loro a disegnare la traiettoria, a determinare la velocità sopportabile: in troppi casi sino alla morte. Dove sta il confine fra la vitalità e il coraggio? O piuttosto l’eccesso di coraggio? La superbia forse, la «hybris» degli antichi greci, la sfida a certi limiti invalicabili imposti dai Numi dell’ Olimpo? Silvano Beltrametti, nato il 22 maggio del 1979, venerdì 7 dicembre 2001 a Val d’Isère era il ragazzo più felice del mondo: primo podio del supergigante. Beltrametti è considerato da tutti un fenomeno, un misto fra i grandi del passato: la tecnica di Russi, la potenza acrobatica di Klammer, il senso della linea di Zurbriggen. Hermann Meier lo ha designato come suo erede. Ma Silvano ha fretta, una fretta terribile. A Wengen troppo giovane, troppo tenero di gambe, non può reggere i 4 km di percorso; stremato, sbaglia l’ultima curva cade sul capo e incredibilmente se la cava con una lussazione a una vertebra cervicale. Stacca, va a Sidney a imparare l’inglese, si ripresenta ai mondiali, è sicuro di essere sul podio, viene tolto dal tedesco Eckert che trova una pista più veloce. Quest’anno Beltrametti lavora ancora di più, si potenzia: a Val d’Isère, nella prima discesa della stagione, si presenta in vantaggio: nessuno entra in curva come lui: esattamente come i ragazzi che negli anni 50/60 (ma anche ora…) sfidavano la forza centrifuga entrando senza staccare all’interno della curva nella convinzione di poter comunque girare ancora a tempo il volante… A un certo punto Beltrametti ha cercato una correzione sul raggio di curva: gli sci lo hanno tradito: il nuovo materiale catapulta fuori linea alla minima presa di spigolo non graduale: non c’era neve a Val d’Isêre: Silvano dopo aver sfondata una misera rete si è rotto la schiena contro una roccia affiorante. Una seconda rete la avrebbe salvato. Non c’era: quel punto non era considerato di massima pericolosità. «Il cuore si ferma, non sento più le gambe, sto morendo» ha detto ai primi soccorritori. Sull’elicottero ha avuto un’altra crisi ed ha chiesto di salutare i genitori ricordando quanto li amava. Il giorno seguente a Grenoble li ha ricevuti dicendo di non preoccuparsi per lui; poi ha chiesto il foglio di gara, l’ultimo, e ha fatto leggere al padre il tempo fissato dal cronometro prima dell’incidente: nr.14 Silvano Beltrametti, 1…

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Venerdì 14 Dicembre 2001

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