Se è vero, come è vero, che le grandi fortune si fanno nei periodi di vacche magre, allora di questi tempi c’è da qualche parte qualcuno che ha gettato le basi per diventare un vero nababbo. Pensateci: tutti i periodi neri dell’umanità si sono trasformati, per un manipolo di audaci speculatori senza scrupoli, in una vera e propria miniera d’oro. Guerre, carestie, epidemie, ma anche più modestamente crisi economiche hanno visto nascere immense fortune, rese possibili dal fatto di aver agito proprio nel momento in cui la maggioranza dei propri simili faceva fatica a tirare a campare. Ci vuole coraggio, certo, ma anche la faccia tosta e un pizzico di cinismo non guastano. Né in passato, né ora. Solo che oggi le informazioni girano in fretta e in abbondanza, democratizzando in qualche modo la possibilità di approfittare dei momenti propizi per fare il colpaccio. La recessione che gli esperti si ostinano a dichiarare superata, ma soprattutto la lenta ripresa che apparentemente ci si para davanti, rappresentano dunque un momento propizio per investire in modo redditizio? Sì, se per investire intendiamo a lungo termine e per redditizio non intendiamo necessariamente qualche centinaia per cento. E quali sarebbero, di grazia, queste miniere a cielo aperto di cui tutti possono approfittare a piene mani? Beh, per esempio i nomi della cosiddetta new economy, benedetti prima, maledetti poi, ignorati ora. Naturalmente non tutti i nomi della new economy, ma quelli che sono sopravvissuti grazie a prodotti ed idee vincenti, e non legati a mode del momento e speculazioni. Costoro hanno approfittato del momento di purgatorio inflitto loro dai mercati, per rifarsi una salute e ora, in condizioni di mercato tranquille, e senza addosso la pressione dei media e del pubblico dei piccoli speculatori, cominciano a mostrare i segni di una salute ritrovata. Salute fatta non di progetti strampalati per prodotti che non entreranno mai in commercio, ma di dati di vendita e di bilancio tipicamente da old economy, e quindi improntati sulla solidità e l’affidabilità. E in queste condizioni, con i titoli ancora ai minimi termini, queste aziende cominciano ad attirare l’attenzione di chi sta all’erta, con le antenne ben tese a cogliere proprio questi segnali.C’è da scommettere che quando costoro avranno fatto il pieno di azioni a buon mercato, i giornali rincominceranno a parlare di boom borsistico, ma allora i giochi, quelli che contano e rendono, saranno già stati fatti.

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06.02.04

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