Entro il 2005 anche il Ticino dovrebbe dotarsi di un’Alta scuola pedagogica. In barba a tutti i ritardi fin qui accumulati. Il progetto di legge è stato presentato lo scorso aprile ma solo ora si comincia a discuterne. Intanto i membri socialisti della Commissione scolastica in Gran consiglio hanno elaborato alcuni emendamenti sul progetto di legge per l’Alta scuola pedagogica. Ne abbiamo discusso con Raoul Ghisletta, membro di detta Commissione. Da cosa nasce il progetto di istituire in Ticino un’Alta scuola pedagogica (Asp)? L’istituzione dell’Alta scuola pedagogica si basa su due accordi. Il primo è quello della Conferenza dei direttori cantonali dei dipartimenti della pubblica istruzione (Cdpe) di portare a livello di insegnamento terziario la formazione dei docenti. Un accordo che è stato ratificato nel 1993 e che deve entrare in vigore in tutti i cantoni entro il 2005. Il secondo è un accordo intercantonale di riconoscimento dei diplomi per favorire una maggiore mobilità dei docenti tra i cantoni. Quali scuole attuali sostituirà l’Asp? Al momento sono due gli enti a cui fanno capo i docenti per la formazione o per i corsi di abilitazione. C’è la Magistrale di Locarno per la formazione di docenti delle scuole dell’infanzia e elementari. Poi c’è un Istituto di abilitazione e aggiornamento (Iaa) che organizza i corsi di abilitazione all’insegnamento per i docenti di scuola media e liceo. La formazione dei docenti di scuola di infanzia e elementare passerà subito all’Asp. Mentre l’Iaa rimarrà in una fase di transizione per qualche anno. Lo scorso aprile è stato presentato il messaggio del Governo contenente il progetto di legge sull’Asp. Dopo sei mesi buoni finalmente si è cominciato a discuterne e i membri del Ps in Commissione scolastica proporranno alcuni emendamenti alla Legge. Quali sono i più importanti? Innanzittutto proponiamo di sostituire il concetto di «aggiornamento» con quello di «formazione continua». È una questione di termini ma dove «aggiornamento» significa tenersi a giorno, «formazione continua» contiene in sé l’idea di perfezionamento ed eventuale riqualificazione. La riqualifica permetterebbe una maggiore mobilità verso le scuole speciali, ad esempio. Al limite anche verso il settore sociale: asili nido, istituti,... Questo però si dovrebbe fare tramite Supsi, che è la scuola a cui si fa capo per la formazione nel settore sociale. Poi vorremmo introdurre la possibilità di una formazione a tempo parziale per poter meglio conciliare impegni lavorativi o familiari. Oggi chi frequenta la scuola Magistrale lo fa a tempo pieno. Se passasse il nostro emendamento un domani si potrebbe affiancare ad un mestiere qualsiasi a tempo parziale la formazione di docente. Una cosa fattibile visto che l’insegnamento è organizzato a moduli. Quanto ai corsi di abilitazione anche ora sono pensati a tempo parziale mentre già si insegna. Un altro punto importante riguarda la ricerca nel campo della formazione che, a parer nostro, dovrebbe essere accentrata nel nuovo istituto. Infine, un problema di gestione. Noi proponiamo di creare una Commissione consultiva formata da genitori, associazioni magistrali, ecc. Questo perché tra le lamentele più comuni mosse agli istituti oggi presenti c’è quella di non sentire i problemi che si incontrano sul campo. Un tipo di scollamento che si amplificherebbe col passaggio ad un istituto universitario. E concludo con un’altra questione di rilievo: noi proponiamo altresì di ampliare l’autonomia dell’Asp e la partecipazione dei formatori nel consiglio direttivo dell’Asp, che passerebbero da uno a tre membri (su sette). Quali saranno i rapporti tra l’Asp e gli altri enti presenti in Ticino nel settore dell’insegnamento terziario, penso soprattutto a Usi e Supsi? Per l’Usi e la Supsi c’è pendente presso la Commissione scolastica l’assegnazione di un contratto di prestazione. In pratica il contratto sancisce l’impegno a formare un tot numero di allievi quindi se non si trova un minimo di allievi è impossibile ossequiare il contratto. Questo fatto mette gli istituti in concorrenza in un mercato piccolo come quello ticinese. L’Usi ha istituito, all’interno della facoltà di scienze della comunicazione, un indirizzo di comunicazione in ambito formativo. Se sviluppano questo indirizzo potrebbero mettere le mani sull’Asp. Salvadè, a suo tempo, aveva fatto delle domande specifiche per sondare cosa succederebbe a livello finanziario se l’Asp venisse integrata nell’Usi o nella Supsi. Un’ipotesi che probabilmente non ha delle grandi speranze di riuscita. In altri cantoni effettivamente i corsi di abilitazione si fanno presso le università. Tipo a Friburgo la parte di abilitazione è delegata all’università mentre la parte magistrale è fatta da una scuola cantonale. L’esempio contrario è quello di Ginevra dove è la facoltà di pedagogia a fare la parte magistrale mentre l’abilitazione è fuori dall’università. Ma in Ticino mancano le facoltà scientifiche... Quali conseguenze può avere un ritardo dell’entrata in servizio dell’Asp? C’è il termine del 2005 da rispettare. Una volta in funzione frequentando l’Asp, si conseguirà un titolo universitario, contrariamente da ciò che accade oggi con la Magistrale. Questo comporterà da subito il vantaggio di una maggiore mobilità. Più tardi parte più perdiamo terreno a livello di formazione continua e sulla Romandia che, invece, si muoverà subito. C’è un altro fatto: quando l’Asp diventerà operativa ci sarà un anno di transizione passando da un ciclo formativo di due anni a tre anni. In quell’anno, senza nuovi diplomati, si riuscirebbe a riassorbire i docenti già formati e che attualmente sono in attesa di un collocamento. Se si vuole partire già l’anno prossimo bisogna decidere entro gennaio. Intanto si sono persi sei mesi. I gruppi Ppd e Lega vogliono accentuare il discorso delle collaborazioni con l’Usi e Supsi. Francamente non capisco in che modo sarebbe possibile. Questo tipo di collaborazioni sono già previste nella legge sull’Asp.

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23.11.01

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