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Rigurgiti

di

Alberto Nessi
Il rigurgito razzista che tocca un po' tutta Europa, e dunque anche il nostro piccolo mondo, è preoccupante. Non sono un lettore del Mattino della domenica ma la vergognosa frase "Rom: raus o campi di lavoro!" è stata riportata dai quotidiani e tutti ne hanno parlato: un paese come il nostro, che si è sempre vantato di essere "Terra d'asilo", dovrebbe rifiutarsi di dar credito a un partito come quello leghista, impregnato di xenofobia. E non dovrebbe mai dimenticare ciò che è capitato, anche da noi, nel secolo dei totalitarismi.
A rinfrescarci la memoria è arrivato in libreria, per merito dell'editore Dadò di Locarno, il libro di Stefan Keller "Dalla Svizzera ad Auschwitz", curato da Anna Ruchat. Il meticoloso lavoro dello storico del canton Turgovia  ricostruisce la vicenda dell'ebreo Josef Spring, trasferito nei campi di concentramento dopo essere stato respinto a sedici anni alle nostre frontiere: condannato a morte a causa della collaborazione degli organi di confine svizzeri con i nazisti, Spring sopravvive e, ormai ottantenne, decide di mettere sotto accusa le autorità svizzere: ma il termine "vergogna" non esiste  nel vocabolario ufficiale.
Ho apprezzato, in questo libro, il racconto preciso dei fatti e l'aver ricordato che il razzismo è stato – è – anche elvetico. Il 13 agosto 1942 Heinrich Rothmund, capo dell'ufficio stranieri presso il dipartimento polizia, quando chiuse i confini agli ebrei, affermò: «I profughi che sono tali solo per ragioni di razza, come gli ebrei, non sono da considerarsi rifugiati politici». Eppure già si sapeva della loro sorte, com'è dimostrato dall'autore del libro e dagli storici che hanno studiato la questione, a cominciare da Jean-François Bergier il quale, nel noto rapporto presentato nel 1999 a nome della  "Commissione Indipendente di Esperti Svizzera-Seconda Guerra Mondiale" istituita dal parlamento e dal governo, dice che le autorità svizzere con la loro politica antisemita hanno contribuito, più o meno intenzionalmente, a far sì che il regime nazista "raggiungesse il proprio scopo". Sembrerebbero cose di dominio pubblico. Invece no. Si preferisce dimenticare. Non si riesce ad ammettere che ci si è macchiati di una colpa.
Il libro che segnaliamo all'attenzione dei lettori pone il problema dell'antisemitismo, mentre al centro dell'attualità ticinese – e non solo, basti pensare all'Italia e alla Francia – ci sono gli zingari. Ma il problema è sempre lo stesso. E l'Atis, Associazione ticinese degli insegnanti di storia ha dato prova di un atteggiamento altamente civile prendendo posizione nei confronti del linguaggio filonazista  della Lega, rappresentata in governo da un consigliere di stato.

Pubblicato

Venerdì 8 Ottobre 2010

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