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Rifugiati comunque indesiderati

di

Alberto Bondolfi
La campagna attorno all’iniziativa Udc sull’asilo è entrata ora nella sua fase più acuta, visto che i partiti borghesi hanno messo a punto definitivamente la loro posizione e strategia durante l’ultimo fine-settimana. Ero all’estero e rientrando in Svizzera non mi sono affatto meravigliato di quanto hanno espresso le segreterie e gli uffici-stampa, poiché l’aria che tira nel resto d’Europa è assolutamente la stessa. I rifugiati, nonostante le piccole differenze nella classificazione e nelle regolamentazioni giuridiche, sono praticamente indesiderati dappertutto. Evidentemente nessuno intende affermarlo a piena voce, ma eventualmente solo sussurrarlo in modo tale che i cittadini intendano il messaggio e approvino eventuali misure che legittimino un rinvio nei Paesi di provenienza. Non voglio con questo mettere nel ridicolo coloro che devono gestire una politica coerente in questo ambito. L’abuso dell‘istituzione dell’asilo avviene di fatto e bisogna combatterlo senza con questo ferire i diritti di coloro che hanno davvero bisogno di rifugio sicuro. Ma ci sono almeno due trappole da evitare: la prima consiste nel coltivare, più o meno coscientemente il “pregiudizio negativo” che vede in ogni richiedente un potenziale simulatore e approfittatore. Anche i certificati medici e psichiatrici vengono talvolta vagliati con una mentalità che mi richiama le visite medico-militari di (in)felice memoria. Le seconda trappola è maggiormente politica: ci si misura sulle parole d’ordine dell’Udc e si parte dall’ipotesi che esse siano vincenti. Si cerca dunque di “strappare voti” ai simpatizzanti di Blocher mettendo un po’ di acqua e zucchero nel loro vino e riproponendone la mentalità. Così proprio il Partito democristiano svizzero ha parlato domenica scorsa della necessità da parte di migranti e rifugiati di “integrarsi” nella mentalità svizzera, paese ospitante. Ma come ben si sa la parola ospite indica sia colui che dà che colui che riceve accoglienza e quindi anche l’integrazione non può non essere che un processo reciproco in cui ognuno si avvicina all’altro e ne comprende le ragioni su un piede di uguaglianza morale. Le masse che si muovono dai Paesi del Terzo mondo sono immense e capisco che qualcuno di noi possa avere paura. Esse non potranno essere fermate comunque con le sole misure di polizia o di controllo degli abitanti. Solo una redistribuzione più equa delle ricchezze nel mondo farà diminuire la pressione alle nostre frontiere.

Pubblicato

Venerdì 1 Novembre 2002

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