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Riflettere sull'oggi imparando dal passato

di

Tatiana Lurati Grassi

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza celebrata il 27 gennaio di ogni anno. Quest’anno un post su facebook di una ragazza mi ha colpito per la natura del messaggio e per la sua forza.
La ragazza ringrazia sua madre per averla messa al mondo, il padre per averla consegnata ad un orfanotrofio in Africa e prosegue citando altre persone e il centro di accoglienza in cui è stata accolta in Italia.
Mi permetto di riprendere questo stralcio dello scritto:«[…] Grazie a chi senza ricevere nulla in cambio ha scelto di darci vestiti, da mangiare, da bere, giochi, tempo per ridere, vacanze al mare, gite in piscina, tempo per ballare. Grazie perché oggi che è il giorno della memoria io so di essere umana e in vita anche per questo. Per dei perfetti sconosciuti che hanno visto in me l’essere umano e non hanno pensato neanche un attimo di lasciarmi in pericolo di abbandono o di vita. Sono 25 anni che sono un essere umano in tutto e per tutto; prima ero solo una bambina nata in una parte a caso del mondo, poi la vita mi ha messo questa cosa gigante in tasca. Per questo la mia memoria dura da allora, e certi giorni sembra pure di più. Ma va benissimo così, perché spero di non perderla mai».
Grazie a te! Parole dette con il cuore, ma importanti perché ci fanno riflettere rispetto a quanto sta succedendo intorno a noi, nella vicina Penisola, ma anche in Ticino. Oggi assistiamo al dilagare di una politica senza umanità che divide in due: da una parte Noi con i nostri diritti, dall’altra Loro, gli esclusi senza diritti. È la logica del primanostrismo: nato da una preoccupazione legittima (quella di dare la precedenza ai residenti), ha via via assunto colorazioni estreme, impregnate di razzismo e xenofobia. Dà per scontato che i diritti universali siano diventati diritti esclusivi, riservati a noi e non a quelli che vengono da fuori. Quando invece la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 proclama che tutti gli esseri umani, proprio tutti, “nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
È necessario rifiutare questa brutta politica, che divide fra Noi e Loro, che ne esalta rabbia e frustrazioni e offre nemici da combattere perché umilia le persone e fa strame dei grandi principi di libertà, uguaglianza e solidarietà.
Chi sta zitto, chi si appiattisce su questa brutta politica, ne diventa complice.


Il Giorno della Memoria deve farci riflettere sull’oggi imparando dal passato. Chi in passato si è girato dall’altra parte e non ha voluto vedere ha rappresentato la negazione, la violenza, l’indifferenza. Chi ha avuto coraggio si è ribellato, ha testimoniato, ha sofferto.
A chi pensa oggi di non parlare di questi temi e delle soluzioni necessarie perché ha paura di perdere voti, occorre ricordare che una volta chi ha cominciato così ha perso la dignità. I voti si possono recuperare la dignità non si recupera più.

Pubblicato

Mercoledì 30 Gennaio 2019

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