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Riflettendo con il telecomando in mano

di

Antonio Bolzani
Martedì sera alla Tv c’era l’imbarazzo della scelta: la Tsi offriva Lugano-Davos, gustosissima e decisiva sfida dei playoffs di hockey su ghiaccio, mentre su Mediaset c’era forse il meglio che il calcio mondiale per club oggi ti può dare. Real MadridManchester United non è una partita, ma è “la partita”, grazie ai tanti, tantissimi, campioni presenti nelle due squadre. È ovvio che l’appassionato di sport come il sottoscritto fosse terribilmente indeciso su quale spettacolo scegliere: sapevo che da entrambe le parti le emozioni erano garantite e perciò optare solo per la Resega o solo per il Santiago Bernabeu mi sembrava riduttivo. Come sempre in questi casi prevale allora il compromesso che nel gergo televisivo si chiama zapping e così sono riuscito a godermi sia le perentorie discese di Nummelin, Wichser e Convery sia le deliziose giocate di Figo, Raul, Zidane, Roberto Carlos, Ronaldo, Van Nistelrooy, Beckham e di tutti quei fuoriclasse che sembrava accarezzassero il pallone tanto lo toccavano con naturalezza, stile e eleganza. Mentre ammiravo divertito quello che capitava nelle notti “stellari” di Lugano e a Madrid, pensavo al dibattito, in corso in Svizzera e di questi tempi in particolare in Ticino, attorno alla funzione dello sport e all’interpretazione che gli si deve dare: lo sport deve essere per tutti (il cosiddetto sport di massa) e deve avere una valenza prioritariamente sociale oppure bisogna valorizzare e sostenere in particolare lo sport e gli sportivi d’élite? A questo proposito, è opportuno ricordare quanto il collega Alcide Bernasconi scriveva tempo fa sul settimanale Azione: «Da anni l’approccio degli svizzeri al mondo dello sport pareva condizionato da una certa visione scolastica fatta di grandi raduni ginnici in mezzo ai prati, con gli esercizi d’assieme che rallegrassero pure i cuori di mamme, papà e nonni e pranzi in comune sotto il tendone della festa. Per anni i nostri ragazzi dovettero accontentarsi di giocare “a battaglia” in palestra o all’aperto, massimo momento agonistico delle lezioni di ginnastica, intercalato tra un lancio della pallina ed un lancio della granata». Il popolo svizzero per decenni ha in effetti praticato lo sport per passatempo e per il semplice benessere fisico e mentale; di fronte ad un’impostazione di questo tipo non è stato certo agevole competere al livello di chi, invece, si basava su altre premesse. Eppure, con enormi sforzi e in alcune discipline di squadra e individuali siamo arrivati anche noi ai vertici; abbiamo investito tanto, in tanti casi anche troppo, e così oggi qualcuno è costretto a ridimensionare e a rivedere i suoi progetti e le sue ambizioni. La realtà odierna ci presenta uno sport a due velocità: da una parte quelli come il Real Madrid e, fatte le debite proporzioni, l’Hc Lugano, e dall’altra quelli che devono avere altri principi e obiettivi. Dobbiamo accettarlo, con la consapevolezza che ognuno può svolgere in modo eccellente, utile e nobile il suo ruolo.

Pubblicato

Venerdì 11 Aprile 2003

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