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Rifiuti, tira "L'aria di domani"

di

Maria Pirisi
Esiste dal 20 dicembre del 2003 ma del mensile “L’aria di domani” non erano in tanti, fino a non molto tempo fa, ad averne sentito parlare. Il giornale è salito alla ribalta in concomitanza con la vicenda che ha visto il sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni opporsi alla costruzione dell’inceneritore dei rifiuti di Giubiasco. Una battaglia, la sua, che ha ricevuto il sostegno a tutto campo del giornalista libero Sidney Rotalinti, ideatore, editore del giornale che, sulla causa ambientalista contro l’inceneritore, ha catalizzato personaggi di diversi partiti e schieramenti politici. Una trasversalità di correnti generatrice di un movimento anti-inceneritori, a sua volta concretizzatosi in un Comitato anti-inceneritori (Cai), da cui il neonato Comitato per il lancio dell’iniziativa contro l’impianto termovalorizzatore dei rifiuti di Giubiasco. Forti di un consenso popolare che cresce di giorno in giorno, come dimostra la cinquantina di ricorsi inoltrati al Consiglio di stato dagli oppositori all’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti. Per cercare di cogliere i tratti che caratterizzano il movimento (e le sue “costole”) abbiamo incontrato Sidney Rotalinti che ne rappresenta l’anima ispiratrice. Ma chi è il popolo che attornia Rotalinti e Martignoni? «È quel popolo strano – spiega – di cui incominciai ad intravvederne il volto mesi fa quando mi recai a casa di Martignoni per intervistarlo dopo la sua elezione a sindaco. C’erano nella stessa stanza la socialista Lily Penelope Storelli, la leghista Monique Ponzio-Corneo, Luca Buzzi di Bellinzona Vivibile, c’era il professore universitario di matrice liberale Mauro Baranzini. Si tratta di spiriti liberi e indipendenti, uniti dalla voglia di lottare per la stessa causa». Sul suo rapporto ormai simbiotico col sindaco e a chi si chiede chi stia sfruttando chi, Rotalinti risponde che «l’unico nemico da cui mi guardo è questo muro di gomma che è stato eretto contro il sindaco. Le persone pensano che io e Martignoni abbiamo passato notti a studiare strategie, quando in realtà il nostro incontro è avvenuto per strada e lì, in pochi minuti, abbiamo deciso di unire le nostre forze. Per istinto mi sono subito fidato di lui, in seguito abbiamo scoperto di essere in perfetta sintonia. Ma anche se io e Martignoni non ci amassimo (in realtà ci amiamo e ci stimiamo molto), non potremmo fare a meno l’uno dell’altro: il sindaco ha contribuito a dare dignità alla nostra causa rischiando tutto di suo e noi gli abbiamo dato la dimostrazione che il popolo era con lui quando c’è stato il ballottaggio da cui è uscito vincitore». Un successo che ha portato notorietà anche al suo giornale. «Mesi fa avrei dovuto “uccidere” qualcuno per avere un po’ di visibilità, oggi il mio giornale si ritrova al centro dell’attenzione pubblica e mai come negli ultimi tempi siamo stati tanto interpellati». Quel “siamo” suona come un pluralis maiestatis visto che principalmente il giornale è sinonimo di Sidney Rotalinti. Il giornale “L’aria di domani” in formato elettronico vive nel sito “The Flying Mountain” creato da Sidney Rotalinti a fine gennaio del 2001. «Volevo creare un sito che fosse un mini-atlante animato (ho sempre avuto una passione sfrenata per i cartoni animati) – dice – e così ho dato vita a questa sorta di pianeta percorribile a tre dimensioni a bordo di un mouse ma il progetto non è decollato e così anni dopo ho optato per il giornale. Il tutto avendo come modello sempre Topolino». Topolino!? «Sì – ci spiega –. Ritengo sia uno dei personaggi-cardine della cultura degli ultimi due secoli. Topolino aiuta sempre il commissario Basettoni, ha una speciale propensione a mettersi al servizio della collettività. Ed io come lui, lavorando alla Rtsi, mi sono battuto per anni per alcune terribili cause perse». Si definisce un giornalista da sempre sul fronte della cronaca e dell’area di sinistra. «Sono innamorato della cronaca – dice – con i suoi momenti belli e i suoi momenti drammatici. Conosco questo paese intimamente e ne ho condiviso (ne condivido) le sue storie raccontandole. La mia è una conoscenza “carnale”, non accademica: sono stato dappertutto e ho visto tanta gente per il mio lavoro che ho sempre svolto cercando di trasmettere emozioni». Ma questo modo “viscerale” di sentire e trasmettere il mondo – aggiunge – non era in sintonia con la conduzione di allora e così Rotalinti decide, a fine agosto del 2003 di lasciare la Rtsi dopo 18 anni di servizio. Per un breve periodo collabora con “L’inchiesta” di Matteo Cheda, col quale, dice è tuttora «in ottimi rapporti». Poi la svolta, la creazione del giornale “L’aria di domani” con il quale ha «voluto dimostrare che è possibile fare un giornale senza pubblicità». E con quali mezzi, con quali risorse? «Il giornale – spiega – è una torta fatta in casa e io mi occupo un po’ di tutto, anche della grafica. Per questo mensile, io e una persona molto più importante di me, abbiamo rischiato tutto ciò che avevamo, i nostri risparmi e il nostro tempo. Quella persona straordinaria è mia moglie Paola». Socialità, ambiente, pace e guerra, antiglobal sono i quattro temi conduttori di tutta la linea editoriale del mensile. «Vogliamo combinare la comunicazione alla politica – dice – e per far questo abbiamo pensato di creare delle reti in cui possano confluire le varie esperienze di diversi settori. Ad esempio nell’Osservatorio Nord-Sud – da dove è partita la nostra battaglia contro l’inceneritore – vi sono persone-chiave come Ludwig Grosa (del Movimento nuova Bissone, ndr) ed altre entità sensibili ai temi ambientali.» Ma oltre all’Osservatorio, fanno capo a “L’aria di domani”, la Rete anti-mobbing e la Fondazione Enzo Baldoni. Tre diverse organizzazioni con lo stesso recapito che riconduce a Rotalinti (cp 2496, 6500 Bellinzona). «Si tratta – precisa – delle tre gambe operative del giornale attraverso le quali cerchiamo di intervenire puntualmente sul terreno». In tutto quanto fa Sidney Rotalinti ecco che entrano in gioco parole come passionalità, istinto, amicizia e coinvolgimento totale: elementi che in un modo o nell’altro emergono anche quando si parla di quest’aggregazione prorompente ma di cui è difficile riuscire a tracciare un identikit. Un movimento che rischia però di deragliare prima di raggiungere la meta per l’eccessiva velocità acquisita in poco tempo. «Tra le mie doti nascoste – risponde Rotalinti – c’è quella di essere un buon pilota. Mi piace correre ma questo non significa che non sia prudente e quando rischio lo faccio sempre in modo calcolato, badando bene a non creare pericoli». Dunque per Rotalinti tutto è pronto per il decollo. «Direi che il nostro aereo-comitato è già decollato – conclude – e viaggia sicuro. E non sarebbe potuto accadere se non ci fossero state un’ala destra e una sinistra a conferirgli stabilità. Certo il pericolo che qualche pezzo si stacchi o sia difettoso c’è sempre, per questo ogni tanto bisogna operare dei controlli e al momento l’aereo è solido e ben tenuto da un forte collante. Mi verrebbe da dire, con le parole di un musicista indiano, “We are in tune with God” (siamo in sintonia con Dio, ndr), sì c’è una risonanza cosmica che ci sta favorendo». box Transfughi dal Ps di Bellinzona ed il motivo è sempre quello: l’inceneritore. A qualche membro della sezione bellinzonese non è piaciuto che il proprio partito non si sia schierato contro l’impianto. Si tratta di Piergiorgio Jardini e degli architetti Cristina e Giampiero Storelli che hanno inoltrato le loro dimissioni dal partito. «Trovo la posizione della mia sezione insensata e contro i principi ecologici che dovrebbe difendere. Ciò che mi ha fatto veramente arrabbiare – dice l’architetto Giampiero Storelli – in tutta questa faccenda è la pubblicazione di un comunicato stampa (di cui la sezione di Bellinzona fa finta di non essersi accorta) del Dipartimento del territorio in cui si dice che la popolazione, le autorità politiche di Giubiasco e del Contado sono state informate. Il che è palesemente falso: io abito a circa 1500 metri dal futuro inceneritore e so che la verità ci è stata nascosta per bene. Sono preoccupato di dover vivere vicino ad un impianto inquinante, situato in una vallata dove tutte le emissioni ristagneranno. Ma come? I compagni di Giubiasco e di Sementina si sono mobilitati contro mentre a Bellinzona si comportano come se il problema non li concernesse. Mia figlia, Lily Penelope Storelli, pur essendo in disaccordo con la posizione della sezione, ha preferito restare e la rispetto». Riguardo all’aver aderito al Comitato anti-inceneritori risponde: «Senta, ho 77 anni e non sto più a formalizzarmi in adesioni o meno, però posso dirle che ho partecipato alla riunione costitutiva per il comitato e condivido pienamente il lancio dell’iniziativa». Tanti i colori di cui sembra dipingersi il Comitato anti-inceneritori (vedi articolo principale) che vede l’aggregazione sotto lo stesso tetto del Comitato per l’iniziativa il presidente dell’Udc ticinese Paolo Clemente Wicht che assieme al coordinatore dei Verdi ticinesi Alessandro Boggian ne condivide la presidenza, il sindaco Plr di Bellinzona Brenno Martignoni, il granconsigliere Ppd Alex Pedrazzini, gli architetti Cristina e Giampiero Storelli, transfuga dalla sezione Ps di Bellinzona, Ludwig Grosa del Movimento Nuova Bissone, il microbiologo Aleardo Zaccheo, candidato nel 2003 per il Guastafeste al Gran Consiglio. C’è però che la questione inceneritore, anche fuori dalla “cerchia” di Rotalinti, sta creando non poco scompiglio all’interno dei partiti. In primis nel Plr bellinzonese che si ritrova Martignoni a remargli contro, poi vi è il Ppd di Giubiasco che continua a chiedere chiarimenti riguardo l’impianto e a mostrarsi recalcitrante. Da parte sua, il granconsigliere Sergio Savoia, pur non aderendo formalmente al Cai, non esclude una sua posizione favorevole all’iniziativa che inoltrerà a fine mese. Una decina di giorni fa Savoia aveva presentato un’iniziativa parlamentare generica (si veda area n. 35 del 02.09.05 e a pag. 12 di questo numero) in cui si chiede una moratoria per la costruzione dell’inceneritore dei rifiuti. «Una volta che verrà stilato, valuterò il testo dell’iniziativa del Cai – ci dice – e se si orienterà sulla moratoria, incoraggiamento del riciclaggio e valutazione di soluzioni alternative, vi aderirò». Riguardo al movimento che fa capo a Rotalinti pensa che «al di là della posizione concernente l’impianto (verso il quale si può essere favorevoli o contrari) ritengo sia un bene che dei cittadini partecipino in modo attivo alla vita pubblica. Non ho invece aderito al Cai perché essendomi già opposto all’inceneritore all’interno delle istituzioni, mi sembrava poco opportuno combattere da un organismo esterno quando posso farlo utilizzando le mie prerogative, che sono quelle di essere granconsigliere». E plauso e sostegno all’iniziativa di Savoia – come «come soluzione di compromesso» – giungono anche dall’Unità di sinistra di Sementina, che in modo compatto si oppone all’impianto. «Fino ad oggi – dice ad “area” il capogruppo Alessandro Robertini – non c’è stata una richiesta ufficiale di adesione al Cai. Se però la proposta dovesse giungerci siamo disposti a partecipare ad una discussione per capire come potremo collaborare e se sostenere l’iniziativa». Tra i partiti politici che si sono apertamente schierati a fianco del Cai troviamo il Pdl e i Verdi. Alessandro Boggian, coordinatore dei Verdi, esprime parole entusiaste per il movimento che si è venuto a creare. «Ho una grande stima per Rotalinti – dice – e ho collaborato per il suo giornale e c’è con lui una convergenza di vedute e una forte affinità elettiva. Sa, alla fine, la condivisione degli stessi ideali e l’amicizia si fondono. Sulla questione inceneritore la nostra adesione è stata scontata visto che è in sintonia con i nostri principi in difesa dell’ambiente e per i quali da sempre ci battiamo». Battitore libero, il granconsigliere Ppd Alex Pedrazzini che ricorda come, pur essendoci una causa comune alla base del movimento, «le voci sono diverse. È un movimento nato per gemmazione naturale (gli avversari direbbero “per metastasi”) e senza calcoli politici. Più che aver aderito al movimento di Rotalinti, io mi ritrovo ad essere un testimonial di una tesi che anche altri nel frattempo hanno sposato. Già dieci anni fa mi sono battuto contro la Thermoselect e anche contro altri tipi d’impianti e ciò che io oggi ribadisco è che se i rifiuti si possono portare oltre Gottardo non spendendo troppo, bisogna seguire quella strada. Insieme all’Udc ho chiesto con forza al direttore del Dipartimento del territorio Marco Borradori che ci vengano forniti dei dati precisi sui costi per il trasporto. Sono convinto che se si pubblicasse un concorso e si chiedesse ai 23-24 impianti della Svizzera interna un’offerta, si avrebbero poi dei dati in più da valutare. Solo nel caso in cui i costi fossero sconsiderati io per primo mi tirerei indietro, ma finora stranamente nessuno ha fatto un passo in tal senso. E questa è una confessione del timore di conoscere la verità.»

Pubblicato

Venerdì 9 Settembre 2005

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