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Ridefinire l’asilo

di

Silvano De Pietro
Dopo la pausa estiva, il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento una soluzione, nell’ambito della revisione parziale della legge sull’asilo, che costituisca una risposta alle critiche sollevate nel corso della consultazione in merito alle procedure di rimpatrio dei rifugiati a cui viene negato l’asilo. Secondo tale proposta, i richiedenti l’asilo che non hanno ottenuto lo statuto di rifugiato, ma che verosimilmente non lasceranno più la Svizzera, dovranno essere integrati. Il recente vertice europeo di Siviglia ha segnato un’ulteriore armonizzazione delle politiche d’asilo dei paesi dell’Unione Europea. Per la Svizzera, ora, una preoccupazione fondamentale è quella di non rimanere isolata in questo campo. Secondo la consigliera federale Ruth Metzler, «ciò si può impedire soltanto con un rafforzato inserimento della Svizzera nell’attuale piano di armonizzazione dell’Ue». In pratica succede, per esempio, che se un perseguitato politico turco, vittima di torture in patria, fugge e arriva in Svizzera via terra, secondo la regolamentazione dello Stato terzo (Accordo di Dublino, applicato nell’Ue) non potrebbe presentare domanda d’asilo alle nostre autorità. Poiché in questo caso l’interessato avrebbe prima soggiornato necessariamente in un altro Paese nel quale avrebbe potuto presentare domanda d’asilo (come l’Italia, o la Germania, o la Francia, o l’Austria, con cui la Svizzera ha stipulato accordi di riammissione), sarebbe costretto a farvi ritorno. In armonia con l’Unione europea Procedendo in modo rigido secondo questo principio (e tutta l’Ue sembra orientata in tal senso), il povero perseguitato rischierebbe di essere nuovamente respinto dallo Stato terzo, con il probabile innesco di un «effetto a catena» che lo riconsegnerebbe nelle mani dei suoi torturatori. E questo è esattamente il principio che vorrebbe applicare l’iniziativa sull’asilo che l’Udc ha depositato nel 2000 e sulla quale forse si voterà già in novembre. Se l'iniziativa dell’Udc venisse accolta, circa il 98 per cento dei rifugiati verrebbe escluso dalla procedura d’asilo. Il Consiglio federale aveva invece proposto una simile esclusione soltanto per quei casi effettivamente ripresi ed esaminati da uno Stato terzo. Ma proprio tale proposta aveva sollevato aspre critiche durante la procedura di consultazione sulla revisione della legge sull’asilo, poiché questo modo di procedere viola sia la Convenzione sui diritti umani, sia la Costituzione federale. Ora, dal momento che la Svizzera «continua ad attribuire una grande importanza all’adesione ai trattati di Schengen e di Dublino» – come ha detto la ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler – il Consiglio federale ha deciso la settimana scorsa di parare queste critiche sottoponendo al Parlamento una nuova soluzione che dovrebbe «garantire ai veri rifugiati la giusta opportunità di una procedura d’asilo». Si tratterà d’introdurre nell’attuale impostazione della revisione parziale della legge sull’asilo alcune modifiche, che concernono lo statuto giuridico delle persone ammesse provvisoriamente, la regolamentazione relativa allo Stato terzo, la procedura d’asilo e la possibilità di ricorso nei centri di registrazione e agli aeroporti, nonché il divieto di lavoro. Come cambiare In concreto, al posto dell’attuale ammissione provvisoria (che dopo 6 anni viene commutata automaticamente in un normale permesso di soggiorno) saranno creati due nuovi statuti. I richiedenti l’asilo che non sono rifugiati riconosciuti, ma che presumibilmente non lasceranno la Svizzera, fruiranno di un’ammissione in vista dell’integrazione. Quest’ultima concerne soprattutto le persone il cui allontanamento dalla Svizzera è inammissibile o inesigibile dal profilo del diritto internazionale. Tale ammissione comporta un migliore accesso al mercato del lavoro e il ricongiungimento familiare, a condizione che le persone interessate imparino una lingua nazionale e una professione e non siano passibili di pena. Quanto alla regolamentazione relativa allo Stato terzo, la proposta del Consiglio federale prevede che tale Stato sia «sicuro» e che il rifugiato possa farvi ritorno. Sono considerati sicuri specificamente gli Stati limitrofi. Si potrà fare eccezione a questa norma quando un richiedente l’asilo ha parenti stretti in Svizzera. La possibilità di ricorso nella procedura d’asilo accelerata e agli aeroporti deve essere elaborata conformemente al diritto pubblico internazionale. Nel 1995 era stato introdotto un termine di appena 24 ore per chiedere che l’effetto di una decisione avversa al richiedente l’asilo venisse sospeso. Ora il Consiglio federale propone che contro decisioni di non entrata in merito e contro decisioni d’asilo e d’allontanamento, il richiedente possa fare ricorso entro cinque giorni lavorativi. Anche la successiva decisione sul ricorso dovrà intervenire entro cinque giorni lavorativi. La procedura all’aeroporto sarà ampliata in una procedura d’asilo accelerata completa. In altre parole, tutte le decisioni potranno essere prese dall’autorità all’aeroporto, come nella procedura interna. Infine, per quanto concerne il divieto di lavoro, il Consiglio federale potrà deciderlo a tempo limitato per determinati gruppi di richiedenti. In tal modo, il governo sarà in grado di reagire a determinate situazioni di crisi ed evitare l’immigrazione secondaria di persone provenienti da altri Paesi d’accoglienza. Il parere dell’Osar L’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (Osar) ha reagito positivamente a queste proposte del Consiglio federale. «La revisione della legge sull’asilo suscita la speranza di miglioramenti», ha affermato l’Osar in un comunicato. In particolare, l’Osar accoglie positivamente lo statuto detto di «ammissione integrativa» che prende il posto dello statuto precario attualmente conferito dall’ammissione provvisoria. È una decisione, questa, «che tiene conto delle difficili condizioni d’esistenza» dei rifugiati, i quali «sovente vivono in Svizzera senza poter vedere la loro famiglia e senza prospettiva di miglioramento della loro condizione. In particolare, ai giovani ammessi provvisoriamente il loro statuto spesso sottrae la possibilità di fare un apprendistato». Positivo è anche il giudizio dell’Osar sul prolungamento del termine di ricorso da 24 ore a 5 giorni. Tuttavia, «il problema fondamentale della protezione giuridica non è ancora risolto»: per impedire la clandestinità durante la durata del ricorso, il governo prevede 20 giorni di detenzione in vista dell’allontanamento. «Ma come possono, richiedenti l’asilo sprovvisti di mezzi, incapaci di padroneggiare le nostre lingue ed il nostro sistema giuridico, organizzare dalla prigione la propria rappresentanza legale o redigere un ricorso?» L’Osar continua dunque a chiedere «un miglioramento dell’accesso alla consulenza legale». Hanno invece reagito negativamente l’Udc, per la quale l’«ammissione integrativa» rende la Svizzera «ancor più attraente» come paese d’asilo, e il Pdc, che ha espresso scetticismo sul ricongiungimento familiare. «Vogliamo attuare una politica credibile, in linea con la tradizione umanitaria svizzera: rimanere aperti verso chi è realmente perseguitato, ma agire di conseguenza contro i richiedenti l’asilo che abusano della nostra ospitalità», ha detto la consigliera federale Ruth Metzler, precisando che il nuovo statuto giuridico non sarà valido né per chi è passibile di pena, né per chi non può essere allontanato per motivi tecnici, come la mancanza di documenti di viaggio.

Pubblicato

Venerdì 5 Luglio 2002

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