Oggi suona come una beffa, l'affermazione pronunciata in primavera dal presidente dei socialisti svizzeri, Hans-Jürg Fehr, che il Pss diventerà il partito più forte. Dopo il tonfo subito dai socialisti nelle elezioni cantonali di Zurigo, nell'aprile scorso, a livello nazionale non si è mosso niente. Neanche i sondaggi preelettorali che davano i socialisti in perdita hanno dato una scossa al partito. La campagna elettorale languiva, era senza ispirazione e se c'era un messaggio forte, non è stato trasmesso con professionalità ai media e non è arrivato al grande pubblico. Nel frattempo il tracollo è diventato una realtà.
Oggi si deve mettere in questione l'operato del partito. I socialisti non hanno altra scelta che rimboccarsi le maniche. Devono ricominciare a riflettere su che cosa vogliono raggiungere, per quale Svizzera si vogliono battere e quali conquiste degli ultimi decenni che sono in pericolo vogliono difendere con grinta. Gioverebbe concentrarsi su alcuni temi forti come per esempio la ristrutturazione della nostra società e dell'economia in chiave ecologica e il traguardo di una svizzera più giusta che impedisce l'allargamento del fossato tra una elite sempre più ricca e un crescente numero di poveri. Inoltre non si può continuare a ignorare il bisogno di sicurezza di una parte della popolazione, preoccupata da una crescente tracotanza e violenza negli spazi pubblici. Solo se questi problemi sono presi sul serio e se si propongono dei rimedi appropriati con pacatezza, allora i socialisti possono sperare di riconquistare una parte di quelle cittadine e di quei cittadini di modeste condizioni che, lasciati da soli, hanno voltato le spalle al Pss, attratti dalle facili promesse dei populisti di destra. In questo contesto sembra necessario, come l'hanno auspicato alcuni consiglieri nazionali rieletti e bocciati che i socialisti riallaccino contatti più stretti con la popolazione, anche con il mondo degli stranieri, per meglio capire dove stanno i loro problemi e a cosa aspirano.
Si dovrebbe ritrovare poi non solo la volontà, ma pure il piacere di battersi insieme per una buona causa così da poter attirare e "contagiare" nuovi e giovani compagni e compagne. In questo contesto il partito potrebbe fungere da ambiente accogliente ed offrire opportunità per esperienze di vita in comune al di fuori dell'attività strettamente politica.
Da osservatore esterno si ha l'impressione che i vertici non gradiscano le idee divergenti. Ci vuole quindi una nuova cultura di discussione. Solo da un confronto franco e talvolta duro nascono idee e progetti forti. Non sarà facile trovare l'equilibrio tra il sostegno alle rivendicazioni dei sindacati e le richieste di riforme poiché non per tutto quello che è auspicabile i socialisti trovano alleati per costruire delle maggioranze. Solo dopo essersi trovati d'accordo su una proposta, occorrerà quella professionalità nel creare e trasportare i messaggi che mancano oggi assolutamente – non solo, ma in particolare, ai socialisti. 

Pubblicato il 

26.10.07

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