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Richiedenti, la barca che non c'è

di

Silvano De Pietro
Con l'entrata in vigore della nuova legge sull'asilo all'inizio del 2008, l'esclusione dall'assistenza sociale è stata estesa. Adesso non soltanto ai richiedenti l'asilo che hanno ricevuto una risposta di non entrata in materia, ma anche a coloro la cui domanda è stata presa in esame e respinta può essere negata l'assistenza pubblica che implica anche le cure sanitarie. Come tale esclusione avvenga è stato fatto oggetto di un'inchiesta condotta dall'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (Osar), che ha rilevato importanti diseguaglianze di trattamento da un cantone all'altro.
Alle persone toccate da questa misura di esclusione non rimane che domandare l'aiuto d'urgenza garantito dalla Costituzione. E benché non sia obbligatorio escludere dall'assistenza sociale i richiedenti respinti, la maggior parte dei cantoni concede solo le prestazioni minime dell'aiuto urgente. E lo fa con modalità molto divergenti, ma soprattutto senza trattare in modo adeguato le persone particolarmente vulnerabili. Problematico è però il caso del Ticino, dove, violando la Costituzione, l'assistenza sociale viene negata alle persone giudicate sufficientemente in grado di potersela cavare da sole.
In realtà, l'aiuto d'urgenza rappresenta sovente condizioni esistenziali estremamente frustranti. Le somme messe a disposizione per l'alimentazione e l'igiene variano da 4,25 a 11,50 franchi al giorno e sovente sono inferiori agli 8 franchi. Nei cantoni Lucerna e Sciaffusa le persone che ricevono l'aiuto d'urgenza devono alloggiare in rifugi d'emergenza con alcolizzati e drogati. In molti altri casi sono obbligate a lasciare il loro ricovero durante il giorno, anche in pieno inverno. Succede anche che una donna isolata venga collocata in un ricovero della protezione civile insieme ad uomini sconosciuti, o che il canton Berna vieti di frequentare la scuola pubblica ai bambini esclusi dall'assistenza sociale.
Le persone ridotte all'aiuto d'urgenza – denuncia ancora l'Osar – sono confrontate con una situazione particolarmente schizofrenica. Da un lato, succede che dei richiedenti vengano esclusi dall'assistenza sociale prima che scada il termine intimato loro per lasciare la Svizzera. Dall'altro, la prosecuzione del loro soggiorno in Svizzera è ammessa dalle autorità per poter riesaminare il loro caso: una condizione che può durare mesi e che rende insostenibile un soggiorno difficile, seppur legale. L'Osar parla apertamente di «arbitrio negli aiuti d'urgenza» ed invita i cantoni a far uso del margine di manovra lasciato loro dalla legge per evitare un rigore eccessivo.

Il rapporto Osar
Dal 2004 quasi 17mila gli esclusi

Dal 2004 l'Osar ha prodotto diversi rapporti sull'attuazione pratica dell'esclusione dall'assistenza sociale. Per realizzare l'ultimo di questi rapporti, presentato martedì scorso, tra giugno e novembre di quest'anno sono state condotte inchieste scritte e orali presso i servizi di consulenza legale che la stessa Osar coordina nella Svizzera tedesca e francese, presso le organizzazioni di base, le istituzioni religiose e i servizi cantonali. I risultati più significativi sono stati sottoposti ai cantoni per una loro presa di posizione. Tutti hanno risposto, eccetto il canton Ticino.
Il quadro complessivo che ne risulta non permette un confronto esaustivo. L'ottenimento dell'aiuto sociale e dell'aiuto d'urgenza è regolato dal diritto cantonale, per cui ogni cantone ha il suo sistema. Ci sono inoltre differenze numeriche (i beneficiari possono essere un centinaio nei cantoni maggiori, pochissimi in quelli piccoli) e di struttura tra i cantoni, ma anche di prassi all'interno di uno stesso cantone, al punto che gruppi simili di persone, come le famiglie con bambini, possono venir trattati in modo diverso. In questi casi non è possibile avere un'immagine globale della pratica dell'esclusione dall'assistenza sociale.
Comunque, la situazione complessiva che emerge dal rapporto è la seguente. Dal 1° aprile 2004 i richiedenti l'asilo alla cui domanda è stato risposto con una decisione di non entrata in materia (Nem) sono stati esclusi dal sistema di assistenza sociale. Da allora essi non possono far altro che chiedere l'aiuto d'urgenza. Con la revisione della legge sull'asilo, entrata in vigore il 1° gennaio 2008, le persone la cui decisione di allontanamento è esecutiva ed alle quali è stato intimato un termine per la partenza, possono essere escluse anche dall'aiuto d'urgenza. Al 30 giugno 2008 le persone colpite dall'esclusione dall'assistenza sociale erano 16'939. Il numero di coloro che, tra queste persone, si trovano ancora in Svizzera, è incerto.
Alla fine del 2007 erano 1'196 quelli che avevano fatto ricorso all'aiuto d'urgenza. In base alle informazioni che si sono potute ottenere, si stima che in totale siano circa 3'500 le persone che nei diversi cantoni (esclusi Giura e Ticino) hanno ottenuto l'aiuto d'urgenza. Questo dimostra che la decisione di estendere l'esclusione dall'assistenza sociale aveva quale scopo, oltre all'effetto-risparmio sulle finanze federali, anche quello di spingere tutte queste persone ad adeguarsi all'ordine intimato loro di lasciare la Svizzera. Tale risultato viene ottenuto proprio perché le condizioni di vita determinate dall'aiuto d'urgenza sono talmente penose che poche persone lo richiedono. E in tal modo la Confederazione riduce i costi legati al settore dell'asilo.
Rimane in sospeso la domanda su dove finiscano le persone che non ricevono neppure l'aiuto d'urgenza, poiché in effetti è poco probabile che abbiano seguito l'ordine di lasciare il Paese.

Male il Ticino
Nel Cantone si viola la Costituzione

La situazione più grave è quella del canton Ticino, dove non esiste più neppure una struttura di accoglienza dopo la chiusura, in giugno, del centro della Protezione civile di Camorino. «Il canton Ticino viola chiaramente la Costituzione federale», ha accusato Beat Meier, segretario generale dell'Osar. L'articolo 12 della Costituzione federale stabilisce che «chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto di essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un'esistenza dignitosa», senza distinzioni. Essere lasciati per strada non ha nulla di dignitoso, ha commentato Mario Amato, giurista di Soccorso Operaio Svizzero (Sos).
Martino Rossi, direttore della Divisione dell'aiuto sociale e delle famiglie del Dipartimento della sanità e della socialità, non ha voluto prendere posizione sulle accuse e si è limitato ad illustrare la situazione. Il canton Ticino opera una distinzione fra persone vulnerabili e no. Per la prima categoria, essenzialmente famiglie con figli, ammalati e handicappati, le autorità forniscono un aiuto completo: vengono alloggiati al centro della Croce Rossa Svizzera (Crs) a Cadro. Gli altri possono ottenere 10 franchi al giorno attraverso il Sos e la Crs in caso di «comprovata privazione», ma devono annunciarsi presso una sede di polizia. Hanno inoltre le cure mediche assicurate negli ospedali pubblici.
È vero che non esiste una struttura di accoglienza, ha ammesso Rossi. Il rifugio di Camorino, che era aperto dalle 18 alle 8 e offriva anche un pasto caldo, era molto poco frequentato. Motivo: era situato sotto la centrale di polizia e a 2,5 chilometri dalla stazione di Giubiasco, decisamente poco attraente per richiedenti in situazione irregolare. Secondo le associazioni umanitarie, i criteri per ottenere gli aiuti urgenti in Ticino non sono chiari. Ma è anche vero, ha precisato Rossi, che i cantoni si ritrovano davanti a un paradosso: sono obbligati da un lato a fare in modo che i richiedenti la cui domanda non è stata accolta lascino il territorio elvetico, e dall'altro devono fornire loro assistenza. E se questa non si limita al minimo indispensabile, il rischio è che queste persone non rimpatrino più.


Pubblicato

Venerdì 19 Dicembre 2008

Edizione cartacea

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