Salute

Ricercando la verità nutrizionale

Il Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede di ancorare la facoltatività del Nutri-Score al quadro legislativo. Un bene, un male? Scientificamente la questione è controversa.

Devi mangiare verdura e frutta, almeno cinque porzioni al giorno. Seguire le indicazioni della “piramide alimentare”. Ai bambini serve la carne. Anzi no, la carne fa male. Il latte fa bene; no, meglio quello di origine vegetale, anche se ottenuto attraverso oscuri processi ad alta industrializzazione. Le vitamine ˗ bisogna assumerne tante! Gli integratori che ne contengono però non incidono sull’aspettativa di vita. Signora deve mangiare meno latticini, producono muco e possono essere indigesti. Signora deve mangiare più latticini, aiutano a prevenire l’osteoporosi. Pochi ambiti sono caratterizzati da messaggi contraddittori, quanto quello dell’alimentazione. Nei nostri balzani tempi, dove ogni argomento si trasforma in guerra di religione, difficilmente riuscirai a mettere d’accordo tre persone su quale alimento sia da considerarsi “sano”.


Controversie per gente benestante: chi stenta a sbarcare il lunario, è felice se riesce a portare a casa cibo sufficiente a nutrire la famiglia. Tutti gli altri, fra sensi di colpa e dubbi, seguono questa o quella tendenza, ieri la soia, oggi le crocchette vegane, domani la farina di grilli. L’industria cavalca lo spirito del tempo ˗ è la guerra delle etichette, che sono ormai oggetti sofisticati, per promesse di vita eterna. Una cosa, in tanti anni come giornalista d’inchiesta, l’ho capita: in questo settore non esiste la “pistola fumante”.


Manca sempre la prova regina, perché è impossibile ottenere un risultato scientificamente solido comparando gli alimenti. Troppi elementi confondono i risultati e quello che succede esponendo una cellula ad una sostanza, non necessariamente riflette cosa accade nel corpo quando quella sostanza viene ingerita. E così il dibattito si fa scivoloso, e gli opposti interessi lasciano noi popolo bove nel dubbio. I tentativi di semplificare la complessità producono confusione.


Sviluppato in Francia nel 2017, il cosiddetto “Nutri-Score” tiene impegnati parlamentari, industria e associazioni di tutela di consumatori e consumatrici. È un algoritmo che assegna voti agli alimenti che troviamo al supermercato. Una sorta di semaforo, dal verde al rosso, che dovrebbe aiutarci a prendere buone decisioni su cosa mangiare.


La faccenda è complicata. L’olio di oliva può finire per avere voti non eccellenti, nonostante quanto sia considerata benefica l’alimentazione mediterranea. Pane ottenuto da farine non identificate diventa un buon prodotto se fra gli ingredienti ci sono vitamine aggiunte, anche se la persona in questione non ha carenze e allora perché dovrebbe assumerne? La discordia non sembra destinata a risolversi.


C’è chi dice che il sistema ci infantilizza. La lobby industriale si divide in campi contrapposti, ci sono multinazionali che si oppongono al Nutri-Score, altre preferiscono cavalcarlo. Bianco e nero, in un mondo di grigi. L’ultima puntata svizzera della vicenda ha visto il Consiglio nazionale approvare una mozione che chiede di ancorare la facoltatività del Nutri-Score al quadro legislativo. Il governo aveva chiesto di respingerla, ma la Camera del popolo l’ha approvata. Il Konsumentenschutz (la fondazione per la protezione del consumatore) si è arrabbiato ˗ l’organizzazione da anni ha deciso di difendere il Nutri-Score. E voi, che idea vi siete fatti?

 

Personalmente, credo che dedicherò più tempo a leggere le etichette. Sono davvero curiosa di scoprire quali prodotti siano bollati con il verde e dunque sarebbero “equilibrati”. Scommetto che non sarò sempre d’accordo con l’algoritmo. 

Pubblicato il

28.03.2024 09:43
Serena Tinari
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