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Riaprire un dibattito sulla cultura del territorio

di

Mario Ferrari
«La Svizzera è una metropoli verde. Accanto a regioni edificate in maniera più o meno intensiva esistono effettivamente ancora spazi liberi. Si tratta di un bene incommensurabile! In un attimo possiamo lasciare la città, passeggiare nel bosco, lungo la riva di un lago o su una strada priva di automobili. La vicinanza con le zone di svago e di ristoro è un patrimonio incalcolabile e la qualità della vita che ne deriva non ha prezzo. Per l'economia ciò determina una posizione di vantaggio e un chiaro punto a favore del turismo».
Sul finire dello scorso anno è stata presentata all'asilo Ciani di Lugano una mostra proposta dall'Associazione Metropoli Svizzera corredata da una serie di appuntamenti culturali in varie parti del Ticino.
Siamo un'unica metropoli? Il pensiero può spaventare, i fini reconditi d'una associazione che porta questo nome possono insospettire.
Eppure la citazione posta all'inizio fa parte della Carta per il futuro di una Svizzera urbana proposta dall'Associazione dietro la quale evidentemente non stanno i cementificatori, non stanno gli speculatori ma persone che si preoccupano dello sviluppo territoriale e nel contempo culturale e sociale della Svizzera.
Quindi si può parlare di metropoli senza per questo proporre una brodaglia indistinta da spandere su tutto il territorio svizzero.
L'Associazione afferma ancora che «bisogna scegliere: o continuare a disperdere gli insediamenti nel territorio come fin'ora: circa 1 metro quadro al secondo. Oppure: proteggere ogni metro quadro non ancora edificato. Oppure: salvaguardare il territorio come base vitale per tutti».
In Ticino stiamo andando allegramente e irresponsabilmente sulla prima strada e il fenomeno delle fusioni attorno ai poli cittadini, se non governato da una nuova cultura, ha già e avrà ancor più questi effetti.
Nel Piano direttore cantonale (Pd) giustamente si afferma che «contenere questa edificazione diffusa e disordinata è obbiettivo importante del nuovo Pd: vi è infatti un eccesso di area riservata all'edificazione nei Piani regolatori (tant'è che il 34 per cento della stessa è ancora libera) e la riserva di spazio esistente è superiore di almeno tre volte ai bisogni. Mentre nell'ultimo decennio le superfici di insediamento sono cresciute del 14 per cento sull'altro fronte si è osservata una diminuzione del territorio agricolo, sia per quanto concerne gli alpeggi, sia per quanto concerne la superficie agricola utile calata del 10 per cento».
Ho riproposto, sei anni dopo, una mozione del tutto inascoltata di Venanzio Menghetti, per dare strumenti concreti ai comuni che intendono ridurre la zona edificabile. Rimarrà nei cassetti altri sei anni!
Per ora sento regolarmente la voce preoccupata di Tita Carloni, assieme a poche altre, e noto, con qualche malinconia, che l'ultimo dibattito alto e forte attorno a questi temi risale alla fine degli anni sessanta in occasione della legge urbanistica. Occasione persa da un Ticino legato agli interessi di breve termine, agli orti delle categorie professionali (oggi totalmente silenti e in fila davanti alle porte degli uffici cantonali), disamorato della propria terra.
Le fusioni e i meccanismi che esse producono e lo stimolo dell'Associazione Metropoli Svizzera dovrebbero essere sufficienti occasioni per tornare a dibattere di cultura e di cultura territoriale.

Pubblicato

Venerdì 2 Febbraio 2007

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