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Riappare lo squalo

di

Silvano De Pietro
Saurer è un nome mitico dell'industria meccanica svizzera. Da molto tempo questa società non produce più veicoli utilitari, negli anni Novanta ha subito una profonda ristrutturazione, ma è pur sempre leader mondiale nel settore delle macchine per l'industria tessile. Attualmente il gruppo, che ha sede ad Arbon (canton Turgovia), occupa circa 10 mila persone, quasi tutte all'estero, ripartite tra poco più di 7 mila nella divisione macchine tessili e poco meno di 3 mila nella divisione sistemi di trasmissione (di potenza meccanica). Nel 2005 il gruppo Saurer ha registrato una cifra d'affari di 1,57 miliardi di euro, un risultato d'esercizio di 152 milioni ed un utile netto di 88 milioni di euro. Cifre, queste, che sono abbastanza stabili nei conti degli ultimi anni. Ma all'orizzonte è spuntata la società britannica Laxey Partners. Che i lavoratori della Swissmetal di Reconvilier ben conoscono… La Laxey Partners è un "hedge-fund" (letteralmente "fondo di copertura", in realtà gli "hedge-funds" sono fondi comuni per investimenti speculativi) che s'è introdotto nell'azionariato della Saurer nell'estate 2005. Ha sede nell'Isola di Man. La vicenda del gruppo Swissmetal è un esempio di cosa succede ad un'impresa nella quale la Laxey Partners s'insinui e, senza incontrare resistenza, ne assuma il controllo. Per il momento, il fondo britannico dispone del 28 per cento delle azioni (e dei voti) in seno al gruppo Saurer: non è la maggioranza, ma una buona base di partenza per tentare di mostrare ancora una volta, magari con l'aiuto di qualche subdolo alleato, di cosa sono capaci questi "squali" della finanza e di quale vorace appetito sono dotati. Intuito il pericolo, il sindacato Unia e i lavoratori – che hanno pagato le precedenti ristrutturazioni della Saurer in termini pesantissimi di posti di lavoro persi – si sono messi sul chi vive. L'assemblea generale degli azionisti Saurer, in programma per lo scorso 11 maggio, rappresentava l'occasione buona per la Laxey Partners. E infatti il presidente del fondo speculativo, l'inglese Preston Rabl, faceva una doppia proposta: distribuire agli azionisti un dividendo straordinario di 9,45 franchi per azione (per un totale di 136 milioni di franchi), invece di 1,80 franchi proposti dal consiglio d'amministrazione (Cda), ed avere un posto per sé nello stesso Cda. All'assemblea generale ha però potuto partecipare e prendere la parola Beda Moor, membro della direzione del settore industria del sindacato Unia (cfr. intervista sotto). L'intervento di Moor è stato preceduto da un volantinaggio effettuato da una rappresentanza dei dipendenti di Saurer poco prima dell'assemblea. Un'iniziativa per mettere in guardia gli azionisti contro gli «squali dell'atlantico», che altro non vogliono che «dissanguare finanziariamente le imprese». Il discorso del sindacalista Moor, poi, è stato breve e chiaro: nella manovra della Laxey Partners non c'è alcuna considerazione né per il patrimonio industriale dell'impresa, né per i diecimila lavoratori della Saurer. Alla Laxey Partner, ha continuato Moor, manca una chiara e stabile strategia industriale e quindi ogni prospettiva per il futuro dei lavoratori della Saurer. Lo dimostra l'esempio di come la Laxey Partners s'è comportata alla Swissmetal. «Lascio a voi decidere se quello è uno scenario desiderabile per la Saurer e per i suoi occupati», ha concluso il sindacalista. Il discorso ha avuto effetto. Preston Rabl, che non è uno sprovveduto, ha capito che non avrebbe trovato sostegno alla sua richiesta d'incassare un bel po' di milioni di franchi ed ha ritirato la sua prima proposta. Ha mantenuto però la richiesta di entrare nel Cda. E qui è stato accontentato, riuscendo a raggiungere il 50,9 per cento dei voti azionari grazie all'appoggio di un azionista americano (l'Us-Fonds Silver Point), della Martin Ebners Bz Bank e di Markus Blocher, figlio del consigliere federale Christoph Blocher. Le richieste di Rabl sono però state combattute anche dal presidente della direzione generale del gruppo Saurer, Heinrich Fischer. Ma a lui ed all'intera dirigenza quello che importava di più era di non dover sguarnire le riserve destinate a finanziare la strategia d'espansione del gruppo, il cui "menu pianificato", secondo lo stesso Fischer, comprende ben otto possibili acquisizioni per un totale di 930 milioni di franchi. "Ora c'è molta insicurezza" «L'elezione di Rabl nel consiglio d'amministrazione dimostra che c'è un interesse da parte della Laxey Partners; ma non sappiamo che cosa è poi di preciso questo interesse, quale sarà il futuro di Saurer e che cosa si vuole esattamente. È questa insicurezza che mi rende un po' nervoso», commenta l'esito dell'assemblea Jakob Auer, presidente della rappresentanza del personale Saurer, da noi interpellato. «In passato», continua Auer, «s'è visto che dove il signor Rabl s'è inserito nel Cda, ci sono stati cambiamenti a breve termine, con soppressione di posti di lavoro, esternalizzazioni e vendite di parti dell'impresa. Qui c'è ora la preoccupazione che si vada in questa direzione». Sulla strategia di acquisizioni all'estero della Saurer, Auer non si pronuncia nel merito, ma «quello che so è che delle acquisizioni beneficia l'intero gruppo Saurer». Il clima tra i dipendenti della ditta viene però descritto da lui come «molto insicuro». «Qui girano le affermazioni più disparate, tra cui quelle che dicono che non durerà a lungo. I lavoratori si pongono il problema di cosa potrebbe succedere, altri hanno digerito la situazione e tornano al loro lavoro quotidiano pensando che il signor Rabl sia soltanto uno su otto e che non possa succedere nulla di straordinario. Ma il pensiero fisso è sempre lì. Le acque si calmeranno un po' solo se non se ne sentirà parlare più per un po' di tempo».

Pubblicato

Venerdì 19 Maggio 2006

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