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Restringimento dell'orizzonte

di

Giuseppe Dunghi
La deputazione ticinese alle camere federali è una barzelletta viaggiante. I componenti di questo organismo non si sentano offesi, senatores boni viri, senatus mala bestia. Ciascuno di loro, preso singolarmente, ha la propria storia, un partito a cui rendere conto, un contesto ideale che lo qualifica, insomma sono personalità interessanti e intriganti. È il loro stare insieme ad essere comico. Gli exploits della deputazione rappresentano il minimo comun denominatore fra programmi politici che a loro volta sono l’immiserimento e l’involgarimento delle idee di riferimento dei diversi partiti. Come quando il gatto si diverte con un topo appena catturato, per mostrarlo al padrone di casa: senza coda, senza zampette, senza orecchie, tutto mordicchiato, senza vita, irriconoscibile. Prendiamo il cosmopolitismo illuminista dei padri del liberalismo, prima che il pensiero liberale si immedesimasse nei vari risorgimenti nazionali: Si je savois quelque chose qui me fût utile, et qui fût préjudiciable à ma famille, je la rejetterois de mon esprit. Si je savois quelque chose utile à ma famille et qui ne le fût pas à ma patrie, je chercherois à l’oublier. Si je savois quelque chose utile à ma patrie, et qui fût préjudiciable à l’Europe, ou bien qui fût utile à l’Europe et préjudiciable au Genre humain, je la regarderois comme un crime. Il lascito illuminista è stato tranquillamente sostituito dagli attuali rappresentanti del partito liberaldemocratico con il darwinismo sociale liberista. Ma il liberismo ha più a che fare con le ricette dispensate dai vari consulenti bancari per far soldi in fretta che con Montesquieu. L’universalismo cristiano, il katà holen ghèn, è irriconoscibile nel moderatismo fatto principio e nella paura di aprirsi al mondo del partito democratico cristiano. Tutti e due, Prd e Pdc, affascinati dagli slogan razzisti e fascisti di Blocher e Bignasca. E che dire dell’internazionalismo socialista? Ridotto a teorizzazione del “necessario” adattamento dei lavoratori alla competizione globalizzata voluta dalle multinazionali. Il risultato di questo restringimento dell’orizzonte sono delle cosette pressoché insignificanti che non si capisce con quale coraggio si possano sbandierare come “vittorie per il Ticino”: lo snellimento del passaggio dei Tir, la richiesta di sostegno per i benzinai di confine in crisi, il contributo federale all’impianto di smaltimento dei rifiuti, l’insediamento a Bellinzona del tribunale penale federale, una sessione delle camere federali a Lugano (funestata tra l’altro dalla rappresentazione di una pièce teatrale di Flavio Maspoli: quando si dice minimo comun denominatore!). Stando immersi in un mondo ideale così piccolo, come si fa, non si pretende di risolvere, ma almeno a capire una cosa grande e tragica come il licenziamento e l’espulsione di una persona dal lavoro?

Pubblicato

Venerdì 31 Ottobre 2003

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