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Spazio Amnesty

Responsabilità delle aziende, è l’ora di una decisione

di

Manon Schick

Quando ho fatto i miei primi passi come direttrice di Amnesty International, a inizio 2011, la discussione su come obbligare le multinazionali a rispettare i diritti umani era già all’ordine del giorno. Lo stesso anno il Consiglio dei diritti umani dell’Onu aveva avallato i Principi guida su imprese e diritti umani, raccomandando agli Stati di regolamentare le attività delle imprese.


Sono trascorsi quasi dieci anni. Il governo svizzero non ha ancora regolamentato le attività delle multinazionali, e questo nonostante una petizione firmata da 135.000 persone consegnata nel 2012 e poi l’Iniziativa popolare per multinazionali responsabili depositata nel 2016, e nonostante innumerevoli discussioni in Parlamento e le manovre per rinviare la votazione.


La discussione continua durante la sessione delle Camere federali iniziata martedì. E la domanda di fondo non è cambiata: è necessario obbligare le multinazionali con sede in Svizzera a rispondere delle proprie azioni se sfruttano bambini, inquinano dei fiumi o sfrattano con la violenza delle comunità indigene dalle loro terre? L’unica risposta a questa domanda è Sì.


Ma, a sorpresa, le organizzazioni padronali Economiesuisse e Swissholdings continuano a rifiutare qualsiasi regola vincolante per le aziende, e questo nonostante molte aziende riconoscano di non essere al di sopra della legge. Oltre 180 imprenditori sostengono l’iniziativa per multinazionali responsabili. E in un sondaggio reso pubblico la settimana scorsa, il 78% delle persone interrogate si diceva pronto a votare sì all’iniziativa.


In Parlamento siamo allo sprint finale. Il Consiglio nazionale ha elaborato un controprogetto meno incisivo dell’iniziativa (riguarderebbe solo le grandi multinazionali), ma in uno spirito di compromesso noi iniziativisti abbiamo annunciato che saremmo pronti a ritirare la nostra iniziativa se venisse approvato questo testo senza indebolimenti ulteriori. Numerose aziende come Ikea Svizzera, Migros, Coop o Manor hanno invitato il Parlamento a sostenere questo compromesso.


Purtroppo, il Consiglio degli Stati sostiene il controprogetto alibi proposto dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter. Un controprogetto che chiede alle multinazionali di pubblicare semplicemente, una volta all’anno, un rapporto sul loro approccio ai diritti umani e all’ambiente. Una bella pubblicazione in carta patinata che non servirà a niente e che certo non migliorerà la condizione dei bambini nelle piantagioni di cacao o le comunità sfollate a causa dell’estrazione mineraria. Se il Consiglio degli Stati insiste nel rifiutare qualsiasi compromesso la popolazione svizzera sarà chiamata a votare, probabilmente in novembre. La nostra coalizione di oltre 120 organizzazioni è pronta per fare campagna!

Pubblicato

Mercoledì 3 Giugno 2020

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