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Eguaglianza

Resistenza e parità salariale

La storia del primo contratto europeo che sancì l’uguaglianza retributiva tra uomini e donne

di

Mattia Lento

Nell’antico distretto industriale tessile biellese, industriali lanieri e operai firmarono un contratto clandestino durante l’occupazione nazista che segnerà le relazioni industriali italiane del secondo dopoguerra. A proteggere la firma dell’accordo, ci furono partigiani e partigiane.


Nel bel mezzo dei boschi della provincia biellese, in una trattoria di montagna come tante altre, “il Quadretto”, un gruppo di industriali lanieri e alcuni rappresentanti sindacali s’incontrano all’inizio del 1945 per firmare un accordo che farà storia: il Contratto della montagna. A scortare le due delegazioni, c’erano partigiani armati, staffette e sentinelle sparse qua e là lungo tutto il sentiero che permetteva di raggiungere la trattoria.

 

Si trattava di un accordo clandestino e non ci sarebbe stato nessun tribunale e nessun giudice a controllarne l’applicazione, eppure questo contratto fu un passo decisivo per le operaie italiane del secondo dopoguerra. In quella piccola trattoria di montagna, industriali, operai e movimento partigiano stavano ponendo le basi per un’altra Italia: antifascista, democratica e sociale.

 

Lotta di classe e buonsenso

Per saperne di più telefoniamo presso la Camera del Lavoro di Biella. A rispondere è una volontaria sindacale, un tempo operaia tessile della zona, Ranghino Annamaria, che ci racconta con orgoglio della sua pluridecennale esperienza di militanza sindacale. Lei è stata infatti una delle tante protagoniste di una classe operaia femminile, quella biellese, tra le più combattive nella storia italiana e figlia proprio del Contratto della montagna. A raccontarci la storia del movimento operaio biellese è però Simonetta Vella, direttrice del Centro di documentazione della Camera del Lavoro di Biella: «La classe operaia biellese è stata tradizionalmente molto combattiva. Le lotte durante gli anni del Fascismo sono state cruente. Non sono mancati neppure gli scioperi, in particolare nel 1943. Nei momenti più difficili, quando in gioco c’era la stessa sopravvivenza del tessuto industriale biellese, lavoratori e lavoratrici biellesi sono però stati capaci di scendere a patti con il padronato più illuminato. Il Contratto della montagna è figlio di una serie di accordi “di valle”, ratificati quindi su scala locale, confluiti poi in un unico testo tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945. Si tratta probabilmente dell’unico contratto stipulato in Europa in piena guerra e sotto l’occupazione nazista». La novità del contratto era dirompente perché disconosceva la Repubblica di Salò e il sindacato fascista e sanciva nero su bianco, in virtù del reciproco riconoscimento tra le parti contraenti, la parità salariale tra lavoratori e lavoratrici. Inoltre, fissava l’orario di lavoro a 40 ore settimanali e riconosceva per la prima volta un congedo di maternità di 3 mesi.

 

Per saperne di più => il video documentario "Il patto della montagna"

 

Dopo la guerra     

Tre giorni dopo la Liberazione, ovvero il 28 aprile 1945, il Contratto della montagna fu dichiarato valido per la quasi totalità dei rami industriali biellesi. I suoi effetti si fecero però sentire anche su scala nazionale a partire dagli anni Sessanta, come ci ricorda sempre Simonetta Vella: «Il Contratto della montagna era valido soltanto per quelle lavoratrici che erano attive durante la sua stipula. Quelle assunte dopo continuavano a essere discriminate. Nel 1961, la Cgil di Biella patrocinò una vertenza-pilota della tessitrice Mary Ceria contro la ditta Tallia Galoppo Dionisio di Vigliano. La giustizia le diede ragione nel 1963, dopo tre gradi di giudizio. Oltre un migliaio di tessitrici seguirono l’esempio della Ceria. Ciò avrebbe comportato il pagamento di una mole enorme di arretrati da parte delle aziende che avevano abbandonato il principio della parità. Sindacati e Unione industriale si accordarono per un risarcimento una tantum, a patto però che gli industriali locali, molto influenti, sostenessero la parità salariale, l'anno successivo, al tavolo delle trattative per il rinnovo del Contratto nazionale. La sentenza ebbe quindi immediata ricaduta sul contratto nazionale dei e delle tessili del 1964, che estese la parità di salario a tutta la categoria su tutto il territorio nazionale. Più avanti, la conquista riguardò tutte le categorie e i comparti produttivi».  

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Giovedì 22 Aprile 2021

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