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Requiem al punk filosovietico

di

Virginia Pietrogiovanna
È in linea con gli ultimi lavori di Giovanni Lindo Ferretti in materia di recupero e rielaborazione della musica tradizionale, lo spettacolo in cartellone, e in prima assoluta, domani sera, sabato 10 giugno alle 21 in piazza Maggiore a Stabio, in occasione della manifestazione "Ul suu in cadrega". "Tra il dire e il mare" infatti affianca al leader degli ex Csi l'etnomusicologo italiano Ambrogio Sparagna, con il quale Giovanni Lindo Ferretti porta avanti da alcuni anni un lavoro incentrato sulla valorizzazione di canti e musiche appartenenti alla tradizione musicale dell'Italia centro-settentrionale e con il quale ha prodotto diversi spettacoli. Focalizzando la propria attenzione su brani tradizionali della musica viandante, "Tra il dire e il mare" segnerà un altro capitolo di questa nuova ed interessante pagina aperta da Giovanni Lindo Ferretti, e non mancherà – come è avvenuto per altri spettacoli – di tradursi in un disco di spessore.

La produzione con cui i Cccp si sono presentati e proposti fin dall'inizio degli anni Ottanta (risale al 1982 la loro fondazione come gruppo) è leggibile anche attraverso il loro stesso nome: un punk artigianale, volutamente grezzo e spigoloso e marcatamente impegnato politicamente nei testi e nelle attitudini. Filosovietico, lo hanno più volte definito i critici e basta vedere i titoli di alcuni album per rendersene conto: "Compagni, cittadini, fratelli, partigiani" (1985), "Socialismo e barbarie" (1987), o quelli di alcune canzoni, "A ja ljublju sssr"  (1987), "Manifesto" (1987), "Militanz" (1988). Giovanni Lindo Ferretti, figura leader dei Cccp, e autore dei testi, aveva fatto della musica del suo gruppo la principale via d'espressione delle sue idee e delle sue riflessioni politiche. "Spara Jurij" (1985), "Radio Kabul" (1987), "Palestina" (1989), sono solo alcuni esempi. Se non tutto il lavoro dei Cccp, almeno la stragrande maggioranza delle canzoni erano intrise di politica. Una politica vista, riletta nei suoi episodi e nelle sue dinamiche, sentita a fondo negli anni di Lotta Continua, con la presenza forte di una sinistra in Italia e poi ancora sublimata in musica quando, all'inizio degli anni Novanta, i Cccp diventano Csi (Consorzio suonatori indipendenti).
C'è in effetti ancora ampio spazio per temi impegnati nella seconda tappa dell'evoluzione del gruppo di Ferretti. I Csi (formatisi nel 1992) però non sono più riconducibili all'etichetta di punk filosovietico: le tematiche rigorosamente politiche diventano riflessioni sulla società e la storia, sui comportamenti e i fatti. Nascono brani come "Unità di produzione", "Forma e sostanza", "Fuochi nella notte di San Giovanni", ma i testi si smussano e i toni diventano meno aggressivi. Anche la voce di Ferretti non urla più con tanta frequenza e veemenza e preferisce utilizzare il suo registro basso per atmosfere più intime. Alle chitarre graffianti e ai suoni pruriginosi la musica sostituisce l'elettronica e le atmosfere dilatate.
Un allontanamento progressivo quello di Giovanni Lindo Ferretti e dei suoi gruppi dalla presa di posizione politica, che si fa ancora più marcato con la terza tappa del suo percorso artistico: la nascita, nel 2002, dei Pgr sulle ceneri dei Csi.     I Per Grazia Ricevuta stemperano ancora maggiormente la componente politica che aveva così chiaramente marcato gli esordi. Resta per lo più leggibile in controluce, in filigrana, ma l'impegno politico, all'inizio del millennio, cede il passo ad altri temi: la terra, gli animali, la propria vita interiore. Viene scritta una canzone per l'"11 settembre 2001" e in occasione dell'album "Montesole. 29 giungo 2001", pubblicato nel 2003, (dove i Pgr rivisitano in chiave acustica alcune fra le più intense canzoni del repertorio anche politico-storico-sociale di Ferretti) riemergono rinnovati ed estremamente attuali brani come "Guardali negli occhi", "Cupe Vampe", "Uomini donne e bambini". Ma i tempi sono cambiati e la rabbia dei vent'anni che aveva dato luce ai brani più duri e più schierati si è addolcita con l'età.
Non ci si stupisce, del resto, di questo progressivo allontanamento dai temi strettamente politici se si leggono le parole di Giovanni Lindo Ferretti contenute in una lettera aperta (che ha fatto parecchio discutere e leggibile per intero su www.italy.indymedia.org) inviata al direttore de Il Foglio, un anno fa: «Politicamente sono orfano. La sinistra a cui appartenevo è morta».
Morta la sinistra, i Pgr, ma Giovanni Lindo Ferretti innanzi loro, mutano prospettiva e cominciano ad osservare il mondo con altri occhi. Quelli della spiritualità, del culto e della religione da un lato e quelli della terra, della natura, delle radici e delle tradizioni dall'altro.
Ecco che nell'ultima fase di lavoro di Giovanni Lindo Ferretti questi filoni tematici prendono corpo e si strutturano in forme di ampio respiro. Nascono gli spettacoli "Attaranta", "Litania", "Iniziali: Bcglf" (questi due ultimi disponibili anche su cd, l'uno uscito per Baracca e Burattini e l'altro per la Universal). Oltre alle canzoni, gli spettacoli di Ferretti portano sul palco ballerini, attori, video. Senza sfociare mai in una rappresentazione teatrale a pieno titolo, i nuovi campi dove "Pascolare parole, allevare pensieri" (per citare un altro spettacolo, del 2005) di Giovanni Lindo Ferretti sono quelli da vivere live sul palco, piuttosto che in studio di registrazione, e la riflessione propria va di pari passo con la riscoperta di canti e usanze, preci e materiale paraliturgico.
L'interesse di Ferretti per gli aspetti legati alla religione e al culto era emerso via via nel corso del suo lavoro, già all'epoca di "Linea Gotica" (era il 1996), già con i Csi, dunque, e con brani vividi e intensi all'interno di "Tabula rasa elettrificata" (1997), dopo il viaggio compiuto dal gruppo in Mongolia. "Madre", "Intimisto", "Pax de Jerusalem", "Gobi", "Libera me domine", "Veni creator spiritus", indicano che una forte componente spirituale agiva sui testi di Ferretti accanto all'interesse per temi politici e sociali. Un modo di concepire l'atto del raccoglimento, della meditazione e della preghiera molto personale, libero da vincoli di una dottrina precisa, tanto che nella bellissima "Ongii" (da "Tabula rasa elettrificata") Ferretti canta: «Ed è preghiera il succhiare della bocca nei cuccioli d'uomo e animale». Nulla comunque a confronto del lavoro compiuto negli ultimi anni, in particolare con l'etnomusicologo Ambrogio Sparagna. Un lavoro che ha dato vita fra le altre cose allo spettacolo "Litania", una composizione sacra comprendente parti della messa, inni, preghiere, canti della tradizione popolare italiana oltre che alcune composizioni originali di ispirazione religiosa.
Ma nemmeno il fascino subito da Ferretti della natura, degli animali e delle tradizioni, pur presente in canzoni sparse qua e là negli album dei Csi («Dimmi la bellezza dei gesti e dei colori che t'hanno attraversato e hai riflesso», canta ancora Giovanni Lindo Ferretti in "Ongii") era giunto a tanto come in "D'anime e d'animali" (l'album targato Pgr del 2004) o ancora di più in spettacoli come "Attaranta", dove riemergono storie mitiche della tradizione italiana, forme musicali popolari e dove, ancora grazie all'etnomusicologo Sparagna, vengono impiegati strumenti tradizionali (ciaramella, ghironda, organetto...).
Il punk dunque è davvero morto nel lavoro di Ferretti e ha lasciato libero spazio a forme espressive più vicine alla terra dove lo stesso Ferretti vive, l'Emilia Romagna. Montagne, boschi, prati e tramonti e la gente che li abita da secoli e poi preghiere, canti di lode e silenzio, per Colui che li ha creati. Questi i nuovi orizzonti di Giovanni Lindo Ferretti, la figura punk più alternativa e pregnante della scena musicale italiana.

Nella sua musica protagonista è la parola

Trama che segna tutto il ventennale percorso di Ferretti è ovviamente la musica. Una trama che si legge nell'acronimo Csi (Consorzio suonatori indipendenti), il secondo nome del gruppo di cui Ferretti è stato leader. Una via espressiva, quella musicale, che Ferretti ha sempre percorso lungo strade laterali, deviando rapidamente ad ogni incontro con tutto quanto potesse essere considerato mainstream. Un misto di punk, d'industrial, di pop e di elettronica, caratterizzato da suoni ruvidi e lancinanti, soprattutto nelle prime produzioni, poi sempre più alternati a spazi sonori elettronici o acustici, dove la voce incalzante e urlata diviene recitazione, preghiera, mantra o racconto monocorde pulsante e cupo.
Ma la musica dei Csi non è gran cosa senza le parole di Giovanni Lindo Ferretti. Parole capaci di dilatarsi, di assumere molteplici sfumature di significato oppure di raccoglierne uno solo puro e profondo, in grado di trasformarsi in litania o in note limpide, di sbocciare in una pienezza rigogliosa o chiudersi in un'insistita ripetizione monotona e martellante. Mai come con Giovanni Lindo Ferretti e i suoi gruppi le parole sono state senso e suono allo stesso tempo e con tanta intensità. Una ricerca continua fondata sulla capacità della musica di amplificare, modificare, infondere vita alle parole unita alla potenza di testi che sconfinano nella poesia. Giovanni Lindo Ferretti è un autore colto, che si nutre di letteratura e che filtra riflessioni e letture in versi brevi, efficaci, a volte in parole singole, che poste all'interno di una parabola sonora particolare acquisiscono sensi che travalicano la parola stessa. Il verso «Spara Jurij, spara. Spera Jurij, spera» è un esempio: unite alla musica queste tre parole riescono a dire almeno tanto quanto la "Canzone di Piero" di De André. Un altro esempio è il testo di "Campestre": un acquerello cantato da Ginevra Di Marco, dove il lento sorgere e adombrarsi della luna viene descritto con due soli verbi "s'alza" e "sfuma", due sole pennellate, ma che rendono l'intero quadro perfetto.

Pubblicato

Venerdì 9 Giugno 2006

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