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Rendite a rischio per 17mila invalidi

di

Claudio Carrer
Dopo aver con le ultime revisioni di legge inasprito i criteri per l'ottenimento di una rendita di invalidità, il Parlamento si appresta ad effettuare nuovi tagli a questa assicurazione sociale che dovrebbero portare alla revoca di migliaia di rendite correnti: nel corso della sessione delle Camere federali che si apre lunedì a Berna si concluderanno infatti i lavori della prima parte della sesta revisione dell'Assicurazione invalidità (Ai). Una revisione contro cui è già stato preannunciato il lancio di un referendum.

L'obiettivo dichiarato è quello di far saltare la rendita d'invalidità a circa 17 mila persone entro il 2018, «privilegiando» un loro rientro nel mondo del lavoro. Ma senza prevedere alcun dovere per i padroni che il lavoro possono offrirlo: l'ipotesi di costringere le imprese con più di 250 impiegati a impiegare una quota minima (dell'1 o del 2 per cento) di persone disabili che con la sesta revisione Ai si vedrebbero ridotta o soppressa la rendita è stata spazzata via dal Consiglio nazionale senza troppi complimenti. E siccome l'esperienza degli ultimi decenni dimostra che senza un obbligo di questo genere la reintegrazione nel mondo del lavoro delle persone disabili non funziona, è evidente che per molte di loro l'unica alternativa sarebbe l'assistenza sociale.
Oppure una sorta di "lavoro forzato", come prevede uno dei punti più controversi della revisione legislativa. Un articolo dal titolo "impiego in prova" stabilisce infatti che le persone occupate a titolo di prova per un massimo di 180 giorni percepiscano «un'indennità giornaliera» al posto del salario, che svolgano le stesse mansioni di qualsiasi altro impiegato ma senza godere delle norme di protezione dei salariati previste dalla legislazione sul lavoro. Gli uffici dell'Ai dovrebbero avvilire gli assicurati in questo modo anziché aiutarli a prendere coscienza delle loro potenzialità e aiutarli ad integrarsi nel mondo del lavoro.
Le vittime designate della sesta revisione dell'Ai sono donne e uomini che soffrono di malattie psichiche e di affezioni che non si spiegano con cause di tipo organico, come per esempio il cosiddetto colpo di frusta (un trauma della zona cervicale causato da un brusco movimento del capo, tipico degli incidenti automobilistici causati da un tampo-
namento) o la fibromialgia (un dolore muscolare cronico diffuso dalle caratteristiche cliniche controverse). Queste persone vengono di fatto equiparate a dei simulanti senza voglia di lavorare e sarebbero le prime in caso di entrata in vigore della legge a subire un riesame della loro situazione assicurativa.
Il testo prevede  in particolare che la rendita possa essere soppressa se il problema di salute è superabile «con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile». Ma non solo: a fare questa valutazione non sarebbe un medico (come vorrebbe la logica, visto che si tratta di valutare l'incidenza di una patologia sulla capacità lavorativa del soggetto) ma gli uffici Ai, che potranno fondare le loro decisioni anche sulle informazioni ricevute dagli assicuratori malattia, esplicitamente autorizzate dalla nuova legge a segnalare «casi sospetti». Naturalmente, per quegli assicurati che non dovessero collaborare alla loro reintegrazione è prevista tutta una serie di sanzioni che va fino alla riduzione e alla soppressione dell'indennità giornaliera.
Come era già successo con la quarta e la quinta revisione dell'Ai, che hanno già avuto come effetto una diminuzione del 44 per cento tra il 2003 e il 2009 delle nuove rendite concesse, ancora una volta sono le persone più deboli ad essere chiamate alla cassa per risanare le finanze dell'Assicurazione invalidità, alle prese con un deficit accumulato che supera i dieci miliardi di franchi.
E ancora una volta non si prendono sul serio le persone e le loro sofferenze.

Pubblicato

Venerdì 25 Febbraio 2011

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