«C’è stato un bell’aumento in ogni caso», «non abbiamo mai fatto un balzo in avanti di questa portata» così ci hanno detto alla Divisione delle contribuzioni commentando il gettito delle imposte alla fonte di quest’anno. Il “bell’aumento” consiste all’incirca in 14 milioni di franchi e secondo le proiezioni – le ultime cifre disponibili sono quelle di novembre – il totale dovrebbe essere di 180 milioni di franchi per quest’anno (nel 2004 il gettito era di 166 milioni). La ripresa economica comincia a far sentire i suoi effetti? No, si tratta di 14 milioni che vengono direttamente dalle buste paga di 5 mila frontaliere e frontalieri coniugati che a partire dal 1° gennaio di quest’anno contribuiscono anche loro alla logica della “simmetria dei sacrifici” cominciata con il preventivo 2005. In media il loro stipendio mensile è calato di 200 franchi netti. Cosa è successo? L’anno scorso area (n.47 del 19 novembre 2004) titolava un suo articolo “Come ti spremo il frontaliere”. Le previsioni di allora – che la Divisione delle contribuzioni «oggi alla luce dei dati conferma sostanzialmente» – parlavano di un’imminente crescita della pressione fiscale per circa 5 mila frontalieri che si sarebbe appunto dovuta attestare sui 14 milioni di franchi. Ora a bocce ferme le cifre confermano le ipotesi iniziali di allora. L’accresciuta pressione da un punto di vista della parità di trattamento fiscale non fa una grinza poiché nega la possibilità di una doppia deduzione per figli. Spieghiamoci meglio: fino al 2005 le frontaliere e i frontalieri il cui coniuge era attivo in Italia godevano automaticamente della deduzione per figli anche in Svizzera, beneficiando così di un’aliquota più bassa. Le autorità ticinesi hanno pertanto deciso di «limare questa disparità palese» chiamando alla cassa questa particolare categoria di frontalieri. Ma quello che da un punto di vista della logica fiscale è inattaccabile risulta molto più friabile se visto in un’ottica che va al di là della visione del tecnico che svolge il suo mestiere al fisco. Ci si accorgerebbe così che il frontaliere guadagna in generale il 20 per cento in meno del dipendente ticinese (che a sua volta è il meno pagato della Svizzera), che non ha diritto alla disoccupazione anche se vi contribuisce e che è il primo ad essere espulso dal mercato del lavoro quando i motori dell’economia “a rimorchio” ticinese scalano la marcia. Ma per non affrontare seriamente questa discussione c’erano “14 milioni” di buoni motivi. Così a partire dallo scorso febbraio tutti i frontalieri coniugati sono stati chiamati ad autocertificare (vedi riproduzione in basso) la propria situazione familiare. Si trattava in sostanza di dichiarare chi dei due coniugi provvede al sostentamento dei figli. Una domanda innocua ma che può comportare e ha comportato una vera e propria stangata (vedi articolo e box in basso) per gli incauti che non hanno fatto bene i conti. Calcoli che sono tutt’altro che semplici. Come già detto la cifra pagata nel 2005 da questa particolare categoria di lavoratori ammonta a 14 milioni di franchi e la Divisione delle contribuzioni prevede aumenti per gli anni a venire. La “torta” non va però interamente nelle casse del fisco cantonale. Dei 14 milioni il 4 per cento, cioè 600 mila franchi, vanno infatti alle imprese per l’onere che si devono accollare gestendo la trattenuta alla fonte dalle buste paga (è giustificata questa ulteriore entrata a parità di lavoro svolto?). Quattro milioni finiscono invece nelle casse cantonali, 3 milioni e 300 mila franchi ai Comuni e 800 mila franchi alla Confederazione in ragione della ripartizione delle imposte alla fonte. Infine quasi 5,5 milioni di franchi vengono girati alle autorità fiscali italiane che si ritrovano così con un regalo di natale insperato. Si può capire come mai non c’è stata alcuna azione da parte italiana volta a salvaguardare gli interessi di 35 mila lavoratori che ogni giorno si muovono fra Italia e Svizzera per conseguire un reddito. In Svizzera anno scorso il sindacato Unia ha cercato di informare i frontalieri sulla “nuova stangata”. Alla luce dei fatti la loro busta paga si è comunque alleggerita. Ci sono altre disparità nell’attuale sistema fiscale che sarebbero da mettere a posto?, abbiamo chiesto alle autorità. «In realtà ce ne sarebbe ancora un’altra – ci hanno risposto –. Attualmente i coniugi frontalieri che lavorano entrambi in Svizzera pagano le imposte secondo il cumulo dei redditi. A causa della progressione crescente dell’aliquota fiscale questa categoria di contribuente paga più imposte alla fonte per rapporto a chi ha il coniuge attivo in Italia. In questo caso il frontaliere è infatti assoggettato come reddito singolo e sfugge alla progressione crescente». Ciò significa in concreto che prossimamente i 5 mila e più (a questi si aggiungerebbero le coppie senza figli) potrebbero dover passare ancora alla cassa. Nuova stangata per i “senzavoce” del lavoro? "Ho 100 euro in meno al mese" Giulia e Riccardo* abitano a Laveno sul Lago Maggiore. Hanno due figli di 6 e 11 anni. Lui ormai da quasi 10 anni fa il frontaliere. Ogni giorno percorre 40 km all’andata e 40 al ritorno per recarsi in una fabbrica della zona industriale di Bioggio-Manno, di mestiere è operaio specializzato. «Mi trovo a dover passare per Ponte Tresa e quando casco nel turno “sbagliato” a volte ci metto quasi 2 ore a ritornare a casa la sera, la colonna ormai è diventata la mia compagna più assidua», dice stringendo il braccio intorno alla moglie. Giulia fa invece la maestra in un asilo privato in Italia. Durante il giorno sono i nonni che si occupano di accompagnare i piccoli a scuola e di andare a riprenderli, la mamma fa però in tempo a preparare loro il pranzo. «Ci tengo a far sentire ai miei figli che ci sono anche se hanno una mamma che lavora. Per fortuna ho 2 ore di pausa sul mezzogiorno», dice Giulia. Come altri frontalieri coniugati anche Riccardo nel febbraio 2005 ha ricevuto un formulario (riprodotto qui sotto) nel quale gli si chiedeva: «il suo coniuge dispone all’estero di redditi beneficianti della detrazione per carichi di famiglia (in relazione ai figli)?». «Quando Riccardo mi ha fatto vedere il formulario – dice Giulia – ho pensato solo a rispondere in maniera onesta». Effettivamente i coniugi in Italia hanno chiesto la detrazione per figli per i 1’300 euro lordi mensili che porta a casa Giulia. In seguito, ad aprile, il frontaliere si rende conto che dalla sua busta paga mancano più di 100 euro, e la cosa si ripete anche il mese successivo. Chiede spiegazioni all’ufficio del personale. «Mi hanno detto che il fisco del Canton Ticino ha cambiato politica – dice l’operaio specializzato – e che d’ora in avanti chi ha la moglie che lavora in Italia non può più far valere lo sconto per i figli anche in Svizzera. Poi hanno aggiunto che secondo loro è giusto perché eravamo troppo avvantaggiati prima». Così la busta paga da 4’600 franchi lordi mensili si alleggerisce di 170 franchi netti al mese in quanto la sua aliquota di imposta alla fonte si sposta dalla voce “coniugato con 2 figli minorenni” a “coniugato senza figli”. Questa stessa sorte è toccata ad altri 5 mila frontalieri che nel solo 2005 hanno sborsato in totale 14 milioni di franchi in più di imposte (vedi articolo sopra). Di questi 14 milioni più di 8 sono finiti nelle casse del fisco svizzero mentre 5 milioni abbondanti sono andati al fisco italiano (il restante spetta alle imprese che hanno l’onere di detrarre l’imposta alla fonte dalla busta paga dei loro lavoratori frontalieri e di girarla in seguito alle autorità). Tutti contenti quindi. A sentire queste cifre Giulia invece si arrabbia: «forse 100 euro al mese in meno non ci faranno morire di fame ma a noi facevano comodo. Con i bambini non sai mai che spese potrebbero arrivarti. E poi il modo in cui è stato fatto…nessuno ci ha avvertiti di niente. Che si taglino i loro di stipendi questi politici». «Noi frontalieri siamo davvero l’ultima ruota del carro – aggiunge il marito –. Nessuno ci dice mai niente. È così e basta. Quando in ditta mi hanno detto che ci sta bene sono stato zitto perché ho famiglia». Questa volta è Giulia a mettere il braccio intorno al marito. Riccardo aggiunge che a suo parere non si tiene sufficientemente in conto le spese che hanno i frontalieri per guadagnare «la loro pagnotta». «Prenda il mio caso – ci dice –, a chi interessa se faccio tutti i giorni 80 km per andare al lavoro?». Deduzione per spese professionali, per doppia economia domestica, spese di trasporto, spese per malattia, ecc. sono infatti tutte voci che non esistono nell’imposizione alla fonte in quanto, dicono i tecnici, vengono tenute in conto nella percentuale unica di aliquota. Percentuale che fa un forfait di queste spese che possono invece variare, e non di poco, a dipendenza delle diverse situazioni famigliari. L’accordo sull’imposizione alla fonte viene siglato attualmente in via bilaterale fra la Svizzera e gli altri paesi. «Ma se come dice lei sia Svizzera che Italia ci guadagnano chi ci difende a noi?», dice Giulia. Quando spieghiamo loro che hanno il diritto di decidere se applicare la deduzione per figli in Italia o in Svizzera restano stupiti «questo non lo sapevamo, l’unica cosa che c’era scritta sul formulario era che se le “dichiarazioni non sono vere o incomplete” potevamo ricevere una multa fino a 30 mila franchi». Tassazione italiana da una parte e quella svizzera dall’altra i due coniugi si mettono a fare i debiti calcoli per scoprire in quale regime fiscale gli conviene dichiarare di avere figli a carico. * i nomi sono di fantasia Figli, in Italia o in Svizzera? Una cosa poco nota ai frontalieri coniugati che sono stati colpiti dalla misura di “parità di trattamento fiscale per doppia deduzione di figli” è che hanno tempo fino al 31 marzo 2006 per rivedere la decisione di dedurre i figli a carico in Svizzera o in Italia. Questo anche se hanno già consegnato il formulario che abbiamo riprodotto in basso a sinistra. Purtroppo non siamo in grado di dire se conviene dichiarare i figli a carico in Svizzera o meno poiché le casistiche sono troppo diverse. Oltretutto si accavallano due diversi regimi fiscali nazionali. «Per un lavoro del genere ci vorrebbe un vero e proprio consulente fiscale», ci ha detto un collaboratore della Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino. La cosa più facile da fare è mettere a confronto la diminuzione annuale in busta paga del coniuge frontaliere – per coloro che hanno dichiarato i figli in Italia – con il vantaggio fiscale che si ottiene con la deduzione per figli a carico italiana. Per un calcolo più preciso è bene conoscere le aliquote fiscali dell’imposta alla fonte. Per informazioni telefonare all’ufficio Imposte alla fonte (0041/ 91 814 39 01) oppure consultare la pagina internet: www.ti.ch/dfe/DC/IMPOSTE/fonte

Pubblicato il 

16.12.05

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