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Referendum sulla devolution: un voto al buio?

di

Dino Nardi
Da quando in Italia è entrata in vigore la legge 459 del 2001 sul voto all'estero, con l'attuale referendum sulla devolution, sarà la quinta volta che i cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali potranno esprimere il loro voto per corrispondenza.
Al di là dei difetti e dei pregi di questa legge sul voto per corrispondenza, che sono emersi in queste prime esperienze elettorali e che avremo modo di analizzare anche in questa rubrica, vi è purtroppo un altro problema che è connesso all'esercizio del voto all'estero e che è tuttora irrisolto nonostante le ripetute proteste dell'associazionismo italiano nel mondo, dei Comites e dello stesso Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. Un problema, un grande problema, di cui si è già fatto carico anche il neo vice ministro agli affari esteri, con delega per gli italiani nel mondo, Franco Danieli. Cioè il problema dell'informazione, ovvero quello che gli elettori italiani all'estero possano essere correttamente informati sull'evento elettorale per il quale, di volta in volta, vengono chiamati ad esprimersi con il voto per corrispondenza. Un'informazione che vada al di là della cronaca quotidiana dei media, un'informazione istituzionale di cui non possono non farsi carico, da un lato, il servizio pubblico televisivo (cioè la Rai e Rai International) e, dall'altro, gli stessi media italiani della carta stampata diffusi nel mondo, quelli che, quantomeno, ricevono annualmente un contributo finanziario da parte dello Stato italiano.
Un'informazione ad hoc programmata per tempo non sulla scadenza elettorale in Italia bensì sulla tempistica del voto all'estero per corrispondenza che, come noto, è ben diversa. Infatti lo scadenzario del voto all'estero prevede, innanzitutto, il ricevimento del plico elettorale (materiale per votare) ben diciotto giorni prima della data stabilita per le votazioni in Italia e, in secondo luogo, che la scheda di voto ritorni al consolato italiano competente entro le ore 16 del giovedì che precede la domenica elettorale in Italia. Ma, in alcuni casi, si rende necessaria anche un'informazione mirata alla specificità che può esserci nel voto all'estero, come nelle recenti elezioni politiche in cui nella Circoscrizione Estero vi era la possibilità di esprimere anche il voto di preferenza (nella Ripartizione Europa addirittura due preferenze sia alla camera che al senato) che, invece, era vietato in Italia. Una diversa normativa che ha fatto sì che, anche all'estero, moltissimi elettori non abbiano dato il voto di preferenza proprio per un'insufficiente e tardiva informazione da parte della Rai!
Un problema irrisolto poiché l'informazione continua a mancare o ad essere carente anche per questo nuovo referendum sulla devolution. Infatti, mentre sto scrivendo, quasi tutti gli italiani in Svizzera (e quindi presumibilmente in tutto il mondo) hanno già ricevuto il plico elettorale dalla rete consolare italiana, e magari anche votato, senza che abbiano avuto la possibilità di farsi una corretta opinione dell'oggetto del referendum. Con l'unica eccezione di coloro, sicuramente un'esigua minoranza, che hanno potuto avvalersi delle informazioni dell'associazionismo italiano in Svizzera e dei Comites che, anche in questa occasione, nei limiti delle loro possibilità, hanno cercato di sopperire alla mancanza di una diffusa informazione istituzionale organizzando delle assemblee informative pubbliche sull'argomento.
Un'informazione, in ogni caso, troppo limitata perché gli elettori all'estero possano veramente votare con cognizione di causa su un quesito così complesso come quello della devolution. Tanto che è certamente grande il rischio che gli emigrati si facciano convincere dai facili slogan dei fautori del Sì del centrodestra (meno parlamentari, più potere al premier con governi più stabili, più potere alle Regioni, ecc.) e che al 27 giugno prossimo ci si ritrovi a fare in conti con un'altra "porcata" dell'ex ministro Calderoli!
Per evitare questo rischio è, pertanto, indispensabile votare e votare No al quesito referendario (attenzione che in questo referendum confermativo non è richiesto alcun quorum e quindi il referendum sarà comunque valido indipendentemente dal numero dei votanti!) per tenerci la vecchia e cara Costituzione del 1948 e darle, poi, una bella rinfrescata, laddove ce n'è bisogno, ma con una riforma condivisa dalla grande maggioranza del parlamento e del popolo italiano.

Pubblicato

Venerdì 16 Giugno 2006

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