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Referendum negozi, nessuna retromarcia

di

Can Tutumlu
Gianfranco Helbling
Ci hanno provato in tutti i modi per far ritirare il referendum che Unione sindacale svizzera (Uss) e Unia hanno lanciato contro l’apertura domenicale dei negozi situati nelle più grosse stazioni svizzere. Invano. Come riportato dalla Neue Zürcher Zeitung (Nzz) del 5 novembre le Ferrovie federali svizzeri (Ffs) hanno promosso una serie di colloqui circondati dalla massima discrezione per convincere i vertici sindacali a rinunciare al referendum. Così si sono incontrati prima il capo delle Ffs Benedik Weibel e André Daguet, membro del Comitato direttivo di Unia, poi è stato coinvolto anche il consigliere federale Joseph Deiss. La notizia è stata confermata dal portavoce delle Ffs Roland Binz, secondo il quale «le ferrovie sono interessate ad avere stazioni animate e ad occuparne gli spazi commerciali con attività redditizie». Al di là di ciò però l’interessamento di Deiss dimostra che l’apertura domenicale dei negozi nelle stazioni ha un’importanza strategica che va al di là della possibilità di comprare una bibita per dissetarsi durante il viaggio in treno: si tratta per la destra di aprire una grossa breccia per poi liberalizzare progressivamente tutto il settore della vendita al dettaglio e non solo. Quale contropartita al ritiro del referendum le Ffs avrebbero offerto, secondo la Nzz, di inserire nei contratti di locazione dei negozi situati nelle loro stazioni l’obbligo di concludere un contratto collettivo di lavoro per i loro dipendenti. Durante i colloqui André Daguet ha rilevato che l’introduzione di simili clausole nei contratti di locazione è «una variante degna di essere discussa» e che i sindacati non cercano certamente il confronto con le Ffs. Tuttavia per una rinuncia al referendum sarebbe ormai già troppo tardi: il termine di tre mesi per la raccolta delle 50 mila firme ha cominciato a decorrere il 19 ottobre, la raccolta è ormai in corso, non è più questo il tempo della trattativa. Sulla proposta delle Ffs ha preso posizione anche l’Uss con un comunicato in cui ci si rallegra per il fatto che l’impresa ferroviaria ha riconosciuto l’importanza dei contratti collettivi conclusi dai partner sociali anche nel commercio al dettaglio. Tuttavia l’Uss si chiede come mai le stesse Ffs non abbiano mai mosso un dito finora per imporre ai loro inquilini di aderire ad un Ccl anche quando questi impiegano lavoratori e lavoratrici la sera o nei giorni festivi. Inoltre l’Uss tiene a mantenere separata la tutela offerta da un Ccl dal referendum contro l’apertura dei negozi nelle principali stazioni del paese: «il referendum è diretto contro l’intenzione del parlamento federale di generalizzare il lavoro domenicale in Svizzera, cosa che non concerne unicamente le stazioni. I sindacati accettano il lavoro domenicale quando è necessario, ma non vogliono che la domenica diventi un giorno lavorativo come tutti gli altri». Queste le principali ragioni dell’Uss: • la modifica della legge sul lavoro accettata dalle Camere parifica di fatto il lavoro domenicale a quello degli altri giorni. L’effetto domino di grandi magazzini aperti 52 domeniche l’anno provocherà una catena di ulteriore bisogno di lavoro domenicale in altri settori come ad esempio quello dei trasporti e dell’industria alimentare. Non tarderanno ad arrivare altre richieste. • Di per sé il lavoro domenicale è vietato dalla legge, ma si nota la crescita di un sempre maggior numero di eccezioni che fa sì che già oggi 1 persona su 4 si trova ad essere occasionalmente impiegata la domenica. • Anche l’Unione svizzera dei dettaglianti si è detta contraria all’ampliamento dell’orario dei negozi in quanto questa misura rischia di far perdere ulteriori posti di lavoro nel commercio al dettaglio. • Consiglio federale e Parlamento hanno fatto notare che «al giorno d’oggi la maggior parte delle persone vuole passare la domenica in un centro commerciale». Niente di più falso e il voto popolare sempre contrario all’apertura domenicale dei grandi magazzini ne è una prova. Due terzi della popolazione non vuole lavorare la domenica. • Il congedo domenicale non ha perso in alcun modo il suo valore sociale nel tempo. Almeno un giorno a settimana deve restare a disposizione dell’individuo e della famiglia per riposare e poter incontrarsi. A questo numero di area una parte dei nostri lettori residenti in Svizzera troverà allegato un formulario per la raccolta delle firme per il referendum. Gli altri lettori di area troveranno il formulario nel giornale della prossima settimana.

Pubblicato

Venerdì 12 Novembre 2004

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