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Referendum in Italia, che confusione

di

Alberto Bondolfi
Arrivo a scrivere il pezzo per area a bocce ferme, dopo la chiusura delle urne in Italia. I cittadini della vicina Repubblica dovevano rispondere a quattro quesiti, tutti legati alla legge sulla procreazione medicalmente assistita, ma toccanti aspetti tra loro molto diversi e che si richiamavano a problematiche ed argomenti molto disparati (vedi anche pag. 15). La maggior parte degli italiani è rimasta a casa e così, nonostante una maggioranza di sì, la legge citata rimane in vigore, così come i due rami del parlamento l’avevano approvata. Berlusconi commenta subito dopo il voto affermando che si trattava di quesiti di coscienza e che quindi la sua attività di governo non ne esce scossa. Per una volta l’arte della separazione tra la sfera giuridica ed etica serve a scansare ogni ostacolo ed a poter continuare l’attività governativa, che per Berlusconi è questione vitale. La sinistra, con una dichiarazione di Bonino, lamenta il fatto che in mancanza di una partecipazione superiore al 50 per cento tutto cada, e che questa sia un’anomalia specifica all’Italia. Ma cosa pensare di tutto questo spettacolo a dire il vero per nulla “edificante”? Innanzitutto devo ammettere che capisco le ragioni di molte persone che sono rimaste a casa. I quattro quesiti erano molto diversi tra loro ed estremamente difficili da decifrare. Evidentemente c’era la possibilità di calibrare le proprie risposte, dicendo di sì solo a quelle maggiormente evidenti e lasciando in bianco le altre. I ricercatori in scienze biomediche riuscivano e riescono a vedere le connessioni intercorrenti tra i vari quesiti, ma questo era ed è un lusso per soli specialisti. Nemmeno molti politici di professione riuscivano a capire il legame tenue ma reale che legava i singoli quesiti e le logiche ad essi sottese. Noi svizzeri siamo stati più fortunati poiché sulla medicina medicalmente assistita si è votato solo in parlamento mentre sulle cellule staminali si è passati al voto popolare, ma qui si trattava di spiegare all’opinione pubblica solo un’unica problematica, ed in ballo non c’era alcuna coalizione governativa. In un insieme di prese di posizioni contrastanti i cittadini italiani faticavano a ritrovarsi e la posizione dei vescovi italiani e del papa che hanno invitato all’astensione aveva perlomeno il merito della chiarezza pratica. Quella teorica invece mancava vistosamente e ammetto di aver reagito in modo molto irritato di fronte all’uso esplicito della categoria di tattica sulla bocca del cardinal Ruini. Sulla bocca di un politico di professione essa può star bene, soprattutto quando essa viene ammessa esplicitamente in base ad argomenti proclamati in pubblico. Meno bene sta sulla bocca di un responsabile di chiesa, soprattutto poiché quest’ultima afferma di essere portatrice di un messaggio religioso e non di una strategia o tattica, tesa all’efficacia di risultati concreti in termini di potere. Comunque anche in politica vale talvolta la sentenza del gioco dell’oca: “tutti di nuovo alla casella di partenza”.

Pubblicato

Venerdì 17 Giugno 2005

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