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Reazioni spropositate

di

Alberto Bondolfi
Le notizie della settimana dal Medio Oriente non possono che renderci tristi. La tentazione durante il telegiornale è quella di cambiare canale poiché lo scenario diventa insopportabile anche stando in poltrona. Difficilmente sopportabile diventa anche il linguaggio delle reazioni diplomatiche a partire dalle cancellerie occidentali. Quasi tutte parlano, a proposito delle azioni di guerra da parte dello Stato d’Israele di "reazioni sproporzionate". Cosa sta dietro la formula diplomatica? Le radici di questo linguaggio sono molto antiche e risalgono tra l’altro anche ad un pensiero familiare agli abitanti della zona medioorientale, poiché presenti nel testo veterotestamentario della Bibbia. "Occhio per occhio, dente per dente" è la formula detta del taglione e che limita la rivalsa contro il nemico ad un danno simile a quello ricevuto. Molti studiosi di storia del diritto convengono nel vedere in simile formula una prima "civilizzazione" e diminuzione della violenza. La tendenza più facile infatti porterebbe a vendicarsi appunto senza misura, mediante "reazioni sproporzionate". In questo senso le reazioni bellicose di Israele, sotto il governo di Sharon e con l’avvallo sempre più imbarazzato di Perez, non corrispondono nemmeno alla più sana tradizione del popolo ebraico. Ma il diritto internazionale, almeno sulla carta, è già andato oltre questo schema di vendetta controllata e limitata, formulando il principio del non uso della violenza per risolvere conflitti tra Stati. Israele potrà affermare di non riconoscere la sovranità dello Stato palestinese, ma allora la contraddizione diventa ancora maggiormente insostenibile poiché il conflitto cruento dovrebbe essere interpretato come una forma di "guerra civile" tra cittadini etnicamente diversi di un medesimo Stato. A dire il vero non so bene come dirigere al meglio il mio (il nostro) senso di impotenza: sui due governi in presenza nella zona o sui governi degli Stati europei, incapaci non solo di formulare una dottrina coerente per capire e risolvere il conflitto medioorientale ma anche di un’azione diplomatica davvero incisiva. Gli Stati Uniti da parte loro hanno fallito in maniera ancora più plateale. Ma almeno loro formulano la loro politica estera in chiari termini di "interessi interni". Gli europei tentano perlomeno a parole di formulare una politica non basata solo su interessi interni, ma politicamente pesano poco su questo scacchiere. Non rimane che rassegnarsi? Penso di no: proviamo perlomeno a non abituarci all’ineluttabilità del conflitto in atto e soprattutto non "cambiamo canale"...

Pubblicato

Venerdì 25 Maggio 2001

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