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Razzismo: quando la rete di protezione è debole

di

Silvano De Pietro
Per garantire assistenza e consulenza alle persone vittime di discriminazioni razziali e xenofobe, mancano in Svizzera le strutture specializzate e di facile accesso, nonostante la presenza di una rete di 132 centri che svolgono tale attività. Uno studio pubblicato dalla Commissione federale contro il razzismo (Cfr), mette a nudo le considerevoli lacune presenti nell’offerta e propone provvedimenti per un’assistenza più efficace e per un miglior coordinamento tra i diversi operatori. In base all’ampio mandato ricevuto, spetterebbe alla Cfr anche il compito di fornire consulenza a privati. Ma «di fronte a vittime di discriminazioni, bisognose del nostro aiuto, siamo spesso disorientati», ha scritto il presidente della stessa Cfr, Georg Kreis, nella prefazione a questo studio. E continua: «Ci domandiamo – spesso in situazioni d’urgenza – chi può fare cosa e in che ambito». In effetti, «oltre al problema delle capacità e delle competenze specialistiche, si pone anche a domanda se dalla “lontana” Berna sia possibile valutare correttamente le situazioni locali». Di qui la necessità di sensibilizzare al problema Cantoni e Comuni e collaborare con le numerose associazioni private già attive. Per farlo, la soluzione migliore è creare una rete. Attualmente esistono oltre 130 servizi di assistenza e consulenza alle vittime di discriminazioni razziali. Ma tale rete è poco efficiente: mancano gli specialisti ed occorre un coordinamento tra i diversi operatori. «Il problema – ha detto Kreis davanti ai giornalisti – è che in Svizzera non si vuole che la lotta al razzismo diventi troppo politica». L’indagine commissionata dalla Cfr al Forum svizzero per lo studio delle migrazioni ha evidenziato le debolezze di questa rete. Le lacune maggiori sono state riscontrate soprattutto nella Svizzera centrale e nelle regioni periferiche, dove risultano carenti sia l’accesso, sia l’efficienza dei servizi esistenti. V’è bisogno soprattutto di strutture specializzate di facile accesso, a cui possano rivolgersi le persone che subiscono atti di discriminazione. Qui, la vicepresidente della Cfr, Boël Sambuc, ha messo a fuoco esattamente la situazione: «Se la norma penale mostra la sua efficacia contro le forme più eclatanti di razzismo, molto resta ancora da fare nella lotta contro il razzismo ordinario che si manifesta sul lavoro, nella ricerca di un’occupazione o di un appartamento, nei rapporti di vicinato, a scuola, in famiglia e nei rapporti con le autorità. Non esiste alcuna legge per combattere la discriminazione civile». L’indagine segnala anche come il livello qualitativo delle prestazioni offerte sia relativamente basso. Esso va migliorato – secondo gli autori dello studio – «mediante il coinvolgimento di persone con esperienza migratoria che sono toccate in prima linea da soprusi razzisti». In effetti, lo studio fa notare come la grande maggioranza delle persone che si rivolgono a un consultorio appartenga a «gruppi di migranti» e sia prevalentemente di sesso femminile. Se a ciò si aggiunge che sembra essere meno rilevante la consulenza per giovani in età scolastica e per appartenenti a minoranze religiose (che cercano aiuto in altri centri specializzati), si capisce la puntualizzazione fatta da Boël Sambuc a proposito della preparazione professionale richiesta: «Il nostro obiettivo è quello di non stigmatizzare, ma di ascoltare la sofferenza della gente. È una questione molto complessa: anche rispondere al telefono comporta conoscenze giuridiche su tutte le questioni che richiedono consulenza». Il grado di professionalità degli operatori attivi nei centri di consulenza è dunque – secondo lo studio - «sorprendentemente basso». Esiste perciò «una forte esigenza di creare opportunità di formazione e di perfezionamento mirate» per il personale addetto a questi servizi. Si tratta, in sostanza, di una carenza di risorse. Da un lato vi sono i consultori statali che offrono prestazioni di aiuto piuttosto marginali. D’altra parte vi sono le organizzazioni basate sul volontariato, o comunque no profit, che in media dispongono di un posto al 40 per cento. Salvo poche eccezioni, in genere queste organizzazioni non sono in grado di mobilitare sostanziali risorse personali e finanziarie da investire in settori d’attività specifici. Ma ai problemi di organico e alla mancanza di mezzi finanziari si aggiungono anche quelli dovuti all’assoluta inesistenza di un’integrazione in rete regionale o nazionale tra i servizi specializzati. Tendenzialmente, ogni struttura lavora in modo isolato, o al massimo con un’organizzazione partner, come in diversi casi è la stessa Cfr. Lo studio ha messo quindi in risalto la grande necessità di un migliore coordinamento e di una stretta collaborazione con altre organizzazioni. Si evidenziano così due urgenze: quella relativa alla mancanza di mezzi finanziari, e quella del coordinamento e della collaborazione tra strutture di organizzazioni diverse. Per far fronte alla prima urgenza, è richiesto l’intervento della Confederazione. Per la seconda, se ne farà carico il Servizio per la lotta al razzismo (Slr), che, istituito di recente a fianco e a supporto della Cfr, dispone di un fondo di 15 milioni di franchi fino al 2005 e può destinare una parte di questa somma all’ampliamento della rete ed al miglioramento della formazione. Rimane da compiere un notevole sforzo di sensibilizzazione e di prevenzione, non soltanto tra la popolazione, ma anche tra le autorità. «In effetti – ha affermato ancora il presidente Kreis – manca in questo settore una campagna nazionale di prevenzione, come quella per l’Aids e per la droga. Le autorità preferiscono lasciare agire i privati, che però mancano spesso di finanziamenti e di competenze specifiche». La Cfr organizzerà quindi quattro seminari (due nella Svizzera tedesca, uno nella Svizzera francese e uno in Ticino) per trasferire conoscenze e competenze alle organizzazioni interessate, come sindacati, datori di lavoro, associazioni d’inquilini, eccetera. Un’altra possibilità all’esame è quella di formare per ogni cantone una persona di contatto, specializzata in questioni di razzismo. Inoltre, lo Slr pubblicherà in marzo o aprile un opuscolo recante gli indirizzi dei centri di aiuto alle vittime del razzismo. Tale pubblicazione sarà rinnovata ogni due anni.

Pubblicato

Venerdì 22 Febbraio 2002

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