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Quisquilie... pinzillacchere!

di

Claudio Origoni
Il presidente Bush ha usato il diritto di veto opponendosi a una legge approvata dal Congresso americano che avrebbe esteso a 4 milioni di bambini la copertura assicurativa medica, con una spesa aggiuntiva, per lo Stato, di 35 miliardi di dollari.
"Un veto spietato" ha affermato un senatore democratico. Una decisione, per intenderci, che si ripercuote negativamente su una fascia di quattro milioni di bambini poveri.
Il presidente ruba il latte ai bambini!

In Svizzera come altrove c'è un eccesso di personalizzazione del confronto politico e un proliferare di atteggiamenti populistici. Il dibattito della settimana scorsa al Nazionale, protagonisti l'Udc e l'ineffabile Christoph Blocher, lo dimostrano. Siamo all'antipolitica all'interno dell'istituzione.
Perché questo stato di cose?
Perché ai partiti mancano idee-guida, ha sostenuto tempo fa Virginio Pedroni sul "Corriere del Ticino. Così che, presso i politici, vanno predominando autoconservazione e interessi particolari.
Che fare? Non sarebbe il caso di recuperare il rapporto della politica con la cultura, con l'ideologia?
Di chi la colpa? Dei media sostiene qualcuno. Per cui sembra davvero azzeccata la tesi del filosofo secondo cui, a volte, l'unico garante della diffusione corretta delle notizie è il silenzio-stampa.
Alternative? Aspettare. Aspettare sperando nella resipiscenza e nel futuro.
Ma ahimè anche il futuro non è più quello di una volta. Proprio come le stagioni, l'estate e la frutta.

Esiste nel portoghese d'Oltreoceano e all'interno degli uffici statali un gerundio futuro, così tradotto per comodità, che in italiano è un modo verbale sconosciuto.
L'ho imparato sul "Corriere" di Milano.
Rispetto al futuro semplice (faremo), il gerundio futuro (staremo facendo) ha in sé una sfumatura meno ultimativa. Nel senso che non offre certezze.
Ora, un governatore brasiliano ha firmato un decreto che proibisce all'amministrazione pubblica l'uso del gerundio futuro. D'ora in avanti non più "staremo facendo" ma "faremo", non più "staremo risolvendo" ma "risolveremo".
L'idea è buona. Ma si potrà governare la lingua per decreto? L'ha tentato il fascismo coi risultati conosciuti; l'ha applicato la presidenza Mitterand con scarso profitto; ci hanno provato i grigionesi coll'invenzione di un romancio unico.
Di fatto il discorso non è tanto grammaticale ma politico.
Quante volte avete sentito l'Esecutivo rispondere, "Ci siamo chinati sulla questione, tuttavia…", "Stiamo approfondendo il discorso, ma…", "Stiamo studiando il problema ecc."?
Non c'è gerundio che tenga né esercizi né esplorazioni. C'è caso mai un eccesso di studi e una più che provata scarsità di esami.

A una serata pubblica sull'aggregazione dell'Alto Mendrisiotto ho sentito parlare di doppioni e di triploni (sic!). La cosa mi ha  ricordato il famoso Tizio, Cacchio, Sempronio.

Nella stessa occasione c'è chi ha sostenuto che il documento del Municipio di Mendrisio sulle aggregazioni è abbastanza esaustivo. Direste mai che la ragazza era abbastanza incinta?

Pubblicato

Venerdì 12 Ottobre 2007

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