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Questa folle ascesa dell’euro

di

Silvano De Pietro
«La congiuntura in Svizzera continua ad essere robusta. L'evoluzione economica è ancora migliore di quanto previsto in marzo», ha detto Jean-Pierre Roth, presidente del direttorio della Banca nazionale svizzera (Bns), al momento di annunciare, giovedì 14, l'aumento di un quarto di punto percentuale del tasso guida (collocato nella zona mediana di una banda d'oscillazione che va dal 2 al 3 per cento). Naturalmente, il tasso guida della Bns è un indice del costo del denaro a breve termine,  che viene adoperato comunemente come base per il calcolo dei tassi d'interesse relativi a molte operazioni finanziarie (mutui, ipoteche, contratti a termine, ecc.). «Tutto come previsto», hanno detto e scritto diversi osservatori. E allora, come mai si è parlato tanto e si è mostrata tanta preoccupazione per questo prevedibile e previsto aumento dei tassi? Le ragioni sono diverse e complesse.
Il motivo principale è l'ottimismo. Per l'intero 2007 i vertici della Bns si aspettano un incremento del prodotto interno lordo vicino al 2,5 per cento in termini reali, grazie anche al buon andamento congiunturale dei Paesi vicini e all'evoluzione del corso dei cambi. Ma in marzo gli stessi vertici contavano su un ritmo di crescita vicino al 2 per cento. La crescita economica più marcata del previsto e il nuovo aumento del prezzo del petrolio (salito del 40 per cento dall'inizio del 2007) hanno fatto peggiorare, secondo la Bns, anche le prospettive dell'inflazione. Con un tasso guida fermo al 2,5 per cento, la Bns prevede che l'indice dei prezzi al consumo aumenterà in media dello 0,8 per cento nel 2007, dell'1,5  per cento nel 2008 e dell'1,7 per cento nel 2009.
Ma sull'apprezzamento delle prospettive dell'inflazione nella fase attuale gravano molte incertezze, tra le quali vi è anche la forte rivalutazione dell'euro sul dollaro e, in misura minore, sul franco svizzero. Un franco più debole dell'euro ma più forte del dollaro, stimola la cosiddetta "inflazione importata" perché ci fa pagare di più i prodotti importati dalla zona euro, ma ci fa pagare di meno le materie prime provenienti in gran parte da fuori dell'Europa e pagate in dollari (e questo spiega la scarsa influenza dell'alto prezzo del petrolio sul tasso d'inflazione).
Questa evoluzione della nostra moneta ha però anche rafforzato la competitività delle imprese elvetiche, quindi le esportazioni e l'attività economica in generale. Inoltre, ha rilevato Jean-Pierre Roth, l'indebolimento del franco ha prodotto un allentamento della stretta monetaria, il che ha contribuito finora a tenere bassi i tassi d'interesse ed ha causato la crescita della massa di denaro in circolazione. C'è quindi il rischio di aumentare le pressioni inflazionistiche in un'economia che già opera ad un alto livello di capacità. «Se la dinamica della congiuntura rimarrà invariata, o se l'evoluzione del franco continuerà ad allentare le condizioni monetarie, sono probabili ulteriori aumenti dei tassi nei prossimi mesi», ha concluso Roth. La Bns ha anche deciso di adeguare la struttura delle sue riserve.


L'industria cresce anche da fuori

L'economia svizzera va forte. Molto più forte del previsto. La crescita di quest'anno dovrebbe assestarsi intorno al 2,5 per cento. La disoccupazione è in calo e, vista la composizione del mercato del lavoro, si può dire che ci si sta avvicinando alla piena occupazione. Le imprese guadagnano bene e l'inflazione rimarrà, almeno nei prossimi due anni, sotto il limite tollerabile del 2 per cento. L'unica nota stonata è la debolezza del franco svizzero. Certo, essa dà alle nostre esportazioni un'ulteriore spinta; ma nelle condizioni attuali, in cui l'industria produce al limite delle proprie capacità, di questa spinta supplementare non ci sarebbe proprio bisogno.
Gli ultimi dati, relativi al primo trimestre di quest'anno, parlano chiaro: la produzione ha registrato un incremento del 7,3 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2006, e il fatturato è salito dell'8,7 per cento. L'entrata degli ordinativi, stando ai dati pubblicati lunedì scorso dall'Ufficio federale di statistica, ha segnato un'espansione del 10 per cento e le commesse in portafoglio del 17,5 per cento, mentre gli stock di prodotti finiti sono saliti del 3,5 per cento. L'aumento della produzione industriale è in gran parte spiegabile con una domanda, interna ed estera, straordinariamente sostenuta, sia per quanto riguarda i beni di consumo, sia relativamente ai beni durevoli. L'incremento ha raggiunto tassi superiori al 10 per cento nella fabbricazione di mezzi di trasporto, nell'industria elettrica, elettronica e di precisione, nel settore del cuoio e delle calzature, e nella produzione e lavorazione del legno. La progressione in questi settori (mezzi di trasporto e legno, ma anche articoli in gomma e materie plastiche) è stata prodotta principalmente dalla crescita delle esportazioni, quindi della domanda estera ulteriormente agevolata dalla debolezza del franco rispetto all'euro. Il fatturato dell'industria, inclusa l'edilizia, è aumentato complessivamente del 9 per cento rispetto al primo trimestre del 2006. Altri sintomi di questo ottimo stato di salute dell'industria, propiziato soprattutto dalle vendite all'estero, sono le condizioni del settore orologiero, ramo industriale composto da 595 aziende in pratica dedicate totalmente all'esportazione. L'anno scorso l'orologeria svizzera ha creato 2 mila 700 nuovi posti di lavoro, vale a dire il 6,5 per cento in più, portando il totale degli addetti ad oltre 44 mila 400. A titolo di confronto, questa cifra è solo la metà degli occupati in questo settore nel '70, poi ridotti nel '87 ad appena 15 mila. Il boom dell'economia elvetica dovrebbe durare ancora per un pezzo. Lo confermano un po' tutti, anche il direttore dell'associazione industriale Swissmem, Hans-Ulrich Bigler, secondo il quale «il 2007 sarà un buon anno» e la crescita dovrebbe mantenersi su questi livelli anche nel 2008. E con il fatturato che cresce, non possono essere ignorate due responsabilità dell'industria e del padronato in generale. Una è relativa all'occupazione: da più parti viene segnalata la necessità d'invertire la politica del personale, che finora ha promosso i prepensionamenti ed espulso i lavoratori più anziani dal mondo del lavoro. Ora è arrivato il momento di pensare ad una valorizzazione migliore del loro patrimonio di conoscenze, attuando criteri di pensionamento realmente flessibili. L'altro richiamo è quello fatto sentire giustamente dai sindacati. È arrivato il momento di far partecipare anche i lavoratori al successo dell'economia. Finora gli adeguamenti salariali sono stati «assolutamente insufficienti», si fa notare al sindacato Unia, mentre i manager si sono già serviti generosamente. Adesso è il momento che i salari del personale «aumentino in modo sostanziale». Sarebbe un peccato (ed una grave colpa del padronato) se l'economia non cogliesse questa occasione favorevole per onorare doverosamente le proprie responsabilità sociali.

La mia casa sarà ancor più cara

Un possibile effetto perverso dell'aumento dei tassi d'interesse, è che coloro che avevano fatto un grande sforzo per comprarsi un appartamento o una casa, contraendo un mutuo e sostenendo il boom dell'edilizia negli anni scorsi, ora potrebbero essere costretti a rifare i conti. L'abitazione di proprietà, in sostanza, gli verrà a costare più caro del previsto. Ma un eventuale aumento dei tassi ipotecari colpirebbe anche gli inquilini, per cui un po' tutto il settore immobiliare è in agitazione. A lanciare l'allarme, subito dopo l'annuncio della Bns relativo all'aumento del tasso guida, sono stati per primi gli inquilini ed i proprietari d'immobili, invitando gli istituti di credito a non alzare il tasso ipotecario. «Siamo dell'opinione che un nuovo rialzo dei tassi non conduca e non debba condurre a un ulteriore aumento dei tassi ipotecari», ha detto Regula Mühlebach, responsabile della Associazione inquilini. Di recente diverse banche hanno già ritoccato verso l'alto il costo delle ipoteche variabili. «Ora non possono farlo di nuovo», ha aggiunto. Anche secondo Ansgar Gmür, direttore della Società svizzera dei proprietari d'immobili, con il recente adattamento le banche hanno anticipato la mossa della Bns. Gmür chiede loro ora di non procedere a un ulteriore rialzo, visto che i margini sono fiorenti e i crediti ipotecari lucrativi. Ma la decisione della Bns mette sotto pressione quelle banche che avevano lasciato invariato il tasso ipotecario. «Purtroppo ora esse agiranno», ha osservato Gmür. Difatti, la Banca Migros, che finora non era intervenuta, adesso pensa a un rialzo. «Stiamo esaminando la situazione e ci si deve attendere nei prossimi tempi un aumento del tasso sulle ipoteche variabili», ha affermato il portavoce Adrian Haut. Dunque, la fase di bassi interessi sembra conclusa e rincresce che non sia stata utilizzata, dalla politica e dalla Bns, per rompere l'automatismo che lega gli affitti al tasso variabile delle ipoteche. Ma anche per chi ha comprato casa di recente le prospettive non sono rosee. Un misto, insomma, di interessi che vengono colpiti; e la reazione potrebbe avere conseguenze a livello economico. D'altronde, le prime avvisaglie c'erano già state l'anno scorso, con un evidente rallentamento nel settore dell'industria edile. In base a dati ancora provvisori dell'Ufficio federale di statistica (Ust), gli investimenti nel settore immobiliare si sono attestati nel 2006 intorno ai 50,3 miliardi di franchi, in crescita dell'1,2 per cento rispetto all'anno precedente. Nel 2005 era stato rilevato un aumento del 5,8 per cento. Tenuto conto di un rincaro nel settore di poco più del 3 per cento, per il 2006 risulta un calo in termini reali dell'1,9 per cento. Per il 2007, tuttavia, la situazione non dovrebbe essere catastrofica: secondo dati ancora provvisori, a presentare una tendenza al ribasso sono unicamente gli investimenti della Confederazione nei lavori pubblici, con una diminuzione dell'1,8 per cento.

E le vacanze? Carissime ma irrinuniabili

In questi giorni il valore dell'euro va oltre 1.66 franchi. Insomma, il franco svizzero si sta svalutando, con evidenti benefici per le esportazioni, ma con effetti contraddittori sul turismo. La Svizzera è sempre più conveniente per i turisti stranieri (e le conseguenze positive già si fanno sentire), ma le vacanze all'estero diventano sempre più care per gli svizzeri. E questi che fanno, ci rinunciano? Neanche per sogno. «Sebbene l'euro abbia ampiamente superato la soglia di 1,60 franchi, ciò non sembra cambiare gli orientamenti dei ticinesi rispetto alle vacanze», ci conferma Gaby Malacrida, portavoce di Hotelplan in Ticino. «Il consumatore ticinese è sicuramente attento e per questo motivo cerca di modulare la data di partenza per le vacanze in funzione delle stagionalità dei diversi "tour operator". Privilegia una scelta dove il rapporto qualità/prezzo è ragionevole, e si rivolge ancora prevalentemente alle agenzie di viaggio che con la loro professionalità lo sanno consigliare al meglio». Che cosa sia questa "stagionalità" dei diversi "tour operator" è presto detto. Grazie alla posizione geografica del Ticino, i consumatori possono liberamente scegliere se partire dagli aeroporti di Milano, oppure da Zurigo o da Basilea. In pratica le agenzie di viaggio ticinesi dispongono di un'offerta più vasta per i propri clienti in quanto rivendono vacanze prodotte da 'tour operator' svizzeri e italiani. Questo ha la sua importanza per il cliente, a seconda della data di partenza. Infatti, se per l'Italia tra i periodi di alta stagione vi è in modo particolare il mese di agosto, in Svizzera questo mese è considerato di media-bassa stagione. Ciò significa che, scegliendo con cura, si possono trovare, a seconda delle date di partenza, differenze di prezzo sulla stessa destinazione e su strutture alberghiere uguali o simili. Per quest'anno, secondo Hotelplan, c'è una forte richiesta per le destinazioni Grecia, Djerba, Maiorca e tutta la Spagna. Per le destinazioni più lontane, gli Stati Uniti ed il Canada, grazie anche al collegamento charter da Zurigo con Belair. In forte ripresa le Maldive, mentre la richiesta per i Caraibi rimane stabile. Il catalogo Autoplan (che offre soggiorni in alberghi e case di vacanza a chi viaggia in auto) segnala un aumento di prenotazioni per l'Italia, la Francia e la Spagna, mentre la Svizzera e l'Austria sono in calo rispetto alla scorsa stagione.
Altre destinazioni richieste sono il Mar Rosso, dove a Sharm el Sheikh. Oppure la destinazione più nuova di Marsa Alam. Il Madagascar continua a suscitare interesse; e poi c'è l'Oceano Indiano, dove hanno successo le Maldive già nella stagione invernale. Anche l'Oriente è in ripresa, mentre la richiesta per gli Stati Uniti rimane stabile. Infine, le vacanze in Brasile, grazie al collegamento charter diretto da Milano-Malpensa, segnano un incremento rispetto alla passata stagione. Per quanto riguarda il resto della Svizzera, la destinazione più di tendenza ora è la Turchia, meta che ai ticinesi pare meno gradita. Insomma, anche se il caro-euro può rendere le vacanze all'estero più costose, il dollaro debole (e soprattutto certe opportunità, come i voli charter per gli Usa) non fanno pagare troppo le mete più lontane. Giocando, poi, sulle differenze della stagionalità, anche nei Paesi della zona euro si possono spuntare prezzi interessanti.



Pubblicato

Venerdì 22 Giugno 2007

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