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Quelle favolose statistiche sul reddito disponibile

di

Silvano Toppi

Alle volte si incappa in inchieste o statistiche che suscitano perplessità o perché non se ne capiscono  gli scopi o perché offrono dati inverosimili o perché hanno il sapore di una presa in giro. Un’inchiesta ed una relativa statistica appena apparse riguardano il bilancio delle economie domestiche svizzere e creano tutte quelle perplessità.


Il dato diffuso ai quattro venti da tutti i media è che il reddito medio disponibile di una economia domestica svizzera è di 7.112 franchi mensili e tende a crescere (di 362 franchi tra un anno e l’altro). Si ottiene il reddito medio disponibile, quindi il reddito spendibile, dopo aver dedotto dal reddito lordo le “spese obbligatorie”, da cui non si scappa (contributi alle assicurazioni sociali, imposte, premi assicurazione malattia di base).

 

Se ne deduce che il reddito lordo medio mensile si aggira attorno ai 10.000 franchi. Domanda frequente: dove pescano queste cifre, chi ci crede? È vero, la statistica si basa sulle medie, ha un valore indicativo, non è una verità assoluta. Il reddito della famiglia di un banchiere tira verso l’alto lo scarso reddito della famiglia di un muratore: è l’eterna storia del pollo (uno ne mangia due, l’altro niente, tutt’e due ne mangiano uno per la statistica). Peggiorano la situazione i dettagli del bilancio medio dell’economia domestica. La quale riuscirebbe a risparmiare più di 1300 franchi al mese o spenderebbe 1500 franchi per alloggio ed energia.

 

Domanda generale: dove vivono costoro? E infatti anche ufficialmente bisogna ammettere che il 60 per cento delle economie domestiche si trovano comunque sotto quella media svizzera, che chi ha un reddito disponibile di 5.000 franchi non può risparmiare niente, che gli affitti sono forse più alti.


Una prima critica va dunque fatta a questo genere di operazioni (molte altre se ne potrebbero fare): servono a ben poco o forse servono solo a diffondere l’idea che, tutto sommato, nessuno può lamentarsi. Potrebbero però servire a qualcosa se ci fosse almeno una stratificazione dei redditi delle economie domestiche, supponiamo divisa in dieci parti (decili statistici). Ricaveremmo qualche verità sulle ineguaglianze di reddito che non sono solo un problema di giustizia sociale ma anche di razionalità economica. Ci sono infatti perlomeno due dati utili nell’inchiesta sui bilanci delle economie domestiche: il 75 per cento del reddito è reddito  da lavoro e il 63 per cento è reddito salariale; il 55 per cento va a finire in spese di consumo (che è poi  quello che alimenta il famoso pil, il prodotto interno lordo, nella stessa misura).Quindi, anche a fil di buon senso, se reprimi i salari manderai a carte quarantotto anche la domanda e dunque l’economia.

 

Forse ci dicono di più altre tre fonti informative. L’una (Amministrazione federale delle contribuzioni) ci dice che il 10 per cento dei contribuenti più modesti dispone di appena lo 0,5 per cento del reddito totale mentre il 10 per cento  più alto dei contribuenti dispone del 36 per cento del reddito totale. L’altra (ricerca Unione sindacale svizzera) ci dice che le 40.000 persone più pagate hanno visto un aumento del 20 per cento del loro salario negli ultimi dieci anni, mentre per i bassi e medi salari l’aumento è stato del 2 e del 4 per cento. Una terza, più particolare (Osservatorio svizzero della salute) ci dice che il 15 per cento delle economie domestiche rinunciano alle cure dentarie, alle consultazioni mediche particolari, alle medicine costose perché  non hanno… reddito disponibile.

Pubblicato

Giovedì 6 Novembre 2014

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