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Quelle cure che vengono da lontano

di

Veronica Galster
Il 17 maggio, l'elettorato elvetico dovrà decidere se inserire nella Costituzione una norma che obblighi le autorità federali e cantonali a prendere in considerazione la medicina complementare. In che modo verrà applicata questa norma non è però ancora stato definito, che ne sarà ad esempio della medicina tradizionale cinese?

Una delle pratiche di medicina complementare che sono ancora riconosciute dalla cassa malati di base è l'agopuntura. Terapia della medicina tradizionale cinese che sottostà ad una serie di restrizioni, come spiega il dottor Sergio Castelanelli, primario di agopuntura e medicina tradizionale cinese all'ospedale regionale di Lugano «L'assicurazione di base riconosce l'agopuntura, ma solo se praticata da medici con un diploma Fmh. L'assicurazione complementare invece mette dei limiti sul numero di sedute in un determinato lasso di tempo, che varia da cassa a cassa. Queste limitazioni sono discutibili, cosa che vale spesso anche per le terapie di medicina classica. Penso ad esempio ai pazienti cronici, per i quali accordare 9 sedute di agopuntura per 6 mesi non risolve il problema».
Nel 2006, l'Ente ospedaliero cantonale ticinese (Eoc), ha firmato una convenzione di collaborazione con l'università Heilongjiang Academy of Traditional Chinese Medicine, in Cina, ed ha inserito un ambulatorio di medicina tradizionale cinese nei tre ospedali di Mendrisio, Lugano e Locarno. Questa decisione è stata presa in modo da poter integrare le due medicine e permettere una miglior collaborazione, ritenendo che combinandole si ottengano terapie più complete ed efficaci. «All'interno dell'Ente non abbiamo avuto problemi a far passare questa idea dell'ambulatorio, molti di noi già s'interessavano da tempo alla medicina tradizionale cinese. Sono stati più che altro i medici esterni che hanno avuto qualche reticenza, ma piano piano anche qualcuno di loro comincia a mandarci i pazienti», continua Castelanelli.
In questi ambulatori, la medicina tradizionale cinese viene usata in modo complementare a quella classica, non ne è un'alternativa. I pazienti che fanno ricorso a questo tipo di terapie sono molti, e spesso arrivano dal centro di terapia del dolore o da oncologia «Quando la medicina classica non riesce a trovare le cause di un dolore fisico, ad esempio se il paziente lamenta un forte mal di schiena, ma né la Tac né la risonanza magnetica rivelano nulla, ecco che allora si consiglia di provare con l'agopuntura. Questa è usata prevalentemente per delle problematiche psicosomatiche e per i pazienti oncologici che hanno già una terapia farmacologica al limite e che con queste tecniche riescono a trovare sollievo», spiega il medico.
La medicina tradizionale cinese non è però costituita solo dall'agopuntura, negli ambulatori dell'Eoc, terapeuti e medici praticano anche la fitoterapia, la moxibustione, la coppettazione, il qi gong e la tuina. Terapie che i pazienti devono pagare di tasca loro se non hanno un'assicurazione complementare che le copre.
Per la fitoterapia, vengono usate sia erbe nostrane che erbe cinesi. Queste ultime sottostanno a severi controlli d'importazione, come ci spiega Giovan Maria Zanini, farmacista cantonale «Il problema principale nell'importazione e nel commercio di materie prime farmaceutiche della medicina cinese è legato alla loro identificazione e alla certificazione della loro qualità. Si tratta di erbe e di piante che i nostri farmacisti tradizionali non conoscono, è per questo che occorre un'autorizzazione specifica». Infatti, se la produzione di medicamenti considerati a basso rischio è parte intrinseca del lavoro di una farmacia, per i medicamenti considerati ad alto rischio, tra i quali tutti quelli "estranei alla tradizione occidentale", occorre avere un'autorizzazione speciale.
Acquistando delle materie prime dalla Cina, queste spesso arrivano con il nome scritto in cinese, il che pone un primo ostacolo. Inoltre, continua Zanini, «Con lo stesso nome vengono designate delle piante molto diverse tra loro, a dipendenza della regione di provenienza. Per questo motivo ogni fornitura, anche se accompagnata da un certificato d'analisi, va comunque verificata. Sono stati diversi i casi in Europa di danni al fegato o ai reni manifestatisi in seguito al consumo di tisane cinesi preparate confondendo due piante dal nome molto simile». C'è poi la questione della qualità delle materie prime: «Occorre prestare particolare attenzione ai residui di pesticidi, metalli pesanti, funghi e muffe presenti sulle piante. In Cina le norme di controllo e coltivazione sono diverse che in Europa e la Cina è fuori dal mercato farmaceutico internazionale. Per questo la contaminazione delle piante con dei metalli pesanti e l'impiego da parte dei produttori di principi attivi contenenti, ad esempio, ossido di stagno non sono rari. Bisogna inoltre verificare in che misura i certificati di analisi dei fornitori siano validi», conclude Zanini.
La domanda di questi medicamenti, considerati "ad alto rischio" dalle nostre autorità e non rimborsate dall'assicurazione malattia di base, è cresciuta parecchio negli ultimi dieci anni, tanto da indurre swissmedic a varare delle norme che li disciplinino.

Terapie a cui si ricorre sempre più spesso

I sostenitori del sì al controprogetto in votazione il 17 maggio, ritengono che la medicina complementare possa rappresentare una valida alternativa nel trattamento di malattie croniche, nelle cure palliative geriatriche e durante il periodo della gravidanza e dell'allattamento, dove la medicina classica presenta dei limiti. Per questo, l'accesso alle cure mediche alternative non dovrebbe essere limitato a chi può permettersi un'assicurazione complementare.
Gli oppositori temono invece un inutile aumento dei costi della salute dovuto all'obbligo per l'assicurazione base di pagare una vasta gamma di trattamenti che non hanno una prova scientifica della loro efficacia. Inoltre, ritengono che le questioni legate alla medicina non debbano essere iscritte nella Costituzione, ma regolate da leggi e ordinanze.
Attualmente la Svizzera ha un'offerta di circa 200 tipi di medicine complementari, praticate sia da medici diplomati che da terapeuti non medici. Ad eccezione dell'agopuntura e di alcuni medicinali, l'assicurazione malattia di base non rimborsa le prestazioni e i prodotti di questo tipo di medicina. Nonostante ciò, la popolazione ricorre sempre più spesso a queste terapie, sia per motivazioni ideologiche che per una perdita di fiducia nella medicina classica.

Pubblicato

Venerdì 1 Maggio 2009

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