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Quel “shootoir” della discordia

di

Fabia Bottani
Colpo di scena, lo scorso 15 maggio durante la riunione del Consiglio comunale di Losanna, quando la sinistra, pur avendo ottenuto l'approvazione della maggioranza, ha deciso di sottoporre comunque al voto popolare – il prossimo 8 luglio – la creazione di un centro per l'assunzione controllata di sostanze stupefacenti e di un bistrot sociale. A sorprendersi più di tutti è stata la destra, contraria al progetto. «L'idea di un centro di questo tipo fu lanciata una prima volta nel 2003 ma fu poi congelata per il mancato appoggio finanziario cantonale» afferma Geneviève Ziegler, delegata alle tossicomanie per la città Romanda. «Oggi la questione è tornata di attualità grazie a una mozione di due consiglieri comunali Ps, tra cui un medico (Solange Peters) – volta a realizzare il progetto anche senza gli aiuti cantonali – e alle sollecitazioni di associazioni e fondazioni attive in ambito sociosanitario che hanno tirato unanimi il campanello di allarme».
All'inizio erano sulla place Saint Laurent, nel pieno centro commerciale di Losanna poi, con le cattive più che con le buone, i tossicodipendenti sono stati spinti duecento metri più su, ma pur sempre su una grande piazza pubblica, quella della Riponne. «Sono dai 10 ai 50 i tossicodipendenti che possiamo vedere raggruppati, a seconda dei giorni, a seconda della meteo. La Riponne è un punto di incontro, quasi mai di smercio di sostanze e mai di consumo, ciò avviene altrove, in case private o nei bagni pubblici, comunque lontano dagli sguardi. È un punto dove trovarsi per bere lattine e lattine di birra o fissare appuntamenti – spiega Ziegler che aggiunge –. Di grossi problemi non ne hanno mai provocati: se litigano, lo fanno tra di loro al massimo lasciano senza guinzaglio un cane o alzano la voce perché ubriachi… Il solo vicino a lamentarsi è il proprietario del parcheggio pubblico perché l'accesso è proprio a due passi. Ma al di là dei problemi di vicinato, si vuole costruire un centro per ragioni sanitarie: a Losanna i tossicodipendenti sono 1'500 (2'500 in tutto il Cantone); tra di loro quello con problemi di epatite B (35 per cento) e C (60 per cento) o Hiv (14 per cento) sono un numero in costante crescita; lo scambio di siringhe e il disperderle per strada sono fenomeni ancora ben presenti». Ma i contrari al centro, cosa propongono in alternativa? «Per loro la sola soluzione è quella di potenziare il sostegno ai  centri in favore dell'astinenza. Questo tipo di centri è certamente indispensabile ma accanto devono continuare ad esistere altre soluzioni, dalla droga non si esce su comanda, in due giorni. Con la proposta in votazione siamo coscienti che non annienteremo il problema della tossicodipendenza ma perlomeno miglioreremo il contesto in cui i tossicodipendenti vivono; ci potremo occupare della loro salute, delle loro malattie». E la scelta del luogo, ancora molto in centro? «I tossicodipendenti vivono in centro: non possiamo spingerli lontano dalle loro abitudini; non è giusto e non ci avrebbero mai seguito». 

«Un "shootoir" pubblico? Aberrante! Si vuole combattere la malattia ma così facendo non si fa altro che spalancarle le porte. I tossicodipendenti bisogna curarli, non aiutarli a "bucarsi bene". Francamente questa "tossicomania all'elvetica" proprio non la capisco. E come se non bastasse, creando un centro di questo tipo non si farà altro che dar vita a un mercato dello spaccio nel quartiere e al moltiplicarsi di siringhe abbandonate. Lo si è visto a Ginevra, lo si è visto negli altri centri già esistenti» grida Francis Thévoz, medico, deputato radicale vodese che per droga un figlio l'ha perso. Ma non è il solo a pensarla così. A Losanna tutta la destra fa barriera sposando la campagna lanciata un anno fa dall'Udc nazionale quando oltre a Losanna anche in altre città svizzere – tra cui Thun, dove il governo ha respinto il progetto proprio nelle scorse settimane – si era iniziato a parlare di nuovi centri per l'assunzione di stupefacenti. Critiche che sostanzialmente rinnegano la politica federale in materia di droga messa a punto una quindicina di anni fa fondata su quattro pilastri – prevenzione, terapie, repressione e riduzione dei rischi. Ed è proprio in quest'ultima categoria che rientrano i centri per l'assunzione controllata di stupefacenti attraverso cui permettere ai tossicodipendenti di guadare la fase di consumo e di vivere con aspettative minime sul piano fisico, psichico e sociale per preservare le loro chances di "uscita". La prima città a intraprendere questa via fu Berna poi seguita da Zurigo, Soletta, Basilea, Olten, Bienne Sciaffusa, Ginevra e presto da Lucerna.
«Oggi a Losanna si critica l'idea di aiutare i tossicodipendenti a bucarsi in modo controllato, ma già dieci anni fa le stesse persone si opponevano anche alla creazione di Le Passage destinato all'accoglienza diurna dei tossicodipendenti dove di bucarsi non se ne parla proprio, anzi. Vi è a priori un rigetto verso tutto quel che riguarda i tossicodipendenti» afferma Nicolas Pythoud, direttore del centro Le Passage di Losanna chiamato a dirigere il futuro centro di iniezione controllata qualora si farà. «Dopo l'approvazione del progetto ci volle un anno e mezzo prima di trovare qualcuno pronto ad affittarci i locali mettendo clausole rigidissime pena l'espulsione immediata. Oggi i problemi con il quartiere sono rari. Ma ci è costata molta fatica e molto rigore con i nostri utilizzatori che oggi sono tra i 60 e i 70 al giorno».
Da voi non ci si buca; cosa cercano i tossicodipendenti, oltre al cibo e al materiale sterile per bucarsi? «Il problema principale è l'alloggio: il 40 per cento dei nostri ospiti non ha casa e chi ne ha una fatica a mantenerla a causa dei problemi che si vengono a creare con il vicinato. Dobbiamo dunque aiutarli a trovare un tetto ed evitare che, chi ne ha uno, non si trasformi in un luogo di iniezioni selvagge. La seconda richiesta che ci viene avanzata è di essere reinseriti nel tessuto sociale per ottenere le prestazioni sociali minime cui hanno diritto, per avere consigli sull'assicurazione invalidità o per avere un sostegno amministrativo di base: molti di loro non sanno leggere e scrivere… Non da ultimo, offriamo una consulenza sanitaria. Il nostro scopo è quello di reinserirli nella società, di farli  diventare indipendenti».
Ma tutti i frequentatori della Place de la Riponne vengono da voi? «Una parte viene da noi per la colazione poi torna alla Riponne per trovare "prodotti" e spesso ritorna per pranzo. Chi si è "rifornito" sta da noi anche tutto il pomeriggio per discutere o fare piccoli lavori. Siamo per lo più considerati come un luogo da frequentare solo quando si è messi male altrimenti cercano di fare da sè. Le persone più "ostili" sono soprattutto quelle che dopo 15-20 anni di eroina sono passati a dipendere maggiormente dall'alcool: frequentano sempre meno le strutture di aiuto per sfiducia nelle istituzioni perché se le frequentassero verrebbero spinti nel sistema. Per fortuna la popolazione ai margini, pur vivendo a volte tensioni e conflittualità dovute alla ricerca delle sostanze, riesce a costruire anche dei momenti di aiuto nei confronti dei "propri pari", sia per un letto dove dormire sia per un pasto. Se questa solidarietà non esistesse morirebbero soli in un angolo…».
Ma non c'è dunque il rischio di creare una struttura che non verrà frequentata? «È chiaro che non tutti i tossicodipendenti verranno al centro come è chiaro che non tutti i tossicodipendenti di Losanna sostano alla Riponne. Ma c'è comunque una buona fetta che è pronta a venire, cosciente del proprio bisogno, timorosa dei rischi di infezione dopo aver visto amici morire. Poi al centro si troveranno i servizi che offriamo oggi al Passage, pasti esclusi».
Dopo più di 25 anni di attività nel settore durante i quali ha assistito sofferenza, disperazione, malattia, morte e rigetti famigliari Nicolas Pythoud è certo che un centro per l'iniezione controllata è una necessità sociosanitaria per proteggere i consumatori dai rischi che assumono. « A Losanna abbiamo già cumulato troppo ritardo. Discutendo con i consumatori scettici – e non lo nego sono ancora molti – si riesce tuttavia a fargli prendere coscienza del loro livello di consumo e mettere in conto la necessità di agire, per ora, almeno, nel senso della riduzione dei rischi sanitari».
Oltre a sostenere che aiuterete i tossicodipendenti a continuare a drogarsi, gli oppositori sostengono che creerete un mercato della droga nel quartiere… «Un mercato dello spaccio esiste oggi e ci sarà sempre. Il centro lo non accrescerà, caso mai lo concentrerà in un luogo preciso dove la Polizia potrà intervenire più facilmente. Nel centro intanto lo spaccio è vietato tassativamente e all'esterno sarà attivato un servizio di sicurezza privato incaricato di denunciare lo spaccio. Ora il verdetto finale spetta al popolo».


Contrari:

Yan*, ex tossicodipendente
«Sono entrato nel circolo della droga quando avevo 15 anni e vi sono rimasto per 35. Perché sono contro questi centri? Semplice: quando ero in panne di droga sapevo che nelle vicinanze del "Quai 9", a Ginevra, c'era sempre la possibilità di rifornirsi. Bastava uno sguardo, un segnale per darsi appuntamento in un luogo isolato nel quartiere dove fare l'affare. E lo stesso accadeva a Berna o altrove. Attorno a questi centri si viene a creare un commercio della droga… Inoltre solo un'infima parte di chi si buca entra in questi locali: del resto nemmeno io ci sono mai andato perché sapevo che se avessi varcato la soglia sarei stato immediatamente inquadrato ed etichettato dalla polizia, dagli abitanti del quartiere».

Marion*, tossicodipendente
«Se verrà aperto un centro per bucarsi, il Passage scomparirà e con esso anche i pasti a basso prezzo. Come facciamo? Nel bistrot che vogliono fare non cucineranno più.  E allora buonanotte... Alla Soupe populaire? Non so se ci andrò, lì vanno un po' tutti. E poi non riesco proprio a capire perché al centro potremo bucarci e al bistrot sociale di fianco non tollerano che fumiamo spinelli. È illogico».

Favorevoli:

Arthur*, tossicodipendente
«A me è bastata una volta: non avevo una siringa pulita, ne ho presa una buttata per terra e oggi sono quello che sono. Per fortuna esiste Distribus: ogni sera questo bus arriva alla Riponne e lì possiamo ricevere il materiale per bucarsi, ci curano un po'. controllano anche cosa vogliamo iniettarci, se è roba buona o se sono porcherie. Ben venga il centro: io so di cosa parlo… Ho visto troppi amici morire così di Aids. Non voglio perderne altri».

Etienne*, tossicodipendente
«La tossicodipendenza non è come l'influenza che passa subito con qualche semplice cura: per guarire dalla droga ci vuole un sacco di tempo, anni. Io sono 20 anni che ci sono dentro, 20 anni in cui cerco di uscirne. Sono pronto ma non al cento per cento. Sono stato in astinenza per quasi due anni ma poi al primo problema sul lavoro ci sono ricascato… Ora seguo una cura al metadone. Un centro come quello previsto penso sia un'ottima soluzione: eviterà molte overdose ed eliminerà le persone che si bucano negli ingressi dei palazzi o nei parchi pubblici o vicino alle scuole. Non ci saranno più siringhe abbandonate agli angoli delle strade. È chiaro che non  si va in questi locali per smettere di bucarsi ma almeno la nostra salute sarà protetta e potremo se vorremo, parlare con persone pronte ad ascoltarci, a capirci. La droga esisterà sempre, con questi locali, almeno saremo più protetti e le overdose si ridurranno».


 

Pubblicato

Venerdì 22 Giugno 2007

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